• Jacopo Di Francesco

Bucks-Hawks: le Conference Finals dei vostri padri

Giannis sta rimuovendo i dubbi sulla sua strada, Trae Young è in anticipo sulla sua tabella di marcia. Quella tra Milwaukee e Atlanta è una Finale di Conference tanto inattesa quanto affascinante.


FOTO: NBA.com

Il cosiddetto subplot, ovvero la sottotrama. Gli americani ne vanno matti, fanno di tutto per trasferirle nei loro sport per poi citarle all'infinito nelle telecronache e farle riecheggiare nelle interviste. Ma poche volte ce n'è stata una così palese.


Stagione 2014/15, gli Atlanta Hawks di coach Mike Budenholzer - ennesimo frutto dell'albero di Pop - sono primi nella Lega al termine della Regular Season. Arrivati alle Conference Finals, LeBron emise così la sua personalissima sentenza:



Sweep, come ricorderete.


Non che sia trascorso un tempo esagerato, quindi, dall'ultima apparizione di Atlanta - il primo e ultimo titolo risale al 1958, la franchigia giocava a St. Louis - ma ciò che è successo dopo rende impensabile ciò che stiamo vedendo. Appena tre anni fa, coach Bud lasciava Atlanta con un roster distrutto, un proprietario rabbioso col quale aveva ancora due anni di contratto e il nuovo - nonchè attuale - GM, Travis Schlenk, che l'aveva appena destituito dalla carica esecutiva. Pochi divorzi finiscono bene, e questo non fa eccezione, anche perchè si spiega difficilmente quel 3-3 nelle ultime due settimane di Regular Season quando l'unico obiettivo degli Hawks era tankare per la pick che sarebbe divenatata Trae Young, dopo lo scambio con i Mavs.


Budenholzer non è uomo da videocamere, e non ha dato soddisfazione sulle domande di questo incrocio. Andò via - anche - per non affrontare una rebuild, e appena tre anni dopo - forte della sua stella, privilegio che gli era mancato in Georgia - se li ritrova lì, con nulla di uguale a prima se non Travis Schlenk.


Come si è detto, non dà soddisfazione, e passiamo quindi all'analisi di questo matchup, ovvero come e perchè ci aspettiamo le finali della Eastern Conference.



Bucks: indietro non si torna


Gregg Popovich può riassumere la sua filosofia cestistica in un mantra: process over result. E nel suo c'è ben poco da trustare, piuttosto da imparare.


Ecco, seguendo questo mantra, si può ricordare che senza Harden ma con Irving, nelle prime due gare al Barclays Center tra Nets e Bucks, non c'è stata partita; che Harden chiaramente era l'ombra di sè stesso, per quanto occupasse solo per diritto nominale buona parte della difesa. E soprattutto, che se non fosse per quell'autodefinito 'big-ass foot' Kevin Durant avrebbe apposto l'ultimo colpo al marmo più bello della sua carriera, con una serie di prestazioni che aldilà di tutto sono già nell'Olimpo della post-season.


Eppure, in finale ci sono i Bucks, e secondo un noto venditore televisivo - si scherza - la ragione principale è chiara.


Vincere un titolo è estremamente difficile. Serve una gran combinazione di talento, bracket favorevole e salute nel roster, e qualcuno comunque potrebbe averla migliore di te. Difficilmente per Milwaukee si presenterà un'opportunità migliore di questa: i big three sono tutti in salute e nel loro prime. Certo, Di Vincenzo aveva dato certe garanzie da titolare, ma nel complesso non c'è un roster tra i rimasti messo meglio di quello dei Bucks.


Lakers, Sixers e Kawhi Leonard - kryptonite di Giannis - sono fuori, e come per tutte le contender la luxury tax e il capitale di draft cominceranno a farsi sentire, lentamente ma senza sosta. Non che i Bucks non possano più vincere dopo quest'anno, ma razionalmente non ci sarà un'occasione migliore di riportare il Larry O'Brien nella città degli Happy Days dopo più di mezzo secolo.


Quindi sì, come avrete capito sui Cervi del Wisconsin c'è una discreta pressione, mentre per Budenholzer vincere equivale a tenersi il lavoro, perdere invece vorrebbe dire salutare con l'etichetta di allenatore "non da Playoffs". Non vorrreste questa postilla nel vostro CV. Eppure, a differenza della serie contro i Nets, questa volta partono favoriti.



Gli Hawks giocano coi soldi della casa


DeAndre Bembry. Allen Crabbe. Evan Turner. Damian Jones. Questi, soltanto un anno fa, erano pezzi fondamantali della rotazione di Atlanta. Accanto a loro c'erano due giovani sui quali si era deciso di investire molti minuti, DeAndre Hunter e Cam Reddish. Poi c'erano Kevin Huerter (stagione finita per infortunio dopo 23 partite), John Collins e Trae Young. Ovviamente la questione venne archiviata con un misero 20-47, un terrificante top-5 al contrario sia per OFF Rtg che per DEF Rtg, serie da 10 sconfitte e cose di questo tipo. Non era pensabile, per i pochi fedeli alla StateFarm Arena, pensare di essere dove sono oggi.


Si trattava innanzitutto di spendere con saggezza, creando un supporting cast di livello - soprattutto considerando il punto di partenza - con Clint Capela, Bogdan Bogdanovic e Danilo Gallinari. Gli unici giocatori che hanno avuto un ruolo in questa stagione e in quella precendente, sono quelli scelti da Schlenk: Young, Collins, Huerter.



Da qui in poi si è vista la mano dell'allenatore, Nate McMillan - formalmente ancora coach ad interim dopo la cacciata di Lloyd Pierce - che non solo ha preso una squadra fuori dal Play-In e l'ha portata dov'è in tre mesi, ma non ha fatto sentire il peso dell'assenza di Hunter, trovando risposte inattese dai vari Solomon Hill e Tony Snell, e ovviamente grazie alla trade che ha portato a casa Lou Williams.


Qui, al contrario che in Wisconsin, guardando a salary cap, scelte future ed età media - il Gallo è l'unico dei giocatori chiave oltre i 30 - hanno appena cominciato. In offseason il primo punto sull'agenda sarà la restricted free agency di Collins, il quale sembrava già avere le idee chiare quando ci parlai durante una post-game press conference qualche mese fa:




Temi tattici: drop coverage e wing protection


Partiamo dal lato difensivo degli Hawks, che ad oggi sembra il rebus di più difficile soluzione: premesso che con PJ Tucker o Pat Connaughton in campo sarà agevole nascondere e far rifiatare Young, manca nel quintetto un vero wing defender. Probabilmente Middleton attaccherà molto, sfruttando il vantaggio di taglia, Huerter o Bogdanovic. Capela su Giannis, per ragioni di falli, è complicato da sostenere sul lungo periodo, ma neanche Collins ha la capacità di tenerlo nel pitturato.


Inoltre, il miglior quintetto di Atlanta usato contro Philly comprendeva Gallinari, perchè poteva non pagare l'affitto avendo contro Seth Curry. Ora sarà diverso, perchè uno tra Danilo e Collins dovrà tenere Middleton, a meno che non vogliano mettere Young su Holiday, e probabilmente sarebbe un suicidio. Un'alternativa potrebbe essere Solomon Hill, ma il suo impatto vicino allo 0 sul lato offensivo trasformerebbe in realtà l'incubo di qualsiasi attacco, Giannis in modalità free safety da NFL. Dovendo così scegliere tra due opzioni complesse, non è da escludere un pensiero alla zona da parte di McMillan.


Cambiando lato, tutti ormai sono consapevoli di quanto sia reale la tripla minaccia di Young, e la difesa dei Bucks non ne sarà immune. Difficile pensare di togliergli completamente il tiro da lontano. Pur dispondendo di uno dei migliori difensori sulla palla nella Lega, Holiday dà il meglio di sè contro la potenza più che contro la velocità.


In situazione di pick&roll c'è da difendere anche il lob per Capela, soluzione che abbiamo visto molto spesso contro New York e Phila. Brook Lopez può garantire una buona protezione del canestro, ma ovviamente sarebbe molto esposto nella difesa del PnR su Trae, che potrebbe banchettare contro una difesa "drop".


Eppure, nell'unica partita giocata da Young in stagione contro Milwaukee ha tirato 3/17 con 6 perse. Le guardie dei Bucks sono abili nel passare sopra al blocco e spingere l'avversario a schiantarsi contro Lopez, che in situazioni simil-statiche è ancora un fattore. Sarà fondamentale per Coach Bud riuscire a non pagare (troppo) dazio in questa situazione.


Huerter non avrà un Curry da attaccare e Collins non avrà tutte quelle seconde occasioni da rimbalzo offensivo come contro i Sixers. A JC saranno richieste buone letture quando i Bucks cercheranno di togliere la palla dalle mani di Young, di modo da lasciare spazio a Bogdanovic e agli altri tiratori degli Hawks.


Un aggiustamento di Budenholzer potrebbe essere risparmiare Tucker per i minuti di Gallinari, guadagnando con Connaughton sul lato offensivo e fidandosi di lui contro il serbo.


Insomma, sembra esserchi chiaramente una squadra più pronta e più indirizzata dell'altra. Quando hai le cicatrici da certe uscite ai Playoffs, tendi a ricordarle, e tendono a farti essere più saggio. Certe occasioni non le butti due volte.



Previsione: Bucks in 6.