• Jacopo Di Francesco

3&D: perché sono le nuove fondamenta della lega

L'evoluzione del gioco oltre l'arco raccontata tramite alcuni (emblematici) casi singoli nell'NBA di oggi.


FOTO: Open Court Basketball

Tre stilemi dell'NBA dei 90's: alpha dog da isolamento, lunghi impossibili da spostare e un paio di tiratori scelti. La - ormai iperanalizzata, anche in modi discutibili ed ideologici - fantomatica rivoluzione del tiro da tre punti, parte nell'immaginario comune dai Warriors di Curry e Kerr. Eppure, il fautore - in buona parte - delle sue sfortune è stato LeBron James.

Non dovrà essere il sottoscritto a elencare le differenze tra Cleveland e Miami e soprattutto tra Cavs ed Heat, ma una fondamentale va cercata più a fondo nelle advanced: nei due titoli vinti a South Beach, gli Heat hanno avuto una 3P Attempt Ratio rispettivamente del 25,5% e 25,9%, contro il 26,1% di OKC e il 26,9 degli Spurs. Se contro l'armata di Popovich sono similari anche True Shooting e la semplice percentuale da tre, i Thunder sono caduti proprio qui, arrendendosi al 43,9% con un insostenibile 30,5%.


In questo senso è innegabile il ruolo dei role player, cecchini scelti da far tremare l’indice anche a Bradley Cooper - come Mario Chalmers, ma soprattutto Mike Miller e Shane Battier. Nella squadra che fu di Scott Brooks invece, gran parte di questi tiri arrivavano comprensibilmente da dei giovanissimi Westbrook e Durant, per un 62,8% di Usage combinato. I tre prima menzionati (Chalmers, Miller, Battier) hanno avuto percentuali ottime nel biennio vincente, e tutto con uno Usage inferiore rispetto a quello che avrebbero avuto gli omologhi nel secondo capitolo in Ohio, dal momento in cui a portare palla a South Beach era primariamente Wade, per quanto allargare il campo per LeBron - e soprattutto viceversa - era una scelta tanto ovvia quanto inafferrabile. Chi vince segna lo standard, l'NBA non fa eccezione. E al salire dei possessi, dovendo tenere il passo con chi del tiro da tre ha fatto un marchio di fabbrica, firmare 3&D è sembrato per forza di cose un buon affare. Ma spostiamoci sulla seconda parte della formula: defense.


Senza la solita – e giusta retorica, soprattutto nella pallacanestro – va sottolineato che visto il bisogno di aprire il campo, si è spesso optato per il dinamismo sacrificando la tecnica, e qui ci arriveremo. Ma nella maggior parte dei casi anche per una diminuzione dei centimetri. Cambiare su tutti - o quasi - i blocchi non è più un lusso o una rivoluzione: inizia a somigliare a un obbligo, soprattutto dovendo fronteggiare, ad esempio, i Rockets, squadra di D’Antoni destinata alla vittoria schiacciante o alla damnatio memoriae.


Non è per nulla una mossa scontata sacrificare il proprio unico lungo, con delle raw stats importanti, per appunto un 3&D anche ben pagato come Robert Covington. Eppure, sulle basi in grafica (sotto), la mossa estremista potrebbe fruttare ottimi dividendi, anche rimanendo con il solo Nenè sotto le plance. Houston infatti tirava nettamente meglio con Capela seduto, e pagava un dazio davvero minimo difensivamente.



Certo, diventa un atto di fede questa scelta quando nella Western Conference ci sono Davis, Harrell, Jokic e Gobert, gente che non ha nenache troppi problemi a difendere oltre la lunetta. Ma ogni tanto è anche giusto andare all-in.


Con l'esperienza il margine d'errore scende, ma l'eccesso è sempre dietro l'angolo: si parla sempre troppo poco del contratto "rubato" dal buon Otto Porter Jr ai Wizards, che in lui avevano visto il terzo pezzo perfetto per Wall e Beal. L'anno prossimo ne prenderà altri 28, in dumping, dai Bulls, ma negli anni il suo prototipo è diventato quasi mainstream: non c'è più bisogno di un semi-max. a conferma la pesca alla 4 degli Hakws nell’ultimo Draft con DeAndre Hunter: a Virginia destinato a essere ricordato per sempre come il principale fautore dell'ultimo titolo NCAA, il classe '97 è un difensore puro sulla palla e forse anche meglio lontano da quest'ultima, e ha chiuso il suo ultimo anno al college intorno al 40% dall'arco. Letteralmente non fa altro, ma ad oggi è un tesoro, soprattutto se hai già Trae Young in squadra.


Una delle squadre più temute di sempre, un rinnovo d'oro, una pesca alla 4 e una mossa di Morey da all-in alla deadline quando ormai i Rockets erano già comodamente top 5 ad Ovest.


Ormai i 3&D valgono questo ed altro.


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