• Alessandro Di Marzo

5 storie indimenticabili di College Basketball


Fab Five nba around the game
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Questo articolo, scritto da Jerry Bembry per The Undefeated e tradotto in italiano da Alessandro Di Marzo per Around the Game, è stato pubblicato in data 21 ottobre 2020.


Prima di sedermi al mio posto e occuparmi del round di apertura del torneo NCAA Midwest Regional del 1990 a Indianapolis, mi sono fermato per un secondo per dare uno sguardo verso i settori più alti dell’ormai ex Hoosier Dome. Era il primo anno che lavoravo da giornalista sportivo - esattamente un anno prima, stavo seguendo una sessione legislativa del Maryland - e avevo già l’opportunità di assistere a uno dei più grandi eventi sportivi in assoluto... ero davvero estasiato.


Nessuno avrebbe potuto immaginare un mondo senza sport. Tuttavia, a causa della pandemia di Covid-19, abbiamo vissuto dentro di esso. Perciò, al posto di guardare le Final Four che avrebbero dovuto disputarsi ad Atlanta dal 4 aprile, siamo stati costretti a vivere di ricordi del passato.


Un amico, a proposito, mi ha chiesto quali sono stati i migliori momenti di NCAA a cui ho potuto assistere dal vivo. Tuffandomi nel passato con la mente, ho quindi ripensato ai più grandi allenatori che avessi mai visto: Nolan Richardson, John Chaney, Jerry Tarkanian, Bobby Knight e Dean Smith, per citarne solo alcuni. Ma non basta: come non ricordare, ad esempio, le Final Four di San Antonio del 2008, le uniche ad ospitare tutte le 4 squadre migliori di ogni Regional? O le prestazioni di tante future star NBA, come Carmelo Anthony, Alonzo Mourning e Derrick Rose?

Scegliere un solo momento vissuto è davvero impossibile, ma posso raccontarne 5 che ho potuto vivere direttamente dal courtside dei parquet NCAA.

Migliore upset: Coppin State Eagles vs South Carolina Gamecocks, 1997


Vi sfido a trovare una partita NCAA più sorprendente di quella vittoria di Coppin State ai danni di South Carolina.


Nell'ormai lontano 1997, uno dei miei incarichi, lavorando per “The Baltimore Sun”, era quello di seguire il basket della zona di Baltimora, quindi conoscevo abbastanza bene l’università di Coppin State.


Il budget per costruire la squadra era quasi nullo, tanto che gli Eagles erano composti solamente da giocatori che nessuno voleva. Non faceva eccezione nemmeno uno dei migliori del roster del 1997, Terquin Mott, giunto nel Maryland da un liceo della Pennsylvania per crimine giovanile. E, per non finire, si aggiungeva la zona est del campus, tanto fatiscente da costringere gli scout a dare specifiche direttive ai genitori delle reclute, cosicché riuscissero ad evitare di vedere le estreme condizioni che caratterizzavano quell’area.

Ron Mitchell nba around the game
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Tutti ignoravano il lavoro di coach Ron “Fang” Mitchell, fino al momento della vittoria di Coppin State del 1989 contro Maryland.


Un giocatore dei Terrapins, dopo la partita, espresse tutto il suo stupore: “E’ pazzesco, pensavo che fossero una squadra di ragazzine”.


Furono in pochi a dare una chance a Coppin State contro South Carolina, per il semplice fatto che una era la quindicesima squadra della East Regional, l’altra la seconda. Ma il gruppo aveva talento, mentre le star di Maryland rendevano spesso al di sotto delle proprie possibilità. Qui riporto la mia analisi nel pre-partita:

“Coppin avrebbe potuto trovarsi contro avversari più ostici. Se rimarranno coesi, gli Eagles avranno qualche possibilità di vincere”.

E infatti, la partita fu equilibrata. I tifosi presenti alla Pittsburgh Civic Arena iniziarono a incitare gli sfavoriti, che risposero a suon di canestri trionfando 78-65.


Non dimenticherò mai il momento in cui Mitchell, un allenatore conosciuto per il suo comportamento ben poco pacato, correva per il campo abbracciando i suoi giocatori, completamente pervaso dalla gioia.

“Da quando ho iniziato ad allenare qui, 11 anni fa, il mio sogno è sempre stato questo: vincere una partita di NCAA. E ora si è avverato. Non è fantastico?"

Sì, coach, lo è stato davvero.

Miglior buzzer beater: UCLA Bruins vs Missouri Tigers, 1995


Sono stato una sola volta in Idaho, ma è stato un viaggio memorabile: dal pugno tirato da Bobby Knight ad un moderatore subito dopo una partita, poi costatogli $30.000 di multa, alle tante risse evitate a Main Street, subito dopo la chiusura dei bar.

Ma il ricordo più rilevante è il buzzer beater di Tyus Edney, guardia di UCLA, che permise ai Bruins di battere Missouri e accedere alle Sweet 16.


UCLA era la miglior squadra degli interi States, ma era a un passo dall’eliminazione dopo un layup di Missouri che aveva portato il punteggio sul 74-73 con soli 4.8 secondi sul cronometro.


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Dopo un timeout Edney, alto circa 180 centimetri, ricevette il pallone esattamente sulla linea del tiro libero avversaria e si affrettò ad attraversare la metà campo; si liberò poi portando la palla dietro la schiena e, davanti al centro di Missouri Derek Grimm, alto 210 centimetri, segnò appoggiandosi al tabellone subito prima della sirena.


I Bruins vinsero dunque 75-74. Alla partita (e alla successiva vittoria del titolo NCAA della squadra), tuttavia, non venne dato il peso che meritava, poiché, proprio in quello stesso giorno, Michael Jordan tornò a giocare dopo due anni lontano dal parquet.


In ogni caso, Edney ha giocato per quattro anni in NBA e condotto una lunga carriera in Europa, dove ha ottenuto per due volte la selezione nell’All-EuroLeague e vinto il premio di MVP delle Final Four della massima competizione europea. Ma non c’è dubbio che verrà sempre ricordato per aver segnato uno dei più memorabili canestri della storia della pallacanestro collegiale americana.



Risultato più deludente: UNLV Runnin’ Rebels vs Due Blue Devils, 1990


Tutti sapevano che UNLV avrebbe portato a casa il titolo, vista l’aggiunta di Larry Johnson a un roster già fortissimo. Nessuno, invece, avrebbe pensato che Duke, l’altra finalista, avrebbe perso la championship game del 1990 per 103-73, con ben 30 punti di scarto, il più grande di sempre per una finale.

Runnin’ Rebels. Mai nome fu più azzeccato per descrivere i membri di quella squadra: Larry Johnson, Greg Anthony, Stacey Augmon e Anderson Hunt. Non fa eccezione nemmeno coach Jerry “Tark the Shark” Tarkanian, che ha combattuto una battaglia legale contro l’apparato governativo degli sport collegiali per ben 13 anni.


Stacey Augmon Larry Johnson unlv runnin Rebels nba around the game
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Povera Duke. Anche con giocatori come Christian Laettner, Bobby Hurley, Alla Abdelnaby e Brian Davis, i Blue Devils furono sopraffatti. Nel secondo tempo, nel giro di soli tre minuti, UNLV completò un parziale di 18-0 e si assicurò la vittoria; e 16 di quei 18 punti portavano la firma di Hunt, che mise a segno 12 punti e 2 assist in una minuscola frazione di gioco, difendendo alla grande contro Hurley.


Tra le Final Four che ho visto dal vivo, questa è stata l’unica che non si è disputata in uno stadio, ma in un palazzetto, la McNichols Sports Arena di Denver, 17.000 spettatori di capienza massima. A differenza di molte arene di oggi, comunque, la visuale era spettacolare.

Squadra più influente: “The Fab Five”, 1993


Michigan sembrava tutto fuorché una squadra da titolo dopo la vittoria nelle Sweet 16 contro Washington a Seattle, e gli stessi Wolverines risultarono alquanto nervosi durante la media session del giorno prima. Per esempio, ricordo un giovane Chris Webber irritarsi molto dopo una domanda riguardante la recente vittoria, con un margine di 8 punti. “Se continui a parlare del nostro gioco in questo modo, sarà peggio per Temple”.

Umorale. Stiloso. Innovatore. Queste erano le caratteristiche che contraddistinguevano non solo Webber, ma l’intero gruppo dei Fab Five, in missione dopo essere stati distrutti da Duke in finale nel 1992. Era il mio primo viaggio a Seattle, e non vedevo l’ora di vedere come quel gruppo si sarebbe comportato contro i Temple Owls di coach Chaney, provenienti da Philadelphia e ricchi di futuri giocatori NBA, come Eddie Jones, Rick Brunson, Aaron McKie e William Cunningham.

Essendo di Philadelphia, era impossibile che avessero paura. “Non mi importa di quella roba lì, di quei Fab Five” - disse McKie poco prima del match. A confermarlo, le dure parole di Chaney, costate poi un tecnico, rivolte a Derrick Battie, centro al primo anno di college: “Se non fischiano, buttali per terra!”.


I Five vinsero una partita combattutissima per 77-72 e avanzarono alle Final Four, ma persero - ancora - in finale contro i North Carolina Tar Heels. Ma il loro stile, fatto di scarpe e calzini neri con pantaloncini larghi, rimangono parte di uno dei trend più influenti nel panorama cestistico americano.

Migliore performance individuale: Donte DiVincenzo, 2018

Secondo viaggio a San Antonio, Final Four e un rosso di capelli che non ne ha sbagliata una. Prima di quella partita, si pensava che l’uomo-squadra in caso di eventuale titolo sarebbe stato Jalen Brunson, National Player of the Year, oppure Phil Booth, l’uomo dei 20 punti messi a segno nella storica finale del 2016 vinta ai danni di North Carolina.

Donte Divincenzo Villanova Wildcats nba around the game
FOTO: USA Today Sports

Invece, in una notte dove entrambe le squadre tirarono malissimo da fuori (13% per Michigan, 25% per Villanova), Donte “The Big Ragù” DiVincenzo, detto anche “The Michael Jordan of Delaware”, segnò 31 punti dalla panchina con 10/15 dal campo e, soprattutto, 5/7 dall’arco. Grazie alla sua prestazione, Villanova si impose 79-62.


Ho un ricordo indelebile di quella notte, ovvero i miei continui cenni a Bill Rhoden dopo ogni canestro di DiVincenzo, che infuocava l’Alamodome. I suoi 31 punti dalla panchina furono - e sono tuttora - un record per una finale NCAA.