• Francesco Munari

ABA: Where Amazing Happened

Storia della American Basketball Association, lega professionistica di pallacanestro che per un decennio si propose come rivale della sorella maggiore: la NBA.

Nel 1976 il primo aereo commerciale Concorde prendeva il volo, nasceva la Apple Computer, moriva Agatha Christie, e mentre Paul Simon cantava “50 Ways To Leave Your Lover” nessuno avrebbe più sentito parlare della ABA, la American Basketball Association, nata nel 1967 e che per un decennio si propose come rivale della sorella maggiore, la NBA.


Ma per quale ragione qualcuno decise di creare una lega alternativa?

La teoria più popolare dice che, fin da subito, i suoi fondatori avessero l'intenzione di proporre una competizione abbastanza accattivante da “forzare” una futura fusione, (o in inglese-americano, “merger”).

Si trattava invero di una manovra commerciale che avrebbe fruttato molti dollari a chi avesse inizialmente investito in uno dei più piccoli, ed economici, team ABA.


C'è da sorprendersi dunque se la nuova lega fece di tutto per attirare su di se i riflettori e gli occhi dei fan NBA?



I GIOCATORI


La ABA aveva bisogno di spettacolo e se, come vedremo più avanti, riuscì ad offrirne fuori dal campo, sul parquet mancavano le stelle, complice una prima ondata di giocatori alla prima esperienza nel professionismo.


Per ovviare a ciò vennero ingaggiati alcuni dei migliori atleti e arbitri in circolazione. Tra i tanti, "il salto" da una lega all’altra venne compiuto da Billy Cunningham, fresco di titolo NBA con i Philadelphia 76ers e Rick Barry, poi nominato dalla Lega come uno dei 50 migliori giocatori di sempre. 


Si unì alla ABA anche il leggendario Earl Strom, riconosciuto come uno dei migliori e più eclettici arbitri nella storia della NBA. La nuova lega gli offrì pensione, assicurazione sanitaria e 50,000 dollari che resero morbida a sufficienza l'imbottitura del materasso sul quale saltò. Un accordo storico che cambiò per sempre i termini dei futuri contratti per arbitri professionisti.


L'ABA inoltre accolse tutti coloro che per motivi più o meno validi erano stati esclusi dalla lega nazionale.

Uno su tutti il “falco” Connie Hawkins. Una leggenda nata a Brooklyn e cresciuta a Rucker Park, Harlem, il quartiere che portò sulla maglia in giro per il mondo con i Globetrotters. 


Connie decise di esordire nel professionismo passando per la ABA, dove vinse immediatamente il premio di Miglior Giocatore dell’Anno conducendo i Pittsburgh Pipers alla conquista del campionato.

Venne poi accolto dalla NBA nel ’69 con tutti gli onori, partecipando all’All-Star Game per 4 anni consecutivi e consolidando il suo posto nella Hall of Fame.


Connie Hawkins. FOTO: NBA.com

Larry Brown, leggendario coach nella storia della pallacanestro, nonché ex giocatore ABA, definì Hawkins come il “Michael prima di Michael (Jordan)”.



LO SPETTACOLO


Lo showbusiness, o meglio la partita di basket concepita come intrattenimento al di là della competizione sportiva, fu uno degli aspetti più innovativi della ABA. 

Nonostante le ristrette risorse economiche, la lega organizzò una serie di spettacoli di musica, cheerleading o giocoleria che intrattenessero i tifosi prima, dopo e durante le partite.


La NBA considerava tutto ciò come una mancanza di serietà.

Pochi anni dopo però David Stern, diventato commissioner NBA nel 1984, coglierà il potenziale economico di questo aspetto del basket. Le “kiss cam” e le “dance cam”, i cannoni spara-magliette, gli spettacoli di metà partita e le marachelle delle mascotte, che rendono l’esperienza di una partita NBA così familiare, devono l’ispirazione alla ABA. 



Oggi non si vende più solo la partita in sé ma “l’esperienza”: la maglietta, il cappellino, il parcheggio, la cena in famiglia… quella dei tifosi alla partita è una fonte di guadagno che, secondo una recente stima di Shams Charania per The Athletic, rappresenta il 40% degli introiti della Lega. Una considerevole fetta di torta.



IL GIOCO


Altrettanto all’avanguardia fu l’introduzione del tiro da tre punti che rendeva il gioco più veloce e meno costretto al pitturato, dando una maggiore possibilità di successo a chi doveva sopperire a una mancanza di centimetri ma con buone doti balistiche.

Artis Gilmore. FOTO: kysportshof.com

I frutti di questa rivoluzione del gioco "esploderanno" nella pallacanestro post 2010, quella dei Golden State Warriors di Stephen Curry e Klay Thompson che del tiro da tre hanno fatto il loro marchio di fabbrica formando una delle dinastie più elettrizzanti di sempre.


Last but not least, si cambiò colore al pallone di gioco dipingendolo a strisce rosse, bianche e blu.


Fu l'ennesimo spartiacque: chi vedeva una ridicola somiglianza con i palloni da circo che le foche imparavano a tenere in bilico sul muso e chi invece restava ammaliato di fronte alla ruota di colori in movimento dopo un finger roll di George Gervin o un gancio di Artis Gilmore.




L'AZIONE


I primissimi anni però furono effettivamente un circo itinerante per molte squadre.

La prima stagione iniziò con 11 franchigie e nell’arco di un anno sette di esse avevano cambiato nome e città, oppure si erano sciolte.


Fatta eccezione per quel paio di franchigie dal nome più altisonante, come gli Indiana Pacers o i Kentucky Colonels, l’affluenza media alle partite si aggirava intorno ai 500 spettatori. Non che le palestre collegiali riadattate ne potessero contenere un numero maggiore: stiamo parlando di strutture dove alla fine di ogni quarto di gioco il custode andava a ri-inchiodare le assi del parquet al pavimento…


Eppure, presto, il tiro da tre, la palla a strisce e le superstar strapagate divennero un piccolo culto che si affermò definitivamente grazie a “Doctor J” Julius Erving, l’incarnazione della stella ABA per eccellenza.


"Doctor" Julius Erving. FOTO: NBA.com

Il Doc fu il primo giocatore di chiaro “All-Star Calibre” ad esordire nella lega professionistica minore, la ABA.

Oltre ad essere un atleta fenomenale, con oltre 27 punti di media nella sua stagione da rookie, era anche uno dei più “cool”.


Probabilmente la star più iconica ad aver mai sfoggiato la capigliatura afro, fu anche il primo a sdoganare la schiacciata come gesto atletico efficace e allo stesso tempo dignitoso ed elegante. All’epoca infatti la schiacciata era ritenuta un rude gesto intimidatorio, esclusiva dei più dominanti centri della lega. Julius la rese “poetry in motion”.


La “Slam Dunk” divenne talmente popolare che la ABA decise di ufficializzare lo “Slam Dunk Contest” nell’All-Star Game del 1976.

Il vincitore? Doctor J, grazie ad un altro incredibile gesto atletico che verrà emulato più e più volte nel corso degli anni: la schiacciata dalla linea del tiro libero.

La gara delle schiacciate farà la fortuna della NBA a partire, non a caso, dal 1984, sempre per merito di David Stern.



La carriera di Julius Erving in ABA culmina con la vittoria del Titolo nel ’74, militando nei New York Nets - gli attuali Brooklyn Nets, che con Kevin Durant e Kyrie Irving sperano di poter ritornare ai fasti del passato.



LA FUSIONE


I successi della ABA si fecero sempre più minacciosi per la NBA che si vide costretta a completare una volta per tutte la procedura di fusione iniziata più di cinque anni prima tra burrascose discussioni e funambolici accordi sui giocatori.


La NBA “inglobò” ufficialmente la ABA nel 1976 e di tutte, solo quattro franchigie sopravvissero: gli Indiana Pacers, i San Antonio Spurs, i New York Nets e i Denver Nuggets.


Molti descrissero la fusione come una resa condizionale. Più di 50 anni dopo è però chiaro come la ABA avesse avuto parecchie intuizioni lungimiranti per quanto concerne il mondo del business della pallacanestro. 


Come quando impariamo qualcosa dal nostro fratello più piccolo, ma siamo troppo orgogliosi per dichiarare di averlo appreso da lui, le lodi ufficiali non ci sono mai state, ma è chiaro che la NBA deve molti dei suoi elementi di successo alla ABA.


Hubie Brown, ex-coach ABA ed attuale telecronista per ESPN disse:


“Da noi presero tutto... tranne la palla a spicchi rossi e blu”.

Dave Cowens e Julius Erving. FOTO: Sports Illustrated

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