• Claudio Biolchini

10 candidati per il MIP 2021

Quali sono i giocatori che hanno stupito di più, finora, per i loro miglioramenti?


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FOTO: NBA.com

E' solo inizio stagione, ma è già tempo per un primo bilancio delle più marcate sorprese di queste prime settimane di Regular Season.


Non è sempre facile definire i criteri con cui viene assegnato, tra i possibili pretendenti, il premio di Most Improved Player. Tendenzialmente riguarda giocatori almeno al terzo anno, escludendo - salvo rari casi - i sophomore.


I miglioramenti statistici di un atleta, comunque, possono essere dovuti anche a motivi diversi da un suo effettivo perfezionamento tecnico, come ad esempio un grande aumento del minutaggio a disposizione, un maggior coinvolgimento nei possessi della squadra o l'approdo in una franchigia diversa.


C'è poi una variabile non scritta, decisamente romantica, che vorrebbe favoriti al premio quei giocatori che sono praticamente "usciti dal nulla", magari undrafted, o comunque arrivati al grande palcoscenico dopo che quasi nessuno avrebbe puntato su di loro. Ne abbiamo visti tanti - da Siakam ad Antetokounmpo, da Butler a Brooks.


In questo articolo - i cui dati sono aggiornati alle prime cinque settimane di stagione regolare - ne abbiamo selezionati 10, campione abbastanza ampio che ci avvicinerà alla completezza del quadro.




Julius Randle

La parola più frequente a cui veniva associato l'ex Lakers è "disfunzionale". Difensore limitato, restio ad ampliare il suo raggio di tiro, era considerato un asset da scambiare per la maggioranza degli analisti. Il nuovo ciclo di Tom Thibodeau, che certo non ama i cattivi (e "svogliati") difensori, sembrava l'inizio della fine.


Invece Julius ha migliorato quasi tutte le sue statistiche, e quella che sorprende di più sono gli assist, quasi raddoppiati; sorprende anche il suo tiro da tre, ora su percentuali rispettabili dopo un miglioramento di ben 7 punti percentuali.



Il suo on/off è passato dal +3.2 del 2019/20 al +8.6 di queste prime partite. Il tutto con grande continuità, con sole due uscite stagionali sotto i 15 punti e nessuna in singola cifra. Il coach spreme un po' troppo i suoi titolari, come sempre, e i suoi numeri magari caleranno; ma Randle ora è un uomo squadra - chi lo avrebbe mai detto?





Shai Gilgeous-Alexander


Più punti, più assist e migliori percentuali, giocando meno minuti. L'ex pupillo di Jerry West ai Clippers ha imparato da Chris Paul, dirigendo molto bene le operazioni in campo. Dati incredibili, considerando che il talento della squadra è abbondantemente diminuito e le difese possono dunque concentrarsi su SGA. Sono incrementati persino i suoi numeri al ferro, dove tira col 65%.


Se OKC ha un record decisamente superiore alle aspettative per una franchigia in totale rebuilding, è soprattutto merito suo.





Collin Sexton


Nessuno ha mai avuto dubbi sul temperamento del ragazzo da Alabama. Limiti evidenti, ma una voglia matta di spaccare il mondo ed essere leader, con un atteggiamento positivo e contagioso. Ora ha stupito tutti con impensabili progressi al tiro, soprattutto dalla lunga distanza, ma è più produttivo anche al ferro e dal mid-range. E' diventato una minaccia offensiva a tutto tondo.


Al di la del caos sul reparto dei lunghi a Cleveland (Drummond andrà via?), i Cavs hanno trovato delle solide basi da cui ripartire.



Leggendaria la sua partita contro i Nets (nel debutto dei nuovi Big Three), con un overtime dominato. Inoltre Sexton è il primo Cavalier della storia ad aver segnato almeno 20 punti in tutte le prime 10 partite. Un rendimento profondamente migliorato, quindi, con un usage che si è leggermente alzato.





Jaylen Brown


Brown era già forte, è vero, ma quasi 7 punti in più, giocando addirittura meno, in una quadra che ha perso Gordon Hayward e, per molte partite in questo inizio, anche Kemba Walker. Serviva playmaking e JB si è adattato, innalzando il suo livello di gioco soprattutto da questo punto di vista, portando la sua assist/turnover ratio da 0.41 a 0.63. Come se non bastasse, sta tirando con oltre il 44% da tre punti.


Migliorato anche dal mid-range (con una frequenza molto aumentata rispetto alla scorsa stagione) e al ferro, dove ha un notevole 70% di conversione (+6% rispetto al 2019/20); ed encomiabile anche nell'altra metà campo, dove garantisce flessibilità a Brad Stevens e dove, nonostante le accresciute responsabilità offensive, ha aumento BLK% e STL%.


Era atteso al proscenio, ma Jaylen sta superando le aspettative.





Jerami Grant


Chi a visto alzare notevolmente (di oltre 9 punti) il proprio usage è invece Jerami Grant, che è volato in Michigan proprio per questo: essere protagonista. L'ex Nuggets sta rispondendo bene, superando abbondantemente il ventello a partita e mantenendo discrete percentuali, soprattutto se consideriamo la povertà del contesto tecnico in cui si trova. Interessanti i suoi dati di frequency: 37% al ferro, 32% dal mid-range, 31% da tre punti. Sostanzialmente accetta qualsiasi tipo di soluzione conceda la difesa, come ogni vero uomo-franchigia dovrebbe fare.


La probabile perdita di Derrick Rose lo farà restare praticamente solo nell'onere della creazione di gioco. I suoi numeri potrebbero risentirne. Fino ad ora, comunque, sta mantenendo un 6.7% di turnover percentage, suo miglior dato in carriera.


Insomma, è già irrinunciabile per Coach Casey. Solo il record parecchio negativo dei Pistons non lo metterà in prima fila per il premio.





Malcolm Brogdon


La cessione di Oladipo ha lasciato totalmente carta bianca a The President, che ha aumentato di parecchio efficacia e produzione, rimanendo vicino al 50-40-90 (club cui si era già iscritto nel 2018/2019, ai Bucks). Gli assist sono sostanzialmente uguali, anche se con 6 minuti in più sul parquet, però ha notevolmente abbassato le palle perse (-3% di TO%).


E' sempre stato un solido difensore, ma quest'anno ha più che raddoppiato le sue palle rubate a partita. Se i Pacers dovessero confermarsi in alta classifica ad Est, Brogdon potrebbe scalare le gerarchie per il MIP.





Christian Wood


Accreditato dai più come favorito vincitore, il giocatore da UNLV ha fatto davvero tutta la gavetta necessaria, e a Houston si è finalmente guadagnato il ruolo di starter. Nei Pistons usciva dalla panchina, ma in Texas ha aumentato di oltre il 50% il suo minutaggio e i numeri sentenziano la sua stagione da "breakout": oltre 20 punti e 10 rimbalzi di media.


James Harden è andato via: i prossimi mesi non saranno la stessa cosa per lui, ma avrà la possibilità di sperimentare nuovi sviluppi nel suo gioco, come ad esempio il tiro da tre, dove ha già raddoppiato i tentativi senza perdere troppo in termini percentuali.


In difesa, come 5, è un po' leggero: con lui in campo i Rockets subiscono 9 punti in più. Ma soprattutto se dovesse arrivare una qualificazione ai Playoffs, il MIP sarebbe quasi sicuramente suo.





Michael Porter Jr


Una delle ali più efficienti dell'intera Lega. Dopo esser tornato dall'infortunio alla schiena e dopo un anno in cui ha collezionato solo 8 partenze in quintetto, questa sarà la sua stagione. Favorito e responsabilizzato anche dalla partenza (inaspettata) di Jerami Grant, ora ha il minutaggio e i possessi per far deflagrare il suo talento offensivo. Realizzatore sia on ball che off ball, grazie a un'ottima tecnica soprattutto se rapportata alle sue dimensioni, potrebbe sfruttare l'annata da MVP di Nikola Jokic.


Le sue irreali percentuali da tre punti stanno decisamente traghettando il suo attacco. Se dovesse dimostrare anche qualche miglioramento difensivo (dove la sua presenza, lo scorso anno, peggiorava Denver di oltre 5 punti ogni 100 possessi), sarebbe davvero il terzo violino che cercano nel Colorado, dato che sta riuscendo anche a limitare la sua propensione alle palle perse.





Chris Boucher


Per il gruppo "out of nowhere" abbiamo sicuramente l'ala-pivot dei Toronto Raptors, che sta dimostrando tutta la sua bidimensionalità e la capacità di essere two-way player, con alcuni dati da record come la BLK%. Tra i giocatori con meno di 25 minuti di media, è terzo come punti e doppie-doppie, e ovviamente primo per stoppate.


Rimarchevole il suo +12.7% nel tiro da tre, che gli permette di essere sostenibile per la squadra nonostante la sue leggerezza fisica in difesa, che gli rende difficile l'accoppiamento con molti 5 avversari.


Ha già 28 anni, ma ha poco più di 100 partite all'attivo. Ora si è guadagnato un ruolo tra i canadesi e con il proseguo della stagione potrebbe continuare la sua crescita esponenziale, magari diventando uno starter.





Mikal Bridges


La "rivoluzione perimetrale" dei Suns, che sono passati dal 33.3 al 41.8% di frequency nel tiro da tre punti, ha coinvolto pienamente Mikal Bridges, aumentandone la sua produttività. E Mikal non solo ha più che raddoppiato i suoi tentativi da oltre l'arco, ma ha migliorato di quasi 7 punti la percentuale di realizzazione.



Avendo meno compiti di creation in attacco, ha potuto inoltre quasi azzerare le sue palle perse, con un 4.8% di turnover, dato che lo colloca al 96esimo percentile tra le ali.


E' già un ottimo difensore, stoppatore e un buon rimbalzista offensivo per il suo ruolo. Dovesse aggiungere qualche altra sfumatura al suo gioco, magari una maggiore incisività vicino a canestro, potrebbe essere un credibile outsider.