• Genny Markabaoui

5 punti sul futuro dei Detroit Pistons


FOTO: NBA.com

Parlare di una delle squadre col record peggiore della lega non è mai facile. A meno che non si parli di team che scelgono di occupare quei seed e avere quel record (i Thunder di Sam Presti sono solo uno degli esempi), la situazione tendenzialmente non è favorevole.


E' il caso dei Detroit Pistons, che dopo l’inevitabile buyout concesso a Blake Griffin, sembrano in un momento di stallo, in attesa di occasioni e soprattutto della giusta scelta. Gli uomini di coach Casey appaiono inevitabilmente destinati ad occupare uno dei migliori posti in Lottery per il prossimo Draft, grande e più concreta speranza per la franchigia.


Nonostante tutto, però, Detroit ha delle strade percorribili già a roster, che non devono essere ignorate.



Jerami Grant


È impossibile non parlare di Grant, vera e propria stella della Motor City, anche prima del buyout concesso a Griffin. Arrivato nell'ultima offseason, con una scelta che ha fatto discutere, Jerami ha subito reso il punto, occupando un ruolo di primaria importanza nell’attacco della sua squadra. E, sopattutto, facendolo bene.


23 PPG, 43% FG, 35% 3P, 87% FT sono cifre da vero attaccante primario. Aver quasi raddoppiato i punti rispetto alla stagione scorsa è solo una conseguenza del suo sviluppo: Grant, infatti, ha aumentato notevolmente la sua efficienza e la sua capacità di attaccare il ferro e costruirsi da solo delle soluzioni. Poi, c'è il tiro da fuori: 6.7 triple tentate a partita sono tante, per uno che era arrivato a prendersene 3.7 di massimo in carriera, prima di quest’anno. Ma Jerami, prima di tutto, ha dalla sua le solite, importanti doti fisiche. Troppo forte per tutti i 3 avversari, troppo veloce per i 4: i mismatch non si contano e le sgasate di Grant rappresentano un punto fermo dell’offensiva Pistons.



L'ex Nuggets sarà fondamentale per il futuro della franchigia - magari con il premio di Most Improved Player 2020/21 in bacheca.

Killian Hayes


Purtroppo, per il suo breve (e limitato) apporto che ha dato ai Pistons quest’anno, molti si sono dimenticati della settima scelta dell’ultimo Draft. Breve e limitato, perché effettivamente abbiamo visto pochissimo del francese.


Infortunatosi il 4 gennaio 2021, Killian è tornato ad allenarsi solamente due mesi dopo, il 18 marzo. Nelle pochissime partite in cui lo abbiamo visto in azione, solo 7, ha offerto realmente poco. Unica prestazione notevole quella di dicembre contro gli Hawks: 10 punti con 2 triple segnate e ben 8 assist. Forse l'unica occasione in cui il ragazzo ha fatto intravedere tutte le sue doti di visione e passing, quelle grazie a cui era entrato tra le prime scelte al draft.



Le difficoltà riportate nel pre-Draft sono state confermate. Non è ancora migliorata la capacità con la mano debole (la destra), così come quella di guadagnarsi dei tiri liberi: 2 soli tentativi in quasi 150 minuti sul parquet sono davvero pochi per una point guard in NBA.


Tanto ancora da migliorare, inomma. Ma ricordiamo la data di nascita, luglio 2001: serve pazienza.



Saddiq Bey


Vera sorpresa dell’ultimo Draft e grande candidato ad esserne una delle più importanti steal, Bey è entrato in NBA con la 16esima scelta e un potenziale tutto da costruire. Saddiq, però, ha avuto un impatto immediato oltre ogni aspettativa, che lo ha portato a ricoprire fin da subito un ruolo da starter nelle rotazioni di Dwane Casey.


Ha confermato le doti da 3&D che aveva fatto vedere durante i suoi anni collegiali. L’aspetto del tiro da fuori, in particolare, l'ha confermato molto, molto bene: 39% dall’arco con 5.7 tentativi a partita (il 64% dei suoi tentativi totali) e un ottimo gioco off ball. Queste caratteristiche si stanno rivelando fondamentali per una squadra che dall’arco punta principalmente su di lui e qualche istinto di Grant e Stewart. Non per niente, Detroit è la 25esima squadra in NBA per 3P%.



Difensivamente i passi da fare sono tanti, ma il fisico da vero lungo (2.02 m x 98kg) lo porta ad essere molto switchabile, come Jerami Grant. Sarà molto interessante seguire il processo di crescita della scelta numero 20, che fino ad adesso sta sorprendendo tutti.



Il supporting cast


Checché se ne dica, dei giocatori funzionali che stanno rendendo (e che soprattutto potranno rendere) ci sono in quel di Detroit. Nello specifico, dedicherei due parole su Isaiah Stewart, Mason Plumlee e Josh Jackson.


Il primo, rookie, una sorpresa ben accetta: arriva con la pick numero 16 via trade dagli Houston Rockets (con una pick originariamente dei Blazers) in un contesto con un reparto lunghi più che saturo. Inizialmente proprio per questo il suo minutaggio è stato più che limitato (15.6 MPG nelle prime 18 partite), ma l'occasione è arrivata dopo gli infortuni di Sekou Doumbouya, di cui prenderà l’intero minutaggio, e soprattutto con la separazione completa tra la squadra e Blake Griffin, vero punto di svolta.


Gran rimbalzista, Isaiah fa della energia e della forza sotto canestro il suo punto forte: con 7 uscite in stagione da 10+ rimbalzi, arriva alla media di 5.3 a partita (in 19 minuti di impiego medio). Isaiah, inoltre, riesce ad essere versatile e aprire il campo in molte situazioni.



Ad opporsi al gioco più aperto e versatile di Stewart, come detto a suo agio in soluzioni come il Pick&Pop, c’è il gioco di un lungo più “tipico” come Plumlee.


Con Mason, Casey completa le rotazioni nel reparto lunghi, adattando bene il gioco dell’ex Nuggets arrivato nell’ultima postseason. Conosciamo tutti Mason e le sue caratteristiche da passatore, confermate quest’anno da 19 punti percentuali sulla sua AST%, che per ora gli stanno portando 3.6 APG.


Mason sta trovando molto spazio: gli oltre 27 minuti a partita vanno vicino al suo career high del 2016/17. I cinque quintetti più utilizzati dai Pistons lo vedono sempre in campo, sia quando doveva condividerlo con Griffin a inizio stagione (Ellington-Grant-Griffin-Plumlee-Wright), sia dopo la sua partenza (Bey-Grant-Jackson-Plumlee-Wright), ma solo due di questi quintetti riescono ad arrivare a un net rating positivo, rispettivamente di +13.8 e +4.9.


Quello che porta Casey a scegliere Mason rispetto agli altri lunghi a roster è principalmente l’equilibrio difensivo: il quintetto Pistons con net raing migliore è quello che ha un defensive rating di 112.5, 15esimo nella lega. Un equilibrio che lunghi come Stewart proprio non riescono a dare - ma sono sicuramente sulla buona strada, accompagnati da un veterano e grande professionista come Plumlee.


Ultimo, ma non per importanza, è Josh Jackson. A Detroit sta ritrovando il suo spazio perso l’anno scorso a Memphis, raggiungendo la soglia dei 24 minuti di impiego medio ed essendo il vero sesto uomo della squadra, con uno usage del 25.2% e una TO% di 15.2.


Jackson sta toccando una TS% del 51%, arrivando a 12.6 PPG: al suo quarto anno, rappresenta oggi una buonissima soluzione dalla panchina, nonostante spesso manchino delle buone letture (lo confermano le 2.2 palle perse e il numero di tiri dall’arco, 4.1, con una percentuale realizzativa del 27%).


Per il contratto che ha - altri due anni a 5 milioni l’uno - Josh è un'ottima soluzione off the bench, che porta atletismo, fisico e una buona realizzazione dentro l'area.




La pick del prossimo Draft


È innegabile che le molte partite perse quest'anno da Detroit non siano poi così un danno, nell'ottica della loro percentuale alla prossima Draft Lottery del 22 giugno. Il draft per squadre in ricostruzione è una tappa fondamentale, soprattutto in uno come il prossimo in cui ci si aspetta un carico di talento elevatissimo.


Sono almeno cinque i potenziali All-Star in arrivo: scegliere uno di questi, magari il più funzionale da affiancare agli altri giovani interessanti e a Jerami Grant, sarà un punto di svolta per il futuro dei Pistons.


Utilizzando la proiezione di Tankathon.com (basata sul record attuale e trade swap o protection), i Pistons con il loro record di 13-33 entrerebbero tra le tre squadre con una percentuale del 14% di pescare la prima scelta assoluta, e avrebbero il 52.1% di prendere una top 4. In attesa di capire che pick otterranno, sembra probabile che la scelta ricadrà su una guardia. E' nel backcourt, infatti, che la squadra manca di talento, escluso il rookie Killian Hayes - con cui si possono facilmente immaginare diversi accoppiamenti con una delle tre guardie "five-star prospect".



Tirando le somme: è normale pensare che questa squadra non sia prossima ad andare oltre le attuali posizioni, ovvero le ultime a Est; tuttavia, la base che Detroit sta costruendo potrebbe essere interessante per il futuro dell'organizzazione.





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