• Luca Losa

3 giovani che devono fare il passo successivo


FOTO: Kens 5

Questo articolo, scritto da Huw Hopkins per The Basketball Writers e tradotto in italiano da Luca Losa per Around the Game, è stato pubblicato in data 3 maggio 2020.



Arriva un momento nella carriera di ogni giocatore NBA che definirà quanto a lungo giocherà, quanto successo avrà individualmente e quale futuro avrà nella squadra di appartenenza.


Prendete come regola aurea a tal proposito l'esempio di LeBron James durante le Finals NBA 2012, vinte dagli allora suoi Miami Heat. Quella serie di finale, in cui il Re abbracciò in toto e si fece carico del ruolo di leader, rappresenta il definitivo passo verso la grandezza e l'ascesa all'Olimpo dei più grandi di sempre. Ma non si tratta solo di Hall of Famer.


Prendete come secondo esempio la carriera di Sean Elliot, che passò dall'essere un ottimo role player in due squadre mediocri - San Antonio e Detroit di inizio anni '90 - al diventare, una volta tornato, un'indiscussa leggenda degli Spurs, affermandosi come un due volte All-Star e mettendo a segno il tiro più importante della storia della franchigia texana.



Ci sono poi indubbiamente casi che rappresentano l'altra faccia della medaglia. Charles Barkley è considerato un grandissimo, ma non un vincente dopo aver fallito ripetutamente coi suoi Phoenix Suns di raggiungere il Larry O'Brien. Contro Jordan e i suoi Bulls nel 1993, e pure successivamente, quando il suo più grande ostacolo verso l'eterna grandezza si prese una pausa per giocare a baseball.


Jeremy Lin si è dimostrato un fuoco di paglia e si è "accontentato" di una carriera ordinaria, dopo un'entrata in scena al dir poco epica in maglia Knicks.


La storia della Lega è costellata di giocatori che hanno o non hanno fatto il passo successivo, che sono o non sono definitivamente saliti in cattedra. A prescindere dal livello.


I motivi possono essere molteplici: un cambio in panchina, l'approdo in un'altra squadra o la crescita che ci si aspetta naturalmente con una maggiore esperienza. Qui di seguito ci sono tre giocatori che vale la pena seguire nei prossimi mesi, dal momento che sono alle soglie del definire molto delle loro rispettive carriere.



Dejounte Murray


Nella sua appena seconda stagione, la guardia degli Spurs è diventato il più giovane giocatore di sempre - e il terzo sophomore in assoluto - ad essere nominato nell'All-Defensive Team di quell'annata. Tuttavia, dopo la rottura del legamento crociato anteriore prima della sua terza stagione, le aspettative per il 2019/20 riguardavano un ritorno a pieno regime più che una definitiva e completa fioritura. Ora però, con più o meno un anno intero alle spalle, è tempo che Murray faccia ilsuo passo in tal direzione.



Ci sono pochi se non inesistenti dubbi sulle sue capacità nella metà campo difensiva. Dove deve decisamente migliorare, tuttavia, è in vicinanza dell'altro canestro. Con un massimo in carriera per minuti giocati a partita in questa stagione, Murray ha viaggiato per la prima volta in carriera a più di 10 punti a partita, conditi da 5.8 rimbalzi e 4.1 assist.


È un grande rimbalzista e ha la velocità per spingere la palla e alzare il pace. Gli Spurs, però, non sono una squadra costruita per correre. Non quest'anno e nemmeno nel recente passato.


La predilezione del mid-range nel gioco degli Speroni, dovuta alle caratteristiche delle due stelle DeRozan e Aldridge, ben si confà alle peculiarità tecniche di Dejounte. Tuttavia, proprio la presenza degli appena citati DeRozan e Aldridge toglie spazio dentro l'area e opportunità a Murray proprio dai suoi spot preferiti. L'ex Washington University ha tutt'ora da diversificare il suo gioco per poter sopperire alla rinuncia a queste comfort zone.


Nonostante ciò, con la velocità di cui è dotato e visti i (lenti) miglioramenti nel tiro dalla distanza - 37% nella passata stagione, ma con limitati tentativi - potrebbe in relativamente poco tempo diventare un giocatore più analytics-friendly.


Per fare il decisivo salto di qualità Murray dovrà lavorare con coach Popovich in modo da aggiustare il sistema di gioco su misura delle sue proprie caratteristiche. Non da ultimo, deve diventare il leader che il coaching staff gli chiede di essere.


Aldridge e DeRozan sono nella fase calante della carriera e come non mai la franchigia ha bisogno di nuove stelle (comete) che gli indichino la direzione da seguire. Una volta completamente sano e ristabilito dall'infortunio, cioè teoricamente già ora, sta a lui mostrare che il suo ginocchio e il suo gioco siano abbastanza forti da poter reggere nuove e maggiori responsabilità.


Kendrick Nunn


Il premio di Rookie dell'Anno di questa stagione sembrava scontato in partenza. Tuttavia, l'infortunio di Zion Williamson durante la Summer League ha riaperto i giochi e Ja Morant è senza dubbio il favorito in tale corsa, dopo una stagione se vogliamo anche al di sopra delle aspettative, già alte di loro per qualsiasi giocatore che viene draftato con la seconda scelta assoluta. Pochi, però, si aspettavano che a inizio stagione a guidare la corsa per Rookie of the Year ci fosse un 24enne non scelto al Draft.


Questo è esattamente quello che è successo con Kendrick Nunn, prima che Morant lo superasse nei gradimenti e nelle proiezioni col passare del tempo.



L'ex Oakland University ha guidato i Miami Heat per punti segnati nelle prime cinque partite disputate, nelle quali arrivarono quattro vittorie. Prima dello stop dettato dall'emergenza Covid-19, la media punti recitava 15.6. Il che lo pone secondo, proprio dietro a Morant, tra i debuttanti, escludendo Williamson, il quale ha messo insieme solo 19 partite.


In una squadra molto bilanciata, Nunn si ritaglia parecchio spazio essendo una guardia grintosa, determinata, con punti nelle mani e con buone doti difensive. C'è ancora spazio però per crescere e diventare già ora un leader all'interno della squadra: l'unica vera point guard a roster oltre a lui è il veterano Goran Dragic.


Come qualsiasi altra cosa che questa squadra fa, anche gli assist sono frutto di un lavoro quasi comunitario - gli Heat possono contare su un altro ball-handler come Butler e un ottimo lungo passatore come Adebayo - più che dell'apporto di qualche singolo. È però vero che in questo aspetto del gioco Kendrick debba migliorare. I soli 3.4 assist di media a partita ne sono la dimostrazione. Se riuscirà a migliorare in questo aspetto, nel mettere in moto l'attacco della squadra, allora il suo ruolo all'interno dei meccanismi di coach Spoelstra diventerà ancora più importante.


Lo scorso 3 gennaio, contro i Toronto Raptors, Dragic giocò appena 21 minuti e la maggior parte della costruzione del gioco però sulle spalle di Nunn. Quest'ultimo mise a segno soli 7 punti quella sera, ma smistò 9 assist e a fine partita con +18 di plus/minus segnava il valore più alto in tale statistica. Miami vinse quella partita sul campo di Toronto, a dimostrazione di quanto il contributo di Nunn sia importante anche sotto questo punto di vista.


In questa stagione il rookie è stato sfruttato maggiormente come arma offensiva di supporto ai principali terminali, ma ci sono stati momenti che suggeriscono possa in futuro rappresentare la prima scelta offensiva di un attacco così "egualitario".



John Collins


Gli Atlanta Hawks possiedono potenzialmente la combo piccolo-lungo più elettrizzante della Lega. Il duo Young-Collins sembra il diretto erede dei Clippers di qualche anno fa, aka "Lob City".


Il leader indiscusso della franchigia, il suddetto Trae Young, però, sembra avere poca pazienza per una crescita lenta e progressiva della squadra, e le sue richieste di "maggiore aiuto" potrebbero limitare il ruolo di Collins nella metà campo offensiva di qui in avanti.


Il riferimento riguarda l'arrivo di Clint Capela. I due tecnicamente giocano in ruoli diversi, ma sostanzialmente, per come interpretano i rispettivi ruoli, potrebbero pestarsi i piedi nella metà campo offensiva. Entrambi sono particolarmente efficaci portando dei blocchi e tagliando a canestro (volando spesso a prendere il lob sopra il ferro). Il loro gioco richiede qualcuno che inventi per loro: il 78% dei tiri di Collins sono assistiti, mentre per il centro svizzero il dato sale all'80%.



Non vanno poi dimenticate questioni puramente contrattuali.


A Collins spetterà presto un contratto importante. Con medie e di 21 punti e 10 rimbalzi a partita, John si aspetta e chiede un max contract. Il problema è che il contratto di Capela salirà fino a $ 20 milioni nel 2022/23, e a Dedmon sono dovuti ancora nelle prossime due stagione $ 26 milioni. Le due giovani ali De'Andre Hunter e Cam Reddish, poi, devono essere considerate in questi discorsi salariali, poiché pure a loro spetteranno verosimilmente somme relativamente importanti se vorranno essere rifirmati. Il tutto, ovviamente, oltre a Trae Young.


Insomma, di spazio di manovra non ce n'è troppo e la dirigenza degli Hawks dovrà fare le sue considerazioni.


Se Collins vuole essere ricevere un max contract dovrà fare in modo di espandere il suo gioco. Nell'ultima stagione ha provato 3.4 triple a partita. Le percentuali, sopra il 40%, sono molto buone, ma il numero di tiri tentati è ancora troppo basso per essere considerato una minaccia di primo livello dall'arco. La squadra ha anche bisogno di un giocatore che sappia crearsi tiri da sé, quando Young riposa in panchina - e Collins per ora ha mostrato pochi progressi in tal senso.


Se riuscirà a rendersi indispensabile migliorando in una delle due suddette situazioni di gioco, si prenderà il meritato max contract dagli Hawks e farà le fortune della squadra.




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