• Claudio Biolchini

Around the Giants


La Lega vista davvero... dall'alto: le vicissitudini e l'unicità dei giocatori più lunghi presenti attualmente in NBA.

Tacko Fall, Luke Kornet, Boban Marjanovic e Kristaps Porzingis. Quattro giganti con diverse origini e aspettative nella Lega, ma accomunati da una statura fuori dal comune (rispettivamente, come evidenziato nella tabella sotto: 226, 218, 224 e 221)

Abbiamo ripercorso le loro (ancora giovani) carriere, individuando problemi e difficoltà che i quattro hanno incontrato in una pallacanestro che cambia continuamente.

Nota bene: le altezze nella tabella sono segnalate senza scarpe. E sì, Marjanovic e Fall possono superare il ferro senza saltare...

Innanzitutto, è doveroso sottolineare che parliamo di giocatori molto diversi. La presenza di Boban e Tacko su un campo da basket è prevalentemente interna: date, tra le altre cose, le dimensioni della loro mano, tirare da lontano è molto difficile. Kornet e Porzingis, non così lontani come standing reach dai due menzionati precedentemente, sono invece parte del ristretto gruppo dei cosiddetti "Unicorni", cioè atleti altissimi che sostanzialmente "rifiutano" i canoni classici del gioco, allargando il campo con il loro tiro da fuori.

Ovviamente la sfida per tutti questi giocatori è avere una decente mobilità laterale, in un basket moderno che sta aumentando sempre di più la propria velocità.

Luke Kornet

Uscito da Vanderbilt, Luke è arrivato nella NBA da undrafted, dopo una carriera collegiale che, senza qualche telefonata del padre Frank (ex giocatore NBA), non sarebbe mai iniziata.

Dotato di grandissima intelligenza, non solo cestistica, ha sofferto per via di una crescita fisica che si faceva notare solo in altezza. La madre si disperava perché la sua voce continuava a sembrare quella di un fanciullo anche in pieno liceo, e anche il suo viso pareva quello di un dodicenne. Il buon Luke, però, ha sempre avuto fiducia in sé stesso e un nutrizionista lo ha aiutato a uscire dalle difficoltà della crescita.

Al college è riuscito a intrigare gli scout con la sua abilità nel tirare da fuori. Spazia infatti molto bene il campo, anche se le percentuali sono state incostanti fin da subito: ha oscillato dal 23% del suo anno da rookie al 40% da sophomore, chiudendo con un 32% nella sua carriera a Vanderbilt.

In difesa è un buon protettore del ferro. Questo perché sa posizionarsi molto bene (oltre che per i 290 centimetri di standing reach, ovviamente), non per via del suo atletismo, tutt'altro che eccezionale.

La sua presenza in campo è troppo legata, comunque, alle percentuali da fuori, anche se c'è da dire che un giocatore di questa stazza che ha come principale dote il tiro da tre è merce ricercata nel basket moderno. Arrivato in una versione in emergenza dei Knicks, alla disperata ricerca di "perle nascoste", ha discretamente figurato per due anni, sino a firmare un contratto garantito con i Bulls, dove per ora sta regredendo in modo abbastanza netto, tirando con il 18% da oltre l'arco e rimanendo sul terreno per meno di 10 minuti a partita.

Kornet convincerà sempre qualche front office a offrirgli un contratto per via del suo potenziale, che resta interessante. E se diventasse un "late boomer", tirando fuori il suo meglio in età avanzata?

Boban Marjanovic

Giocatore amatissimo da ogni fan per la sua unicità e simpatia (oltre che per i suoi siparietti di ballo con Tobias Harris, con cui ha condiviso i destini a Detroit, Philadelphia e Los Angeles, cementando una grande amicizia).

Nonostante abbia le mani più grandi di tutta la Lega, Boban ha un tocco incredibilmente soffice sul pallone, che lo rende un eccezionale passatore e un tiratore dalla lunetta da quasi 77% in carriera. Può stare in campo per pochi minuti, ma quando è sul parquet viene continuamente cavalcato dai compagni e sa essere molto produttivo. Del resto, è un mismatch vivente...

Arrivato nella NBA con i San Antonio Spurs, è riuscito a farsi apprezzare fino a firmare un contratto pluriennale con i Pistons. Leggenda narra che andò da Gregg Popovich per segnalare l'offerta pervenutagli dal Michigan e chiedere sul da farsi (magari sperando che in Texas rilanciassero); coach Pop gli urlò di accettare subito l'offerta, augurandogli seduta stante buona fortuna, senza alcun rancore. Da lì in poi è sempre stato merce di scambio, fino a firmare un contratto biennale l'estate scorsa con i Mavs.

Bobanone non raggiunge i 10' di media in carriera, ma pagato poco (Cuban gli elargisce appena 3.5 milioni di dollari a stagione) può essere un'arma in casi speciali, oltre che un ottimo uomo spogliatoio. E' un vero giocatore di basket, ormai nel pieno della sua esperienza. Potrà essere utile quando servirà davvero a Doncic e compagni?

Tacko Fall

Nuovo idolo delle masse, Tacko è pronto a raccogliere l'eredità di Boban. Ammesso che non l'abbia già fatto.

Cresciuto in Senegal fino ai 16 anni, è arrivato negli USA senza i familiari. Notato facilmente da numerose scuole, è finito a Central Florida rendendosi protagonista di una carriera collegiale di assoluto rispetto, essendo miglior giocatore difensivo dell'anno nel 2017 per la ACC e conducendo la sua squadra fino al torneo NCAA, dove ha perso al secondo turno di misura contro la Duke di Zion Williamson.

Selezionato da undrafted dai Boston Celtics quest'anno, ha collezionato solo due presenze, dimostrando di essere ancora un work in progress. I suoi margini di miglioramento sono tutt'ora ignoti, ma la carenza di un centro di livello per coach Brad Stevens potrebbe aprirgli qualche spiraglio.

Nel frattempo, è utile a far entrare in partita il pubblico, in un amore che si è visto recentemente solo per un certo Isaiah Thomas al TD Garden...

Kristaps Porzingis

Ed eccoci all'unico uomo con grandi aspettative di questo gruppetto.

Il lettone sin dai suoi anni nelle giovanili a Siviglia ha sempre dichiarato di ispirarsi a Dirk Nowitzki e Pau Gasol. Selezionato tra i fischi dai New York Knicks con la scelta numero 4 nel 2015, è stato poi spedito a Dallas, dove forma con Luka Doncic una coppia europea che, ecco, sembra funzionare...

Porzingis probabilmente non sarà mai una prima punta, un giocatore che da solo può cambiare il destino di una franchigia. I Knicks lo hanno ceduto anche per questo motivo. L'infortunio al ginocchio patito nel 2018, poi, ha spaventato la dirigenza della Grande Mela (dato che non ci sono precedenti di recuperi da rotture del legamento crociato per un giocatore alto 221 cm), e si è scelto di tankare e liberare spazio salariale per cercare grandi free agent - che poi, come sapete, non sono arrivati.

Quest'anno, in una squadra con un sistema consolidato, The Unicorn (soprannome che gli ha affibbiato Kevin Durant e che nel tempo è finito per descrivere un'intera - ma ristretta - categoria di giocatori) sta mostrando grandi segnali di miglioramento, soprattutto con una aggressività a rimbalzo che non si era mai vista (9.6 di media finor). Si è integrato perfettamente ed è complementare a Luka Doncic. Gli manca sempre qualche chilo a livello fisico e non è ancora molto efficiente in post up, anzi, ma ha tutto il tempo di migliorare in un progetto che lo vede finalmente coinvolto a tutto tondo.

#lukekornet #bobanmarjanovic #tackofall #kristapsporzingis

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