• Nicola Ripari

Ben Simmons ha le chiavi dei Playoffs dei Sixers


FOTO: NBA.com

Questo articolo è stato scritto da Derek Stein per The Lead e tradotto in italiano da Nicola Ripari per Around the Game.



Ben Simmons è l'antagonista di Rudy Gobert per il titolo di DPOY da tutta la stagione. E' il prototipo del giocatore che può difendere più posizioni, avendo dimostrato di potersi accoppiare praticamente con quasiasi tipo di attaccante in NBA.




Le abilità offensive da facilitatore di Simmons si fondono alla sua grande abilità difensiva, soprattutto grazie alla capacità di leggere in fretta quello che succede in campo. Proprio quelle buone letture sono molto utili a Ben in fase difensiva, consentendogli spesso di intuire le intenzioni dell'avversario con la palla in mano e quindi ottimizzare il suo strapotere fisico-atletico per intercettare o rubare la palla, o comunque per mettere pressione sull'attaccante. La rapidità laterale e l’impressionante velocità verticale fanno il resto.


Sotto una raccolta di azioni difensive di Simmons, che mettono in mostra le sue doti:



La seconda migliore abilità di Simmons è il playmaking. Sin dalla notte in cui è stato draftato, nel 2016, Ben è stato paragonato - per il mix di doti fisiche e come passatore - ad alcuni dei più grandi giocatori del passato e del presente, come Magic Johnson e LeBron James. "Atleti fenomenali con visione del campo clamorosa" sembra il miglior modo per descrivere questi giocatori - compreso Ben Simmons.


L’abilità del giocatore australiano di trovare l’uomo aperto è sempre stata sotto gli occhi di tutti. Possiede una media, in carriera, di 7.7 assist a partita e la sua priorità è sempre stata coinvolgere i compagni: ha una media di 65 passaggi a gara, verso 10 giocatori differenti. Simmons crea gran parte dei sui assist in “drive-and-kick”: la penetrazione all’interno dell’area e lo scarico verso un tiratore sul perimetro.


Doc Rivers e il suo assistente Sam Cassell hanno lavorato molto quest'anno per trasformare Simmons in un “playmaker poliedrico”, per citare Keith Pompey del Philadelphia Inquirer. Questa definizione ricalca un po' ciò che ha affermato Rivers sul conto di Ben: “Lui non è una point guard, non è un 2, nemmeno un 3... è un giocatore a tutto-campo. Lo mettiamo in ogni posizione del campo, senza distinzione di ruolo.”



Il video qui sopra mostra alcune immagini di giocate offensive di Simmons e di alcuni schemi utilizzati da Philadelphia questanno. Dovrebbe essere sufficiente per ridimensionare chi etichetta Simmons come “completamente inutile in attacco”. Un'opinione che ha preso fin troppo corpo negli ultimi anni.


Detto questo, la fase offensiva di Simmons ha il grande limite che tutti conoscono. È fatto risaputo che non abbia un buon jump shot, anzi, che non ne tenti proprio. Una manciata di tiri da fuori dal pitturato a stagione sono ancora in grado di infiammare i tifosi dei Sixers...


Per quanto sia deprimente scrivere una cosa simile, la realtà è che questo aspetto del suo gioco non è cambiato di una virgola dall'entrata nella Lega nel 2016. E col passare del tempo, le difese gli concedono sempre meno di entrare nel pitturato, ovviamente. Simmons sta facendo registare le medie più basse della sua carriera, in termini realizzativi.


La sua mancanza di sviluppo offensivo crea molte perplessità. Avere un jump shot o comunque una dimensione in attacco anche al di fuori del pitturato è fondamentale, oggi più che mai, in questa Lega.



Scoring e mancanza di tiro


Ben Simmons è una point guard solo sulla carta. In realtà, il suo gioco può essere comparato più a quello di un centro o di un’ala forte (degli anni '90), motivo per cui fare paragoni con altre point guard non ha molto senso.


Giannis Antetokounmpo e Zion Williamson sono due tra i giocatori più dominanti della Lega anche se hanno problemi col tiro da fuori. Nel loro caso, è l’aggressività e la volontà di attaccare il ferro a fare la differenza. Quella che Doc Rivers - lo ha detto tante volte quest'anno davanti ai media - vorrebbe vedere più spesso con Ben Simmons.


L'australiano, però, è storicamente poco costante nell’attaccare il ferro. Alcuni legano questa poca inclinazione alla sua capacità di facilitatore: io ritengo che sia una spiegazione priva di fondamento. I migliori creator dell'NBA utilizzano la loro capacità realizzativa per sfidare le difese e attirarle su di sè, così da garantire agli altri compagni di gioco lo spazio per prendere tiri ad alta percentuale. E così, l'impatto di Simmons come playmaker potrebbe essere aumentato in modo consistente, se avesse maggiore aggressività in attacco.


Simmons tira con il 66% al ferro (89esimo percentile tra i pari-ruolo), un dato che era addirittura al 71% (95esimo percentile) durante la sua rookie season. Il suo finishing, si sa, è di alto livello. In Regular Season, però, ha preso solo 10.1 tiri a partita (career-low) e nelle prime due partite di questi Playoffs non ha segnato neanche un tiro libero (0/6 in Gara 1). Attaccare il ferro con più frequenza, subire dei falli e segnare qualche canestro nella restricted area chiuderebbe le difese avversarie e favorirebbe molto i suoi compagni.



I problemi in post-season


Simmons non ha un’esperienza Playoffs così ampia. L’anno scorso, nella Bubble, ha dovuto saltare per intero la serie contro i Celtics per un problema fisico.


Nel 2018 giocò un'infausta Gara 2 di Semifinali della Eastern Conference, in cui fu criticato per aver segnato solo un punto e perso 5 volte palla in 30 minuti. L’anno successivo, nel 2019, il 76ers hanno affrontato i Raptors di Kawhi Leonard in una serie tanto epica quanto sfortunata per Simmons e compagni. Ci furono tanti fattori in gioco: la stato di salute di Embiid, che ne limitò l’utilizzo, la super-difesa dei Raptors e decisioni opinabili da parte di coach Brett Brown. Ciò nonostante, gli 11.6 punti di media nella serie di Simmons, andato in lunetta solo una volta e in generale attaccando molto poco il ferro contro difesa schierata, non sono quello che ti aspetti offensivamente da un All-Star.



La serie contro Washington e i Playoffs 2021


I 76ers hanno sconfitto i Washington Wizards sia in Gara 1 (125-118), sia in Gara 2 (120 -95). Nella prima partita, Phila è stata trainata da una grande prestazione di Tobias Harris, che ha messo a referto 37 punti in altrettanti minuti, mentre Joel Embiid ha aggiunto i suoi “soliti” 30 punti.


Il contributo offensivo di Simmons è stato consistente finora contro i Wizards. Dopo i 15 rimbalzi e 15 assist di Gara 1, nel secondo atto ha preso ben 15 tiri dal campo (segnandone 9 - 73.3%), mettendo a referto 22 punti in 28 minuti, e aggiungendo 9 rimbalzi, 8 assist e il solito lavoro nella metà campo difensiva.



In Gara 1, ha tirato 3/9 dal campo e, cosa ancora più frustrante, 0/6 dalla linea del tiro libero. Ha messo in luce, insomma, tutto ciò che abbiamo detto sulla fase offensiva di Ben Simmons sino ad ora.


Un magior contributo della panchina avrebe potuto contribuire in Gara 1 a rendere la vita più facile ai Sixers, che probabilmente sarebbero andati 0-1 nella serie senza la serata eccezionale di Tobias Harris. La panchina ha segnato 11 punti meno rispetto alla media in stagione regolare (37.3). L'aumento di aggressività e produzione offensiva di Simmons diminuirebbe di molto la pressione su giocatori giovani come Tyrese Maxey, Shake Milton e Furkan Korkmaz.


Voglio comunque sottolineare che Simmons, complessivamente, è stato decisivo nella prima vittoria della serie, così come nella seconda. Questa analisi non vuole screditare il giocatore, anzi. Il punto focale è evidenziare però le sue mancanze in atacco, e come questa possano avere grande impatto sulle prestazioni dei Sixers.


Phila ha obiettivi importanti in questa post-season, e probabilmente ci saranno serie molto più dure di quella contro Westbrook, Beal e compagni. Le squadre che fanno strada nei Playoffs sono quelle con poche debolezze e maggiormente in grado di sfruttare le carenze dell’avversario. Le prestazioni offensive di Simmons potranno essere decisive più avanti.


A Phila c’è una certa pressione quest'anno, dopo la stagione pazzesca di Embiid. E uno dei motivi per cui Simmons viene spesso criticato è la sua (in)compatibilità con il centro camerunense. Il fit tra i due non è mai stato ideale, e la preoccupazione di Phila è che Simmons non sia in grado di sviluppare neanche in futuro quelle capacità necessarie per essere adatto a stare vicino a Embiid e valorizzarne le qualità.


Embiid e Simmons hanno giocato bene insieme per tante partite quest'anno, con i Sixers che si sono guadagnati la prima posizione a Est. Sicuramente Ben Simmons è stato uno dei principali artefici del successo della franchigia, grazie al suo playmaking e alla sua difesa. Ciò nonostante, le circostanze a volte cambiano rapidamente nei Playoffs.


Questa squadra avrebbe il potenziale per giocarsi le NBA Finals. Ha un candidato (credibile) al premio di MVP in Joel Embiid, un giocatore complementare a livello All-Star in Tobias Harris e un roster ben costruito in entrambe le metà campo, con diversi tiratori affidabili e alcuni ottimi difensori.


Ben, in tutto questo, ha letteralmente le chiavi per portare al livello successivo la squadra di Doc Rivers.