• Alberto Pucci

I 5 momenti più iconici di Shaq ai Lakers

Inseguimenti in motocicletta, concerti improvvisati, sfide contro bambini di cinque anni: tutto Shaquille O' Neal in 5 diapositive.


FOTO: NBA.com

Questo articolo, scritto da Mike Wise per The Undefeated e tradotto da Alberto Pucci per Around the Game, è stato pubblicato in data 24 marzo 2017.



Da ormai diversi anni una statua campeggia fuori dallo Staples Center: si tratta di uno Shaquille O’Neal in bronzo di oltre due metri e settanta e 544 chili. Una celebrazione dell’uomo che, proprio nei primi anni di vita del palazzo, ha guidato i Los Angeles Lakers a a tre titoli consecutivi.


Alla presentazione, nel 2017, Shaq non aveva risparmiato le battute ai giornalisti presenti:

“Mi hanno scolpito una statua per decorare un posto che ho costruito io. D’altronde, Staples comincia con la S”.

Al di là dei meriti architettonici di The Big Diesel, è innegabile che il numero 34 abbia regalato alcuni dei momenti più iconici della lunghissima storia della franchigia giallo-viola.



L’Alley-oop dal Paradiso


Tra i momenti di gloria dello Shaq losangelino, quello di Gara 7 delle Western Conference Finals del 2000 è certamente il più celebre. La partita decisiva è giocata proprio allo Staples Center, il 4 giugno di quell’anno, e gli avversari sono i Portland Trail - o "Jail", soprannome che apre un'infinita serie di storie - Blazers.


Kobe e Shaq erano ancora due giovani senza titoli, bruciati dalle scottanti umiliazioni degli anni precedenti ad opera dei San Antonio Spurs e degli Utah Jazz. Nessuno era certo che fossero un duo in grado di vincere un titolo.


La serie contro i Blazers, poi, aveva aumentato ancora di più i dubbi della stampa, con Portland che aveva portato a Gara 7 una serie che i giallo-viola conducevano con un comodo 3-1. E a poco meno di un minuto dalla fine del terzo quarto, Pippen e compagni erano in vantaggio di 18 punti, ridotti a 15 all’inizio della frazione di gioco finale. Da lì, un fulmine si abbatte sull’ormai silente Staples, con i Lakers che riducono lo svantaggio grazie a Kobe, Shaq e un indiavolato Brian Shaw.


Quasi alla fine di questa rincorsa, Kobe alza un lob decisamente troppo alto per O’Neal, che però in qualche modo riesce a controllare e schiacciare con forza il pallone. Una giocata iconica, che getta le fondamenta per la grande Dinastia dei Lakers di Phil Jackson.




La parata del 2001


Nel 2001 i dubbi sui Lakers erano decisamente meno. Al centro degli acclamatissimi bi-campioni NBA c’era, ovviamente, l’uomo che tutti chiamavano “Big”. Ma alla parata post-vittoria contro i Sixers, il #34 abbandona i panni di dominatore del pitturato e indossa quelli di showman consumato.


Prima imita il grande discorso iniziale de I guerrieri della Notte - film cult del 1979 - chiedendo alla folla di alzare due dita al cielo mentre lui ripete ossessivamente “Can you dig it?”; poi, non pago, si lancia in un pezzo rap di sua creazione, che verrà superato unicamente dal balletto del centro Mark Madsen.


Era ormai chiaro a tutti che la città degli Angeli fosse ai suoi piedi.




Easy Rider


Nell’estate del 2000, Shaq decide di tornare a casa passando per la città, evitando la trafficatissima tangenziale I-405. Tuttavia, è difficile passare inosservati se si è un gigante di 2.16 metri che guida una motocicletta rossa disegnata su misura e ispirata al film con Jane Fonda e Dennis Hopper.


Shaq e il suo casco, anch’esso rosso fuoco, sfrecciano quindi per Sepulveda Avenue inseguiti da un reporter del New York Times. Accortosi della compagnia, il centro da LSU indica al giornalista un cartellone dell’American Express sul lato della strada. Protagonista della campagna, ovviamente: Shaquille O’Neal.


L’inseguimento prosegue così finché, ad un semaforo, una bambina di 8 anni dice alla mamma:

“Ma quello è Shaq!”

Al che la donna, ragionevole:

“Tesoro, ti stai sbagliando, perché Shaq dovrebbe stare nel bel mezzo della città su una motocicletta rossa?”

Risposta del rider:

“Perché oggi gli va così”.

Semaforo verde, nugolo di polvere e corsa verso casa. Sipario.



Tanti auguri a te


Nel 2002, un reporter si vide recapitare quello che sembrava un invito super-esclusivo alla festa dei 5 anni di Myles O’Neal, figlio dell’allora moglie di Shaq (ma non di The Diesel, che comunque lo ha cresciuto e sempre considerato come tale).


Arrivato a casa O’Neal, il giornalista si trova davanti, nell'ordine: un parcheggiatore, altre 58 vetture, un camion per gli hamburger, 5 scivoli gonfiabili, decine di bambini, tutti i genitori e almeno l’80% del roster dei Los Angeles Lakers.


Desideroso di scambiare due parole con il padrone di casa, il reporter chiede a Rick Fox dove fosse Shaq. Gli indica un canestro a poca distanza.


L’altezza del ferro era stata chiaramente diminuita per permettere a Myles e ai suoi amici di segnare più facilmente; l’unica difficoltà era rappresentata del fatto che il miglior centro della NBA si stava divertendo da oltre un’ora a stoppare tutti i tiri dei bambini, spedendo il pallone ripetutamente in piscina. Fonti sul campo raccontano che per tutta la festa nessuno sia riuscito a segnare.




Il ritiro della maglia


Nell’aprile del 2013 la sua maglia è finita accanto a quella di altri grandi centri della storia dei Lakers: Mikan, Kareem, Wilt e adesso anche Shaq.


Non si potrà mai dire con certezza se sia stato il più dominante di sempre in campo, ma di certo fuori dal campo non si è fatto mancare nulla, come dimostra questa classifica. Che potrebbe essere anche molto, ma molto più lunga.