• Luca Losa

Luguentz Dort, il miglior 3&D dell'NBA?




Che la NBA di oggi sia sempre più “analitica” non è certo una notizia. La tendenza, parafrasando Stanis La Rochelle, “molto americana” di quantificare sempre più aspetti del gioco non riguarda infatti solo la pallacanestro ma è comune a tutti, o quasi, gli sport più in voga in Nord America. Negli ultimi anni assistiamo alla comparsa di nuove e via via più complicate statistiche. Alcune, in senso atomistico, dividono e analizzano il gioco nei suoi aspetti più minimi; altre, che poi sono l’unione delle singole metriche in formule più complesse, cercano di rispecchiare olisticamente quello che succede sul rettangolo di gioco, come, ad esempio, il Player Impact Estimate.


Una conseguenza - anche marginale, se confrontata con l’effetto che l’utilizzo sempre maggiore di queste metriche ha sul gioco e sull’analisi di quest’ultimo - di tale orientamento è che giocate, e di riflesso giocatori, dimenticati dai tabellini tradizionali godono ultimamente di una certa rivincita statistica. Alcuni intangibles come la grinta, il giusto posizionamento e le letture di gioco rimarranno, come dice il loro nome, inafferrabili e non quantificabili. D’altro canto, però, molti giocatori vedono ora sempre più i loro sforzi tradotti, per quel che vale, in numeri.


Ed è così che, ricercando sul protagonista - sì, sono finalmente arrivato al punto - di questo pezzo, ho trovato metriche la cui esistenza premia (finalmente) un giocatore come Luguentz Dort


Esemplare moderno dell’hustle player, ne diverrà l’archetipo a cui fare riferimento in futuro. L’ala degli Oklahoma City Thunder fa talmente tante cose sul rettangolo di gioco, soprattutto nella metà campo difensiva, che nemmeno i boxscore più avanzati sembrano poter rendere giustizia al suo effort.



La tabella qui sopra di Cleaning the Glass mostra l’apporto di ogni singolo giocatore di OKC nella categoria “Defense and Rebounding”. I numeri in blu e arancione mostrano in quale percentile della Lega in base al ruolo si posizionano i giocatori in ogni dato. I numeri delle prime due colonne (Block percentage e Steal percentage), quelle che più ci interessano, indicano: la prima, quale percentuali di tiri avversari il giocatore ha stoppato; la seconda, in quale percentuale dei possessi difensivi di squadra il giocatore ha ottenuto una palla rubata. Dort, come si può evincere da questi numeri, non eccelle né se paragonato al resto delle ali della Lega, né in confronto ai suoi compagni. Anche le statistiche on/off, utili a comprendere il rendimento della squadra con e senza il giocatore in campo, non sono generose.


Tuttavia, guardandolo sul campo, che poi è l’unica cosa che realmente conta, si capisce che un’analisi acritica di questi dati dipinge un quadro diverso dalla realtà. Lo stesso quadro però assume connotati più realistici, se, come accennato prima, si tengono conto di metriche e dati meno “tradizionali”.



In questa tabella realizzata da Bball Index, si può notare come Lu Dort - in alto a destra - non abbia eguali in termini di tempo passato a marcare il primo e il secondo violino della squadra avversaria. Insomma, per dirla terra terra, nessuno si fa il mazzo come il prodotto di Arizona University.


A conferma di ciò, poi, un secondo dato, forse ancora più impressionante, che fa riferimento alla passata stagione. Tra le statistiche individuali di tracking monitorate da NBA.com risultano anche la velocità media e la distanza percorsa dai giocatori. Ebbene, Luguentz nelle 36 partite disputate nel 2019/20 ha fatto registrare una velocità media in difesa ben superiore a quella in attacco - 4.20 contro 4.08 miglia orarie. Il solo Terrance Ferguson, suo compagno, ha fatto come lui registrare una velocità media in difesa (4.21) maggiore di quella in attacco (4.17). In tutta la Lega. Quest’anno, probabilmente anche per un coinvolgimento offensivo maggiore e, in generale, un pace di squadra più elevato, la velocità media per Dort è maggiore quando si attacca.


Quello che il canadese fa nella metà campo difensiva può essere colto solo visivamente. Ad agosto, dopo una partita nella bolla contro i Lakers in cui rese complicata la vita di LeBron James, il suo allora compagno di squadra Steven Adams disse di lui:

“È un animale. Fa tutte le piccole cose, facendo ritardare l’attacco avversario e mettendogli quindi più fretta. Fa tutte queste piccole cose che contano così tanto. Ci aiuterà incredibilmente nei Playoffs”.

E, in effetti, nei seguenti Playoffs Lu è assorto agli onori della cronaca nella serie contro i Rockets per la sua marcatura contro James Harden.


Nella decisiva Gara 7 lo ha tenuto a 17 punti con 4/15 dal campo. In Gara 4 i Rockets hanno portato 56 blocchi per Harden - un dato che facevano registrare solo quando giocavano con un centro di ruolo, prima della trade-Capela quindi - cercando di liberarlo senza successo dalle asfissianti attenzioni di Lu. Nella difesa su uno degli scorer migliori di sempre, Dort ha mostrato tutto ciò che lo rende speciale.



In questi 15 secondi di difesa a colpire sono la velocità di piedi e la forza della parte inferiore del corpo. Sul primo attacco di Harden non si fa superare lateralmente, tiene botta sul contatto, non perde l’equilibrio e si rimette subito in posizione; sulla successiva iso del Barba, non si scompone e non lascia lo spiraglio per il classico step back dell’ex Houston, che decide poi di scaricare con una manciata di secondi alla sirena dei 24.



In questa azione, invece, Dort dimostra di conoscere ottimamente l’avversario. Harden dal palleggio riesce a costruirsi un varco al centro dell’area per puntare a canestro. Osservate attentamente il movimento successivo del giocatore di OKC: al posto di frapporsi alla penetrazione, tenendo botta con la parte superiore del corpo come di solito fa, toglie il potenziale contatto a Harden, che lui stesso cercava, lo lascia passare e, infine, stoppa facilmente una penetrazione che ha perso di equilibrio e quindi di esplosività.


In tutta la serie il sophomore da Arizona State ha braccato strenuamente il Barba. Come si suol dire, gli è entrato sotto la pelle.



Ma Harden non è l’unico malcapitato che ha potuto provare sulla propria pelle il trattamento speciale del canadese. Il Tubo e i social sono pieni di video di diverse star della Lega che ne subiscono le angherie.


Damian Lillard, dopo Harden, è probabilmente il protagonista principale di questi video.



Guardate lo sforzo e le energie profuse in questo possesso a fine partita. In questa difesa c’è tutto Luguentz Dort. L’incubo degli attaccanti avversari. Probabilmente già ora il miglior difensore perimetrale della NBA.


Nel corso di questa stagione ha mostrato vistosi progressi anche nella metà campo offensiva, soprattutto nel tiro dalla lunga distanza, passando dal 29% dell’annata passata al 34% attuale.


Il nuovo contesto dei Thunder, in completo rebuild dopo l’ultima post-season e gli addii di Paul, Gallinari, Schröder e Adams su tutti, gli concede libertà e opportunità offensive che in altre squadre non potrebbe permettersi, come testimoniato dal 20.2% di usage. Qualche sera fa, con la concomitante assenza della stella della squadra Shai Gilgeous-Alexander, ha vestito lui i panni dello scorer, segnando 42 punti (career high) contro i Jazz.



Il potenziale offensivo del ragazzo, comunque, è ancora abbastanza grezzo. Certo, non aspettiamoci che diventi uno scorer di grandissimo livello, ma, se sarà in grado anche solo di specializzarsi sempre più come spot-up shooter, diverrà ben presto il 3&D più ambito della Lega.


Visto quello che ha fatto vedere in un anno e mezzo, partendo da undrafted, non si fa fatica a crederlo.