• Lorenzo Lecce

Bradley Beal merita di meglio?

Uno dei giocatori più sottovalutati della Lega è ostaggio di una franchigia che non ha ancora le idee chiare sul proprio futuro. O forse non è così?


FOTO: NBA.com

Washington è una realtà che sta stretta (già da tempo) allo straripante talento di Bradley Beal.


Da anni ormai gli Wizards non sono neanche la squadra di basket più seguita della capitale. Ma quale potrebbe essere, vi starete giustamente domandando, dato che è l'unica squadra NBA della città?


Ebbene, il pubblico di Washington DC preferisce di gran lunga andare a vedere le partite della ben più popolare e amata Georgetown University, che tra l'altro giocano nella stessa arena dei Wizards. Gli Hoyas hanno avuto tra le proprie fila giocatori del calibro di Patrick Ewing (che oggi ne è allenatore), Alonzo Mourning, Dikembe Mutombo e Allen Iverson, per citare i più famosi; ma non è tanto chi gioca, quanto l'atmosfera vincente che si respira, ad invogliare la gente ad assistere alle partite di una squadra NCAA piuttosto che di una NBA.


Da tre anni la parabola dei Wizards è in fase discendente, e sembra non avere molte possibilità di scuotersi nell'immediato. L'infortunio di John Wall ha pesato e non poco, ma le scelte di proprietà e front office hanno giocato un ruolo fondamentale nel creare un pessimo ambiente.


Dopo l'allontanamento di Ernie Grunfeld come GM, la franchigia ha brancolato nel buio, presentandosi di fatto al Draft 2019 senza avere le idee chiare e con un GM ad interim, che poi è stato confermato. Tommy Sheppard fino ad adesso ha tentato di risollevare le sorti della squadra, ma per il momento il giudizio sul suo operato deve essere sospeso.


Non credo che ci sia stato un miglioramento dopo lo scambio che ha portato a Russell Westbrook. E in un contesto di questo tipo, fa quasi male vedere un talento cristallino come Beal che tenta in tutti i modi di salvare la nave, invano. In questa stagione il numero 3 sta viaggiando a quasi 35 punti a partita, dopo aver chiuso a oltre 30 di media l'anno scorso.


La domanda sorge spontanea: come mai Beal dopo nove anni si trova ancora bloccato a Washington? Perché un giocatore in grado di fare questo si trova ancora in una delle peggiori squadre della Lega?



La prima risposta, che ci crediate o no, è per volontà. Sì, perché comunque Bradley, dopo aver firmato un quinquennale da 127 milioni nel 2016, ha deciso anche di firmare un'estensione per ulteriori due anni (con player option, se non altro, sul secondo anno), invece di diventare free agent al termine del 2021.


La seconda risposta, che rende Beal ancora più apprezzabile in questa storia, è per riconoscenza e legame nei confronti della città che ormai ha fatto sua. L'ex Florida Gators ha dichiarato più volte il suo amore incondizionato per DC,; e che, se possibile, vorrebbe addirittura finire la carriera ai Wizards.


Ma questo potrebbe non avvenire.


Parliamoci chiaro: nessuno firmerebbe da FA per andare ai Wizards, a meno che non vengano offerti molti più soldi che in un'altra squadra, come è avvenuto con Davis Bertans, che ha monetizzato alla grande la sua passata stagione.


Questo meccanismo, tuttavia, viene meno con chiunque ambisca a vincere e inoltre non è più ripetibile, dato che Washington ha il cap ingolfato fino al 2023/24. Le opzioni, quindi, sono rimanere con questo roster per altri due/tre anni, oppure provare a rimediare quanti più asset possibile cedendo Bradley Beal.


Benché il front office abbia sempre dichiarato l'incedibilità della sua stella, davanti a un'offerta particolarmente appetibile potrebbe cedere.


I Miami Heat potrebbero essere il partner ideale, visto che avrebbero la possibilità di mettere sul piatto molteplici prime scelte e giovani di prospettiva come Tyler Herro e Kendrick Nunn. Si andrebbe così a formare in NBA un altro "superteam", composto da Dragic, Beal, Butler e Adebayo.


Beal in un certo senso potrebbe essere un nuovo Kevin Garnett, che rimase a Minnesota tanto, troppo tempo; e che probabilmente, se fosse stato solo per lui, non se ne sarebbe nemmeno andato, concludendo la carriera senza vincere un (meritatissimo) Larry O'Brien. La storia, poi, sappiamo com'è andata.


In un'epoca di superteam e di superstar che forzano la mano ai General Manager, trovare giocatori come Bradley Beal e Damian Lillard, che ancora sentono il legame con città e tifosi e che non vogliono andarsene anche dopo tanti anni, è motivo di speranza per molti tifosi.


Se ci fossero più Bradley Beal...




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