• Lorenzo Losa

Around the Sixers: casa dolce casa


In una fin qui altalenante stagione, i Sixers possono contare su una sicurezza: al Wells Fargo Center non si passa. Molte cose, però, cambieranno di qui ad aprile.

Ci è voluta una difesa a zona ben architettata (quella messa in piedi dagli Heat), una serata al tiro decisamente sfavorevole e un ex con il dente avvelenato, Jimmy Butler, per infliggere la prima sconfitta casalinga di Philadelphia in stagione. Il tutto dopo un ruolino di marcia che li aveva visti imbattuti per 14 partite.

A stretto giro di posta anche Dallas ha espugnato il fortino dei Sixers, che però è tornato ad essere tale nella sfida interna contro i Wizards e soprattutto nello showdown natalizio che li ha visti dominare per lunghi tratti i Bucks dell’MVP in carica Antetokounmpo. E sembrava che una vittoria del genere potesse definitivamente sbloccare Joel Embiid e soci, ma così non è stato, anzi. Confermando il leitmotiv di questa prima parte di stagione, Phila ha inanellato l’ennesima striscia di sconfitte consecutive, questa volta quattro, vanificando parzialmente quanto di buono fatto vedere nella suddetta sfida contro Milwaukee e nel resto della stagione.

Le ultime due settimane sono esemplificative dell’andamento stagionale della compagine guidata da Brett Brown. E ci hanno chiaramente mostrato da una parte quali siano le problematiche su cui lavorare, dall’altra i punti di forza su cui Philadelphia farà affidamento per il resto della stagione.

Un attacco da sistemare

Non è una sorpresa, i dubbi sulla fase offensiva di questo roster sono nati dal primo attimo in cui è stato assortito. La mancanza di pericolosità perimetrale e lo scarso fit tra giocatori chiave del team erano cosa nota e ne avevamo parlato anche nel primo appuntamento stagionale di questa rubrica.

Ci si aspettava però che con il passare del tempo la squadra acquisisse maggior confidenza e certezze; ad oggi, invece, il gioco a difesa schierata è ancora troppo macchinoso e facilmente leggibile dalle difese avversarie. Mancano le giuste spaziature e di conseguenza mancano fluidità e imprevedibilità.

Come evidenziano i dati di Cleaning the Glass, le difficoltà della squadra nell’attaccare a difesa schierata sono tangibili. Quindicesimi per punti ogni 100 possessi (94.8), ma non solo. Prendendo ad esempio una situazione in cui la squadra avversaria è quasi sempre interamente schierata in difesa, Philadelphia fatica tremendamente a generare punti da rimbalzo offensivo, in cui registra solo 97.8 punti ogni 100 possessi, penultimo dato nella Lega. E questo nonostante la quarta più alta percentuale di rimbalzi offensivi (28.5 %). La stazza di Philadelphia le consente di dominare la battaglia sotto le plance, ma nonostante ciò l’efficienza rimane terribilmente bassa in quanto spesso la difesa prima di arrivare al tiro è stata mossa poco e anche in una situazione di svantaggio riesce quindi a proteggere il ferro.

In una situazione del genere è chiaro che inizi a serpeggiare un certo malcontento tra le fila della squadra e le recenti dichiarazioni di Embiid dopo la sconfitta con Houston sono a tal proposito emblematiche.

“Per vincere di squadra dobbiamo aiutarci a vicenda, anche quando significa uscire dalla nostra comfort zone. Questo vuol dire che se ti devi spaziare e tirare, lo devi fare.”

Anche se non viene direttamente citato, sicuramente il suo compagno di squadra Ben Simmons era uno dei destinatari della critica.

Dichiarazioni inequivocabili e, forse, inappropriate. Criticare un proprio compagno davanti ai media non è mai la più saggia delle scelte, ma a Philadelphia negli anni ci hanno abituato a questo.

Da non escludere a questo punto che da qui alla trade deadline possa succedere qualcosa. L’ultima suggestione lanciata da Marcus Thompson di “The Athletic” parla di una possibile trade incentrata sullo scambio Simmons-D’Angelo Russel con i Warriors. Per ora solo "fantamercato", sia chiaro, ma sarà interessante vedere se e come evolverà la situazione.

Di certo un’altra, l’ennesima, gatta da pelare per coach Brett Brown, che nel frattempo sta studiando e mettendo in atto nuove soluzioni per nascondere il maggior difetto della sua point guard titolare. Una di queste è usarlo come bloccante in situazioni di pick&roll, giocata replicata più volte e con successo nella sfida contro Houston.

Come si nota dalle clip soprastanti questa può rappresentare una soluzione interessante per i Sixers, soprattutto in quelle serate, e saranno tante, in cui il tiro da fuori stenterà ad entrare.

Il difensore di Simmons infatti in una situazione del genere non può permettersi di aspettarlo in mezzo all’area, ma al contrario deve seguirlo per evitare che il compagno che subisce il blocco si ritrovi 2c1. L’australiano d’altro canto è in grado di sfruttare al meglio sia le notevoli doti fisico-atletiche, nel caso riesca a concludere nei pressi del ferro, sia le grandi abilità da passatore, in caso di aiuto difensivo.

Le certezze: difesa e fattore campo

A dispetto delle difficoltà offensive, Phila è solo a tre partite di distanza dal secondo posto ad Est. Ciò grazie soprattutto alla difesa e al rendimento eccezionale tra le mura amiche, di cui gli ultimi esempi sono le vittorie con OKC e Boston (contro quest'ultima il tabellino stagionale dice 3-0).

Mentre la prima delle suddette partite è stata portata a casa grazie a una buona prova balistica (13/26 da tre), abbastanza inusuale per questa versione dei Sixers, la seconda e più importante vittoria, arrivata contro una diretta rivale nella corsa al secondo posto nella Conference, è arrivata grazie a un grande secondo tempo, fatto di difesa forte e fisicità.

Infatti, nonostante l’assenza di Embiid (abbiamo parlato qui del suo recupero) negli ultimi due parziali i Sixers hanno dominato la lotta a rimbalzo 29-15, recuperando lo svantaggio accumulato nei primi due quarti e in generale surclassando sul piano dell’energia i Celtics (che però, va detto, erano alla seconda partita di un back-to-back).

Ancora una volta quindi la squadra di Brett Brown ha dimostrato cosa sia in grado di fare quando sfrutta appieno i suoi punti di forza, qualità che invece fatica enormemente a esprimere quando gioca lontano dalle mura di casa. In assoluto il dato che meglio fotografa la differenza tra il rendimento interno/esterno in stagione è il Net Rating: in casa +9.6, terzo miglior dato nella Lega, mentre in trasferta crolla a -2.2, che vale la 14esima posizione.

I numeri evidenziano ciò che si osserva anche a occhio nudo. I Sixers giocano con una fiducia e soprattutto un’intensità diverse quando calcano il parquet del Wells Fargo Center. Oltre alla recente doppietta di successi, due esempi su tutti rendono l'idea: l’opening night contro Boston e il già menzionato Christmas Game contro i Bucks. Due gare che per prestigio, copertura mediatica e aspettative sono la cosa che più si avvicina a una partita di Playoffs.

E proprio questo può essere un segnale positivo in vista della postseason. Quando si alza l’energia, come succede da aprile in poi, Philadelphia riesce a salire di livello. Ma prima di ragionare troppo in là, è necessario trovare stabilità e costanza, altri due requisiti fondamentali per andare lontano nei Playoffs.

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