• Alessandro Di Marzo

Rip Hamilton e la telefonata con "Masked Devin Booker"


FOTO: NBA.com

Questo articolo, scritto da Marc J. Spears per The Undefeated e tradotto in italiano da Alessandro Di Marzo per Around the Game, è stato pubblicato in data 21 giugno 2021.



Richard “Rip” Hamilton viene ricordato per il frequentissimo utilizzo di una maschera protettiva quando scendeva in campo. Già in passato aveva dato consigli a Kobe Bryant, Joel Embiid e JR Smith con lo scopo di aiutarli a giocare al meglio - questa volta è stato il turno di Devin Booker.


Prima di Gara 3 delle Western Conference Finals, infatti, il telefono di Hamilton è squillato. A parlargli era Devin, dopo il un brutto infortunio al naso in seguito ad uno scontro con Patrick Beverley in Gara 2:


Hamilton ha parlato con The Undefeated riguardo a questa chiamata.

“Gli ho detto che una maschera non avrebbe influenzato il modo di tirare. È fastidiosa, ma bisogna accettarlo e cercare di non toglierla mai, nemmeno in lunetta, in panchina o durante un timeout. Ci si preoccupa maggiormente della maschera quando non la si indossa: man mano che la si tiene, aumenta la fiducia. Chiaramente si è più protetti quando si penetra e quando si è a rischio di contatti duri. È come se fossi invincibile.”

Tuttavia, in Gara 3 allo Staples Center contro i Los Angeles Clippers, Booker è apparso più vicino al mortale che all’invincibile: ha infatti sbagliato 16 tiri su 21, con 1/7 da tre punti, concludendo con un Playoffs-low di 15 punti.


La partita dei Phoenix Suns (106-92) è stata condizionata dalla sua maschera? Non per la guardia 24enne:

“Mi va bene giocare con la maschera sul volto. Non mi influenza.”

Anche coach Monty Williams ha detto la sua:

“Difficile da dire, ma so che lui non vorrà sentire scuse.”

Booker, nativo di Grand Rapids, ha vissuto la maggior parte dei suoi anni in Michigan con suo padre Melvin, prima di approdare a Moss Point, Mississippi, al secondo anno di high school. È da sempre tifoso di Detroit, ed è cresciuto proprio col mito di Hamilton, che con Detroit segnò 18.4 punti a partita dal 2002 al 2009 e vinse il titolo NBA nel 2004, nelle Finals contro i Lakers. E, proprio come Booker, aveva un'arma letale: il mid-range jumper.

I due si sono incontrati per la prima volta a Toms River, New Jersey, quando Devin aveva 17 anni. Nel 2014 Booker aveva giocato il Mc Donald’s All-American Game, venendo etichettato come un “five-star recruit”, ma Hamilton non sapeva chi fosse.

“Mi disse che ero il suo idolo quando era più piccolo e che stava cercando di entrare in NBA. È stato strano incontrarlo a Ocean Beach, dato che ho giocato molto a Detroit, vicino a dove ha vissuto. Non conoscevo ancora le sue grandi qualità cestistiche, al tempo.”

Hamilton e Booker, poi, si sono incontrati un’altra volta, nel 2019, durante un’esibizione in Messico in cui hanno avuto l’opportunità di scambiarsi la maglia: a Hamilton quella di Phoenix, a Booker una divisa vintage dei Pistons.


Impossibile dimenticare questi incontri per il prodotto di Kentucky:

“Ho sempre detto che è il mio idolo. Prima di questa chiamata gli avevo parlato solo brevemente.”

Hamilton ha iniziato a indossare una maschera protettiva dopo ben 3 rotture del setto nasale, ma ha continuato a farlo anche dopo il recupero degli infortuni, motivo per il quale è diventato il suo “signature look”.

FOTO: USA Today

Tempo fa, tra l'altro, il tre volte All-Star - che oggi è al lavoro per lanciare il proprio brand di maschere - se l'era presa con l’NBA per aver permesso a LeBron James di indossare una maschera completamente nera:

“A me l’avevano sempre vietato. Perché LeBron può?”

Tornando alla conversazione tra lui e Booker, i temi toccati sono andati oltre alla protezione per il naso:

“Ho pensato che non ci sarebbe stato miglior momento di questo per farmi dare qualche consiglio. Abbiamo parlato per qualche minuto e l’ha fatto, caricandomi anche mentalmente per giocare.”

Booker ha dimostrato a Hamilton e a tutti i suoi compagni di essere un duro. Il naso ha infatti subito danni in tre aree diverse, ma Devin è comunque volato in California per Gara 3. La parte più difficile? Ovviamente, “ripararlo”:

“Bisognava sottoporsi a una determinata procedura, ma il volo per LA sarebbe partito poche ore dopo, dunque mi hanno fatto 8 punture spaccando altre parti per rimettere tutto a posto. È stata la prima volta per me, ma dovevo farcela, come ha fatto Cam Johnson tempo fa”.

In Gara 4, ieri notte, Booker non ha indossato la mascherina. Non ha tirato con buone percentuali (8/22 FG, 0/5 3P), ma è stato il miglior realizzatore della partita (25 punti) e ha aiutato i Suns a portarsi a una sola vittoria dalle NBA Finals.


Hamilton non aveva dubbi, dopo Gara 3: "Booker si riprenderà".


Anche per Rip la somiglianza con lo stile di gioco di Kobe Bryant è molto evidente - parola di un uomo che conosceva molto bene Kobe, avendo giocato con lui in AAU e al McDonald’s All-American Game, e contro di lui all'high school, nei pressi di Philadelphia.

“Devin è uno studente del gioco, che vuole costantemente migliorare. He’s Kobe-like”.