• Mattia Tiezzi

AtWCF: "Chris Paul is stamped regardless"


Post-game, Suns-Clippers G6 (Zoom)


1993. L'anno delle ultime NBA Finals raggiunte dai Phoenix Suns.


2. Le partecipazioni totali delle franchigia su un simile palcoscenico prima di quest'anno.


0. I "Larry O'Brien" Championship Trophy che hanno raggiunto l'Arizona, e zero sono anche le Finals giocate da Chris Paul. Così, almeno, fino ad oggi.



Sono 41 i punti messi a referto da Point God per chiudere gara 6 e battere dei redivivi Los Angeles Clippers, orfani del loro miglior giocatore ma comunque aggrappati alla serie fino alla fine. Onore alle leggendarie Western Conference Finals giocate da Paul George, con 28.6 punti di media e molto, molto altro, poiché sarebbe superficiale limitarsi a questo.


In ogni caso, adesso, come accade sempre nella storia, la parola spetta ai vincitori. E sapere di essere alle NBA Finals, per i Suns e Chris Paul, "sounds so good".




Post-game, Suns-Clippers G6 (Zoom)

La conferenza stampa in casa Suns gira attorno a due grandi temi: l'euforia per le NBA Finals e Chris Paul.


Sul primo argomento spende belle parole coach Monty Williams, che condivide la conferenza stampa post-partita con l'assistant coach Randy Ayers:

Sono infinitamente grato per la benedizione che ho ricevuto. Con Randy stiamo ancora cercando di realizzare le emozioni dei ragazzi.

Più tardi risponderà anche ad una domanda riguardante il fatto di essersi immaginato qui durante la stagione:

Al nostro team sono accadute un sacco di cose buone. Non sapevo che ci saremmo trovati qui, ma non posso dire che non sia ciò per cui abbiamo lavorato. Quando hai dei ragazzi così, come Chris, Devin, Jae o DA, sai che è possibile. Non potevo saperlo per certo, ma di sicuro ci ho pensato.

A proposito di DeAndre Ayton:

Ha capito come affrontare il lavoro, lo abbiamo visto dominare serie dopo serie in campo, e lavorare giorno per giorno fuori. Sta abbracciando il proprio ruolo per diventare un ottimo giocatore di pallacanestro.

Post-game, Suns-Clippers G6 (Zoom)

Jae Crowder arriva, dopo i due coach, molto sorridente in sala conferenze:

Ero alle NBA Finals l'anno scorso, e ancora penso a "4 more". Sto ancora cercando di realizzare questo e di godermelo.
(Ride alla domanda sullo spogliatoio) La squadra è giovane: abbiamo ballato, c'era della musica, qualche abbraccio, delle lacrime... è stato un anno duro per tutti, ma stiamo uscendo insieme come una cosa sola. Stiamo cercando di realizzare questo momento per renderlo ancora più speciale.
Manterrò la mia promessa! Quattro vittorie e poi "salsa" coi tifosi, dovete crederci!

Post-game, Suns-Clippers G6 (Zoom)

Devin Booker, invece, parla anche del suo passato, di come questo traguardo per lui e i Suns sia stato un "long time coming":

Abbiamo visto il fondo. Mi hanno accolto dal primo giorno, "I've put my head down", è una relazione difficile da descrivere, ho lavorato sodo e c'è stato amore anche quando stavamo toccando il fondo. Phoenix è la mia città, come un'altra casa.

A chiudere sull'argomento è DeAndre Ayton, che parla di come sia qualcosa di più grosso della Pac 12 a Vegas, quando perse contro i Buffaloes nella sua ultima esperienza collegiale. Elogia poi la città di Phoenix:

It's amazing! (riguardo giocare nei Suns) Conosci il tipo di città e tifosi, l'associazione e i compagni, ma quando conosci il resto...

Post-game, Suns-Clippers G6 (Zoom)

Dopo questa serie di dichiarazioni, un paio di gag a microfono spento e frecciatine a Patrick Beverley, si chiude il primo argomento e si apre il secondo: Chris Paul.

Prima di questa partita erano state mosse critiche alla sua produzione, ma io sapevo che era solo questione di tempo. Questo è ciò che è Chris. Era stanco, ma oggi ha prodotto punti, orchestrato le operazioni. Mi sentivo solo di abbracciarlo (Monty Williams)
Gli ho chiesto: "Can you taste that? No", e siamo tornati a giocare. Poi gliel'ho chiesto di nuovo, ma ha dato la stessa risposta, dicendo di restare concentrati. Alla fine, nel quarto periodo: "All right, I can taste it now." (Jae Crowder)
Di Chris Paul si è perso lo stampo. Tutto quello dopo di lui è in eccesso. Gli serve l'anello, ma non ha bisogno di questo per dimostrare di essere una delle migliori point guard all-time. Tra di noi c'è zero ego, abbiamo discussioni di alta qualità, vogliamo entrambi il successo del team. (Devin Booker).

Se questo non bastasse, ci pensa lo stesso Chris Paul a mettere sul banco le proprie motivazioni. Dopo aver dichiarato di essersi sottoposto ad una risonanza magnetica al polso (pensando: "All right, ci risiamo!), parlato del Covid e di tutti i problemi negli anni, risponde così ad una domanda sul fatto che si potesse essere messo in dubbio:

No, I ain't built like that.

Spiega, se servissero, le motivazioni (e nel frattempo Devin Booker gli fa sedere di fianco il trofeo):

Non ho mai dimenticato quando, nel 2018, non ho potuto giocare le ultime due a Houston. Ho ricevuto il cappello e la maglietta delle Conference Finals che erano già pronti.
Questo è tutto parte del processo, da Sam Presti, alle mie parole con D-Book, a James Jones. Tutto ciò è accaduto perché fossimo parte di questo processo.

Nel corso dei ringraziamenti, da coach Williams a Chauncey Billups (definito "my family" da Paul), lascia due parole ironiche anche sulla spinta di Patrick Beverley (su cui Crowder aveva commentato: "We knew we broke them"):

Fa male, brucia!

Sicuramente a non far male è questa vittoria, che porta in casa dei Suns tanto entusiasmo, e condanna i Clippers all'ennesima eliminazione, che farà ancora più male per il "what if" di Kawhi Leonard (ne abbiamo parlato qui).