• Andrea Campagnoli

Come cambierà la filosofia di Brad Stevens, dietro la scrivania?

Vedremo una versione diversa di Brad Stevens, ora che è entrato nel Front Office dei Boston Celtics?


FOTO: NBA.com

Questo articolo, scritto da Wjsy per Celtics Blog e tradotto in italiano da Andrea Campagnoli per Around the Game, è stato pubblicato in data 14 giugno 2021.



Per la maggior parte degli otto anni della sua carriera di allenatore, Brad Stevens ha sempre impiegato un approccio "democratico" al gioco. Oversimplified, ha sempre previsto la condivisione della palla in attacco, pacing-and-spacing, reading-and-reacting e la diffusione delle responsabilità in difesa.


Questo metodo ha funzionato spesso, a partire da quando Boston ha fatto i Playoffs nella seconda stagione di Stevens con un gruppo che era come una famiglia e che includeva Evan Turner e Jae Crowder, fino ad arrivare agli “Hospital” Celtics del 2019, che sono arrivati a Gara 7 delle Finali della Eastern Conference nonostante le pesanti assenze di Kyrie Irving e Gordon Hayward.


Stevens ha incarnato quella che ai Celtics è la definizione ideale di cosa sia un allenatore. Senza avere in squadra uno dei migliori 10 giocatori della Lega, è sempre - o quasi - andato oltre le aspettative.


Dopo aver portato i Butler Bulldogs a due finali consecutive nella sua avventura da coach collegiale, Stevens in NBA ha saputo aggiungere al suo palmarès tre viaggi in quattro anni alle Conference Finals - contro squadre che erano costantemente più attrezzate della sua.


Questa è una breve narrazione della carriera da allenatore di Stevens (se questa è veramente la fine), che per anni è stato visto come una delle giovani menti più brillanti del gioco. Ora, però, essere parte di un front office in NBA vuol dire trasformarsi in un animale diverso, così diverso che la sfida potrebbe costringere Brad ad andare anche contro i suoi istinti da coach.


Come capo allenatore, cerchi di adattare tutto quello che hai per farlo rendere al meglio. Ma come President of Basketball Operations, Stevens sarà invece incaricato di cercare per l'intera Lega ciò che i Celtics non hanno e ciò che potrebbe renderli migliori, il tutto con un occhio sugi aspetti economici di queste operazioni, nel breve e nel lungo termine. Se l'obiettivo finale è lo stesso, il lavoro non potrebbero essere più diverso.


La proprietà ha chiarito la linea di separazione. "Ai Celtics, questi sono due lavori separati", ha detto Wyc Grousbeck all'introduzione di Stevens nel front office.



La lega delle superstar


Anche per un ex allenatore di college abituato al cambiamento (con cicli di recruitment e di laurea) e abituato ai terremoti in casa Celtics, quelle da PBO sono acque totalmente inesplorate per Brad. Ora sarà responsabile di mosse vitali e di conseguenza della pressione e del giudizio del pubblico che ne deriva.


Dovrà abbracciare una logica che potrebbe sembrare estranea per un capo allenatore, abituato a cercare di tenere insieme la sua squadra piuttosto che avere un'idea su come cambiarla.



"Una delle cose che ho imparato stando vicino a Danny Ainge è che hai un lavoro da fare, hai una responsabilità. Quella responsabilità è verso i Boston Celtics, verso i nostri fan e verso la ricerca dell'eccellenza e la voglia di competere per vincere", ha detto Stevens del suo nuovo lavoro. "Ma anche preoccuparti delle persone ed essere lì per fare tutto ciò che puoi per aiutarle."


C'è anche la pressione ereditata dall’essere il successore di Ainge. Durante il mandato di Stevens come head coach, Trader Danny ha fatto tante ottime operazioni. Come, senza andare troppo indietro, scambiare un anno di Avery Bradley per due stagioni di Marcus Morris, o sacrificare una scelta al primo turno per liberarsi della player option di Enes Kanter e quindi firmare Tristan Thompson.


Si è sentito spesso parlare dell'assenza di mosse (e di coraggio) da parte di Ainge negli ultimi anni per far fare alla squadra il definitivo salto di qualità, ma Danny è stato costantemente alla ricerca di modi per rendere migliori i Celtics. Ovviamente, questo spesso significava vedere i giocatori come contratti, piuttosto che come persone - il che è diventato problematico quando questo approccio ha riguardo un idolo dei tifosi come Isaiah Thomas.


Stevens ha riferito che ha già avuto un ruolo centrale nel processo decisionale nel corso degli anni. "Brad ha partecipato a molte delle nostre riunioni", ha detto Ainge a Adam Himmelsbach (The Boston Globe). "Aveva domande su come gestire il salary cap, aveva idee, parlava con gli agenti per noi, ed era in tutte le grandi discussioni che abbiamo avuto. Non è qualcuno di nuovo, che non è mai stato in questa posizione prima. È stato fondamentalmente un Assistant General Manager, e penso che questa sia una buona progressione. Non penso che sarà un salto nel vuoto come alcuni dicono".


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C'è chi pensa che dopo diverse stagioni ad allenare la squadra - in particolare le ultime cinque con Jaylen Brown, Jayson Tatum e Marcus Smart - Stevens abbia idee precise su ciò di cui questo roster ha bisogno per fare il definitivo salto di qualità. Tuttavia, dove BS potrebbe inciampare è nell'aspetto da seller (venditore) di giocatori, in cui Ainge è sempre stato eccellente - complice anche il grande lavoro dello staff tecnico sui role player e sul loro rendimento a Boston.


Bisogna poi dire che Ainge ha avuto il merito, durante il mandato di Stevens, di rendere Boston una destinazione attraente. Come ha notato Daniel Lubofsky, "Boston ha firmato tre All-Star free agent in quattro anni: Al Horford, Gordon Hayward e Kemba Walker. Non male, per una franchigia che tradizionalmente non è mai stata una destinazione primaria di free agent."


Parte di quel fascino che ha permesso ciò derivava da Stevens e dal lavoro che ha svolto il coach dei Celtics. In meno di un anno, Isaiah Thomas è diventato un legittimo candidato al premio di MVP, il che ha portato alla firma di Horford, che ha portato alla riunione con Hayward, che si è trasformata nella presa di Walker.


Fortunatamente, Stevens non avrà un inizio molto traumatico. Ha già due pietre miliari della franchigia bloccate a lungo termine - ovviamente Brown e Tatum. Ora, prima di tutto, deve scegliere un allenatore per sostituirlo che si fonda bene con i suoi due giovani All-Star: una responsabilità e sfida che potrebbe essere più difficile ancora che convincere i max free agents a giocare a Boston. Stiamo a vedere.


Che strana posizione, in ogni caso, che deve essere per Stevens, chiamato a riflettere su ciò che ha funzionato nel suo tempo con Tatum e Brown, e allo stesso tempo sui suoi errori, per trovare un allenatore che possa portare un concreto miglioramento.


Da capire, qui, è quanta voce in capitolo i Jays avranno nell'assunzione del nuovo coach. Tatum e Brown avranno certamente un peso, ma il valore di questo peso non è ancora chiaro. D'accordo, non sarà l'influenza che può esercitare LeBron James su un front office, tuttavia i prossimi tre anni saranno decisivi nel loro sviluppo; ed essendo considerati fondamentali per la squadra, nonché i designati partner nella caccia al titolo numero 18 della franchigia, dovrebbero essere influenti nella scelta del prossimo allenatore.


Questo potrebbe significare assumere qualcuno come Mike D'Antoni, l'ingegnere dietro i Seven-Seconds-Or-Less Suns costruiti intorno a Steve Nash e i James Harden Rockets. Ma D'Antoni è diventato anche un serio candidato per i Blazers dopo l'addio di Stotts, in parte a causa del suo talento a costruire squadre attorno ad una stella - in questo caso, Lillard.


In un certo senso, D'Antoni è l'antitesi di Stevens come allenatore. Le stagioni di maggior successo di Brad al college e nei professionisti sono state segnate dall’avere tanti giocatori in grado di contribuire; e ha spesso faticato con più di una stella in squadra.


In una certa misura, è possibile che il cambiamento di Stevens nel suo stile da allenatore visto quest'anno rifletta già un nuovo paradigma. I Celtics erano più ISO-dipendenti, nel 2021. Questo non vuol dire che Brad stesse innescando la miccia per la sua sostituzione o tramando la sua promozione dall'inizio della stagione, ovviamente. È solo stato il suo tentativo di costruire una squadra vincente in una stagione tutt'altro che semplice a Boston. Questa è una lega di superstar.