• Lorenzo Losa

Bucks, e adesso?

La deludente dipartita di Milwaukee dai Playoffs lascia in eredità molte nuvole all’orizzonte. E una sola certezza: per arrivare al titolo, bisogna cambiare.


FOTO: NBA.com

Partiamo dalla cronaca: i Bucks sono usciti al secondo turno dei Playoffs contro una squadra sulla carta inferiore, gli Heat, rischiando addirittura un clamoroso sweep. A conti fatti, un netto e allarmante passo indietro rispetto allo scorso anno ed un’amara presa di coscienza rispetto al loro reale valore.

È vero, Gara 5 e gran parte di Gara 4 i Cervi l’hanno dovuta giocare senza la loro stella polare Giannis Antetokounmpo, e Gara 2 è stata vinta dagli Heat con due tiri liberi a tempo scaduto alquanto controversi.

Resta però netta e definita la sensazione che la squadra migliore abbia passato il turno e che l’abbia fatto meritatamente, mettendo in mostra un gioco bello, moderno ed efficace. Miami si è dimostrata superiore su entrambi i lati del campo, più conscia dei propri limiti, ma soprattutto dei suoi punti di forza. Ed in ultimo, più flessibile.

E se vogliamo forse è stato proprio questo il punto debole dei Bucks, una mancanza di flessibilità manifestatasi su tre diversi livelli: a livello della loro superstar, a livello di scelta del roster e quindi dirigenziale, a livello tecnico.

Per quanto riguarda Antetokounmpo, ci tocca ripetere quello che già si era detto lo scorso anno. Le sue lacune al tiro e la completa assenza di gioco nel mid-range lo rendono un giocatore prevedibile e arginabile da una buona e preparata difesa avversaria. Riesce ad ammassare sempre cifre notevoli, ma spesso a discapito del gioco e dell’efficacia della squadra. Vedasi gli 11 minuti di Gara 4, prima del re-infortunio alla caviglia, quando principalmente di nervi e furore agonistico era riuscito a segnare 19 punti con i Bucks però ampiamente sotto nel punteggio.

È chiaro che il problema di Milwaukee non sia il greco, ma è altrettanto vero che l’MVP ha da migliorare sotto molti punti di vista, non ultimo l’approccio mentale a questo tipo di partite. La sua indole lo porta in queste situazioni di difficoltà spesso a cercare di "strafare", di conseguenza perde lucidità e continua ad infrangersi contro un muro vero e proprio di difensori, che non aspettano altro.

L’aspetto positivo è che questa indole battagliera è la stessa che negli anni gli ha consentito di diventare quello che è, di migliorare giorno dopo giorno tramite il duro lavoro e c’è da crederci che prima o poi riuscirà a trovare il modo di essere tanto dominante in post season quanto lo è in Regular Season.

Per fare ciò, però, avrà bisogno anche del giusto supporting cast, perché quello che aveva quest’anno non si è dimostrato all’altezza, soprattutto comparandolo a quello degli Heat. È vero i due roster sono costruiti in maniera decisamente diversa, seguendo due filosofie diverse, ma ciò che è balzato agli occhi è l’assoluta versatilità degli uomini di coach Spoelstra in contrapposizione ai monodimensionali giocatori di Milwaukee.

Khris Middleton è l’unico a riuscire a creare tiri da solo, l’unico con un eccellente gioco dal mid-range, ma questo non può essere sufficiente. A un anno di distanza appare sempre più cervellotica la scelta di rinnovare Bledsoe a 15$ milioni piuttosto che non sborsare qualche milioncino in più e tenersi stretto Malcolm Brogdon.



Matthews, Hill, Connaughton, DiVincenzo, Marvin Williams. Tutti giocatori dalle caratteristiche simili e in un certo senso omologati dalla filosofia di gioco dei Bucks a fare una solo determinata cosa: difendere e tirare da tre. E quando le fonti di gioco primarie vengono stoppate, ovvero il gioco in transizione e l’uno contro uno di Giannis, i primi a subirne le conseguenze sono proprio i giocatori di ruolo.

La colpa di ciò però va ricercata anche nel sistema creato da Mike Budenholzer. Una volta finito un granello di sabbia nell’ingranaggio, i giocatori sembrano lasciati a sé stessi. Non c’è un piano di riserva quando il principale fallisce.


Le squadre dell’allievo di Popovich seguono sempre lo stesso spartito dal primo minuto di Regular Season all’ultimo di post season, e non è un caso se le eliminazioni ai Playoffs avvengano tutte in circostanze pressoché identiche. Quattro sconfitte consecutive lo scorso anno nelle Conference Finals e prima ancora due volte da capo-allenatore ad Atlanta. E sarebbe stato così anche quest’anno, se di mezzo non ci si fosse messa la prestazione di puro orgoglio di Middleton e soci in Gara 4.

Può essere vista come cosa lodevole continuare sempre e comunque a credere negli stessi principi e idee di gioco, a non distaccarsene anche nei momenti di difficoltà. La verità, però, è che nei Playoffs questo approccio si trasforma in un punto debole.

Non sono necessari cambiamenti drastici di filosofia, ma piccoli aggiustamenti, fondamentali per andare il più avanti possibile. Adeguarsi ai propri avversari non è sinonimo di debolezza, tutt’altro. Parafrasando Darwin: supera il turno chi si adatta meglio all’ambiente, alle circostanze, agli avversari.

A titolo d'esempio, viene da chiedersi perché mai in tutta la durata della serie non sia stato detto ai difensori di Butler, con quest'ultimo palla in mano, di passare "sotto" al blocco in caso di pick&roll. Durante la Regular Season infatti il #22 di Miami ha tirato con uno scarso 30.5% i jumper dopo pick&roll. I Bucks invece gli hanno spesso e volentieri concesso così una via facile verso il canestro.



Le prossime mosse

È chiaro che una sconfitta del genere possa lasciare strascichi importanti e tutti hanno subito pensato al futuro di Antetokounmpo, il cui contratto è in scadenza nel 2021. Il greco però dopo l’eliminazione a domanda diretta ha subito chiarito che non chiederà nessuna trade alla dirigenza: la sua intenzione è rimanere a Milwaukee.

“C’è chi vede un muro e cambia direzione. Io ci passo attraverso. Dobbiamo solo migliorare come squadra e individualmente, e riprovarci la prossima stagione.”

Parole che non sono rimaste inascoltate, tanto che la proprietà nelle vesti di Marc Lasry si è affrettata ad incontrare la sua superstar per mettere in chiaro la comune visione sul futuro e per garantirgli la volontà di migliorare il roster, anche a costi di sforare il tetto della Luxury Tax. Cosa che, per inciso, avrebbero potuto fare anche l’anno scorso decidendo di trattenere Brogdon.

A quanto pare si è parlato solo di roster: nonostante ci potessero essere i presupposti per un cambio della guida tecnica, le indiscrezioni fornite da Shams Charania a riguardo vedono il posto di Budenholzer al sicuro,


Scontata la volontà di offrire al greco la Max Extension da 250 $ milioni totali, le possibilità di manovra per il front office diventano alquanto limitate. La via più percorribile rimane intavolare una trade che veda coinvolti Brook Lopez, George Hill o, soprattutto, Eric Bledsoe.

Le opzioni sul tavolo per la dirigenza non sono molte, ma passi falsi questa volta non sono ammessi.


Giannis ha sempre mostrato attaccamento e riconoscenza alla franchigia e alla città, ma attenzione a darli per scontati. Le pretendenti alla porta di Antetokounmpo sono molte, e osservano con attenzione.


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