• Andrea Lamperti

Abbiamo sottovalutato (anche stavolta) gli Spurs?


FOTO: NBA.com

È una corsa ai Playoffs diversa da quella di tutti gli altri anni.


Un po’ per il periodo estivo e per il contesto, con le ultime partite di stagione regolare ad agosto nella bubble di Disney World; e un po’ per il formato scelto dalla lega per la ripresa, con la possibilità di “play-in” tra l’ottava e la nona nel caso in cui la distanza in classifica dovesse essere inferiore alle 5 vittorie.

È tutto, inevitabilmente, diverso dal solito. La mini-serie di “spareggio” - al meglio delle due gare, con l’ottava a cui basterebbe vincerne una per entrare nella griglia Playoffs - sarebbe una prima assoluta nella storia dell'NBA.

Quello che sembra non cambiare mai negli anni, invece, è la resilienza dei San Antonio Spurs.

Dopo quattro giorni di seeding games a Disney World, la squadra di Gregg Popovich sta costringendo tutti i tifosi e gli appassionati NBA a porsi, ancora, la stessa domanda: abbiamo dato per spacciati gli Spurs, anche stavolta, troppo presto?

San Antonio ha iniziato decisamente col piede giusto la rincorsa all’ottavo/nono posto, malgrado fosse per la stragrande maggioranza degli esperti (e non) una delle concorrenti meno accreditate in questa volata, alla luce soprattutto dell’assenza di LaMarcus Aldridge. Gli Spurs hanno prima battuto - e superato in classifica - Sacramento, malgrado un De’Aaron Fox da 39 punti; poi è stato il turno di Memphis, ottava, distante ora solo due vittorie.

Gli Speroni stanno tirando bene da fuori (23/54 da tre, 42.6%) e hanno tenuto sotto controllo le palle perse nelle prime due partite. Non sono incorsi, insomma, i problemi che hanno avuto molte altre squadre in questi giorni dopo la lunga inattività. DeMar DeRozan è stato più che mai un fattore nel gioco di squadra come “facilitatore”, prendendosi solo 23 tiri (segnandone 15) nelle prime due gare e distribuendo ben 17 assist. Dejounte Murray (ieri doppia-doppia da 21+10) e Jakob Poeltl (+32 di plus/minus nelle due vittorie), poi, hanno garantito un prezioso contributo in entrambe le metà campo a Popovich. Ma il protagonista in casa Spurs è Derrick White, che si è presentato a Disney World con un season-high da 26 punti, conditi da 8 rimbalzi, 5 assist e 5 (!) sfondamenti subiti contro i Kings.



Insomma, ci risiamo.

I soliti miracoli di Coach Pop e delle sue squadre. Contro le avversità e oltre i propri limiti.

Nel frattempo, sugli altri campi (si fa per dire...) sono arrivate le sconfitte dei Blazers - contro i Celtics, nonostante un eroico Damian Lillard (a proposito di resilienza) - e quelle di Pelicans e Kings, entrambe 0-2 nella bubble. Tra le cinque squadre in corsa (con i Suns sullo sfondo), quindi, soltanto i texani sono partiti con due vittorie a Orlando.


Ed eccoli lì, noni, con davanti un calendario non proibitivo nelle prossime due settimane. Ad attenderli, infatti, ci sono le sfide con Philadelphia, Denver, Utah (due volte), New Orleans e Houston. Ed è tutt’altro che da escludere, a questo punto, che possano ottenere almeno tre vittorie nelle seeding games rimanenti.

I Memphis Grizzlies meriterebbero senza dubbio una sorte migliore di quella cui rischiano di andare incontro nella bubble. Dopo una grande stagione, ben oltre le aspettative, Ja Morant e compagni si sono presentati a Disney World da ottavi, con l’obiettivo di provare ad allungare sulle inseguitrici nelle prime uscite, con due scontri diretti, e scongiurare lo “spareggio”.


Dopo la sconfitta ai supplementari con Portland, nonostante un Jaren Jackson Jr da 33 punti e 6/15 da tre, e quella con San Antonio, anche qui malgrado un miracolo di JJJ dall’arco nei secondi finali di gioco, i Grizzlies si trovano invece costretti a difendere l’ottavo posto (e quindi il vantaggio nella mini-serie) in vista di un “play-in”... sempre meno “eventuale”.

Sono state giocate solo due partite, ma per i tifosi del Tennessee è difficile, ora, essere ottimisti. In primo luogo per via del calendario, che prevede un finale infernale nella prossima settimana (Raptors, Celtics e Bucks); e poi per via dell’inesperienza della squadra, talentuosa e promettente, ma ancora molto giovane. Una mini-serie contro San Antonio o Portland potrebbe metterli a dura prova da questo punto di vista, come hanno confermato le due sconfitte delle ultime 72 ore. “Questo formato ci sfavorisce”, ha detto Ja Morant.

I Blazers in questa volata sono la squadra con più pressioni, ma anche i legittimi favoriti in caso di partita secca. E non solo per la presenza di Damian Lillard, ma anche per gli importanti rientri di Jusuf Nurkic e Zach Collins. Il loro calendario (Houston, Denver, Clippers, Philadelphia, Dallas, Brooklyn), però, è sulla carta più impegnativo rispetto a quello degli Spurs, contro cui non avranno scontri diretti. Ogni gara, a questo punto, è determinante per le speranze di Dame e compagni.

I Kings hanno incassato due sconfitte pesanti contro San Antonio e Orlando. Si trovano ora a 2 W di distanza dagli Spurs e 1.5 W dai Blazers. E nessuno, o quasi, scommetterebbe in questo momento su un loro clamoroso recupero.

Discorso diverso, infine, per New Orleans. I Pels non hanno certo lanciato segnali incoraggianti nelle prime due uscite, sprecando una vittoria a tratti vicina (per l’ennesima volta in stagione) nella gara d’apertura con i Jazz, e poi durando appena un quarto e mezzo (toccando il -42) sotto i colpi dei Clippers.


Il loro calendario (Memphis, Sacramento due volte, Washington, San Antonio, Orlando) è per distacco il meno impegnativo, sulla carta. Ma il ritardo in classifica (anche per loro, 2 W di distanza dagli Spurs e 1.5 dai Blazers) impone l'obbligo di vincere almeno quattro partite su sei per avere delle chance. Molto difficile, soprattutto con uno Zion Williamson utilizzabile soltanto per 15/20’ a partita.



Insomma, lo “spareggio” per l’ultimo posto ai Playoffs della Western Conference si giocherà. Ed è probabile, salvo colpi di scena, che ne faranno parte due tra Grizzlies, Spurs e Blazers.

I nero-argento rischiano di rimanere per la prima volta fuori dalla post-season dopo 22 stagioni, ma nonostante questo, paradossalmente, sono la squadra che ha meno da perdere e quella che giocherà con meno pressioni. Fino a una settimana fa i Playoffs sembravano un miraggio, del resto...

Ma ormai, con questi Spurs, dovremmo aver imparato la lezione.