• Claudio Biolchini

Attacca small, difendi BIG

Quali guardie possono reggere un matchup con un giocatore più grande? E con quali risultati?


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Foto: Celticsblog.com

Dopo aver scritto dei centri più versatili della Lega, proviamo a fare il gioco inverso e a chiederci quali guardie, o comunque giocatori con responsabilità di creation o di shooting, permettono di fare cambi difensivi senza pagare troppo pegno.


Ovviamente il fatto che un piccolo marchi un lungo è molto poco frequente, perché tendenzialmente si concede un facile avvicinamento a canestro; ma reggere i cambi difensivi e qualche possesso permette ad alcune squadre di attuare specifiche difese e/o di avere un attacco fluido quando il mismatch si ribalta dall'altra parte del campo.


Abbiamo selezionato 10 guardie-ali piccole sotto i due metri di altezza che hanno dimostrato di possedere gli strumenti fisici, tecnici e attitudinali per contenere un avversario (molto) più grosso e pesante, e ricevono questo tipo di responsabilità dai loro coach.


In questa tabella, innanzitutto, vediamo il loro indice di versatilità, grazie a Basketball-Index:



In quest'altra tabella vediamo, invece, i loro dati di frequency contro centri e ali grandi, quindi in situazioni di evidente svantaggio fisico:



Quello che possiamo capire con questa tabella è che le mancanze a roster della squadra o la scelta di attaccare small influisce in maniera decisiva sui compiti difensivi delle guardie. La mancanza di una vera PF fisica di Boston Celtics, Utah Jazz, Phoenix Suns e Minnesota Timberwolves, ad esempio, obbliga i piccoli ad un extra sforzo.


James Harden risulta relativamente molto spesso (14%) accoppiato con i centri, dato che Kevin Durant è stato spesso infortunato e DeAndre Jordan sacrificato nei finali di gara. E se fosse il Barba il giocatore più importante del trio di stelle, con la sua defense versatility ad oltre 90?


James Harden è un vero jolly difensivo, grazie al suo tonnellaggio, alla capacità di assorbire i contatti, al buon posizionamento vicino a canestro e a delle mani molto veloci. Qui non indietreggia di un millimetro contro Kawhi Leonard, uno dei migliori post players della Lega:



Jae Crowder passa più del 46% del suo tempo difensivo marcando centri o ali grandi. Le scelte fortemente perimetrali fatte in Arizona, così come quelle degli Heat dello scorso anno, poggiano sulla sua capacità di accoppiarsi con le PF avversarie nella metà campo difensiva. Anche lui ha il peso per resistere alle spallate sotto canestro, oltre che un'inesauribile intensità. Le poche responsabilità offensive - in attacco sostanzialmente è solo un tiratore - gli permettono di spendere molto in difesa.


Anche Jaylen Brown e Marcus Smart hanno un bel da fare per compensare la leggerezza di Boston sotto canestro, nonché le dimensioni ridotte di Kemba Walker, spesso preso di mira.



Smart ha quello che non si può insegnare: una fame, una voglia di aggredire l'avversario a prescindere da chi sia, e dalla zona del campo in cui viene attaccato. Nel video qui sopra, stesso trattamento, sia per Devin Booker che per Dario Saric. JB ha notevolmente irrobustito il suo fisico rispetto ai primi anni, e il suo 80.1 di indice di versatilità ci spiega bene come venga utilizzato in diversi matchup, e di come coach Brad Stevens intenda gestire tatticamente la squadra in difesa.


Jrue Holiday in difesa è per certi versi il giocatore più simile a Marcus Smart in tutta la NBA. Fisico compatto in un baricentro basso, stance sempre perfetta anche durante lo scivolamento, voglia di aggredire il palleggiatore e mani veloci. I Bucks hanno già tanti giocatori che possono difendere su più ruoli, quindi lui viene impiegato spesso sui palleggiatori - ma ai Playoffs, quel 19.6% di tempo difensivo contro centri e ali grandi, potrebbe aumentare.


Royce O'Neale è praticamente l'unico vero specialista difensivo tra gli esterni di Utah, come conferma la difficoltà media dei suoi matchup difensivi e lo Usage che ha difeso finora in stagione (23.4%) - entrambi i dati sono nella top-5 della Lega.


Anche i Jazz non hanno un'ala grande affidabile, e lui è chiamato a un superlavoro. Non si dà mai per vinto, e anche quando sembra che lo stiano superando, recupera velocemente la posizione tra palleggiatore e canestro. Contesta qualsiasi tiro, anche quando sembra non necessario. E' fastidioso con la mano sempre davanti agli occhi dell'avversario.


La sua debolezza è un fisico non da corazziere per questi livelli. Ma si capisce perfettamente, anche dal video qui sotto, che la costanza del suo sforzo difensivo è l'unico motivo per cui può giocare, con un talento certamente limitato, in una contender:



Danny Green e Dejounte Murray hanno le loro lunghissime braccia a disposizione per provare ad anticipare i passaggi ai lunghi o contestare i tiri. Anche per loro frequency bassa, ma una discreta affidabilità: per cambi occasionali, possono resistere quel tanto che basta per non concedere un vantaggio istantaneo e far arrivare un raddoppio con i tempi giusti.


Murray ha una mobilità laterale e una capacità di anticipare la giocata straordinaria. Qui sopra l'atacco di Golden State, dopo un cambio lontano dalla palla, prova un passaggio interno, ma lui capisce tutto e si mangia il pallone correndo sulla linee di passaggio. Un deterrente per qualsiasi passaggio.


Green, da buon veterano, conosce i trucchi del mestiere. Nel possesso qui sopra nega il contatto e "frega" Morris: sembra che voglia coprire il centro, ma rapidamente si sposta dall'altra parte per una deflection che causa la palla persa. Notate come nessun compagno abbia la minima intenzione di aiutare: a Philadelphia si fidano ciecamente del tre volte campione NBA.


I dati più bassi di frequenza del nostro campione appartengono a Lonzo Ball. Questo soprattutto perché i Pelicans hanno Adams e Williamson nel quintetto base, facendo moderato uso della small ball. Tuttavia, con la sua potenza di gambe, lunghezza delle braccia e ottima rapidità di salto, Lonzo può resistere bene in post contro avversari non troppo pesanti. Dovrà irrobustirsi nella parte superiore del corpo per migliorare ancora.


Tutti ricordano le due schiacciate, ma Anthony Edwards è stato scelto alla 1 anche per le sue prospettive difensive. E in Minnesota lo stanno decisamente testando: il 19.5% del suo tempo difensivo è impiegato contro le PF avversarie, il quarto più alto della nostra selezione. Non male per un rookie alto solamente 193cm, ma è la conferma che l'obiettivo è farlo diventare un two-way player. Baricentro basso e una forza già importante, un fisico simil-Holiday: il tentativo ha decisamente senso.


Ora, con la tabella sotto, vediamo il rendimento contro i centri. Prima, però, una doverosa premessa: questi dati sono influenzati, oltre che dalla quantità di possessi, anche dalle scelte difensive degli allenatori, perché è ovviamente rarissimo vedere una guardia lasciata in single coverage contro un centro. Quindi, una brutta organizzazione difensiva sulle rotazioni, o magari la scelta di negare il tiro da oltre l'arco "intorno" al mismatch, cambia notevolmente questi dati.



Harden, Crowder e Ball hanno i dati peggiori come punti per possesso, ma abbiamo visto che i primi due sono i più sollecitati. Lonzo invece concede oltre il 70% dal campo, e il discorso è lo stesso fatto in precedenza sulla sua costituzione fisica.


Edwards e O'Neale, non a caso i meno equipaggiati fisicamente, concedono buone percentuali. A differenza di un eroico Marcus Smart, con appena 1.14 punti per possesso concessi e un misero 39% dei suoi avversari più fisici. Dati degni delle sue due apparizioni consecutive (2019, 2020) nell'NBA All-Defensive First Team.


Rimanendo in casa Celtics, ottimi i numeri anche di Jaylen Brown, segno anche che su queste situazioni il coaching staff dei Boston Celtics lavora molto bene a livello collettivo.


Ed ecco, nella tabella qui sotto, i dati contro la ali grandi:



Fenomenale Crowder, primo sia come punti che come percentuale concessa: difendere contro le ali è la sua confort zone, e anche per questo è lecito penare che i Miami Heat lo abbiano lasciato partire con troppa leggerezza.


Royce O'Neale "regge", segno che è solo il divario fisico il suo problema, così come £regge" il Barba, che invece non ha certo problemi di gap fisico contro un'ala.



Conclusioni


Per essere un difensore in grado di accoppiarsi coi lunghi servono ovviamente varie qualità, in primis fisiche, ma è visibile il fatto che certe situazioni si possono allenare - non a caso abbiamo due Celtics tra i più performanti. Le mancanze di talento e in generale del roster, poi, possono condizionare tanto i giocatori, che devono sopperire con una volontà ferrea, come nel caso di O'Neale. A tutto questo si unisce l'esperienza, che è fondamentale - chiedere a veterani come Holiday, Smart e Green.


La specializzazione, comunue, esiste sia in attacco che in difesa. Lonzo Ball, di certo non un cattivo difensore, anzi, è da considerarsi uno specialista solo quando opera sul palleggiatore. Avrà tempo per migliorare, così come Edwards, il cui impatto difensivo su più posizioni per ora si è solo intravisto.