• Jacopo Di Francesco

Bulls, il bicchiere è mezzo pieno


FOTO: NBA.com

Nonostante il 4-8 in classifica, che ad una prima occhiata farebbe pensare semplicemente ad un'altra annata da Bulls come nell'ultimo lustro, la situazione nell'Illinois è cambiata per il meglio, e in maniera drastica.


La gita ad Ovest contro Blazers, Kings, Lakers e Clippers si è conclusa col record di 1-3, ma ognuna di queste è arrivata all'ultimo possesso. E andrebbe ulteriormente puntualizzato come tutte tranne Sacramento siano squadre con mezzi e ambizioni ben diverse dai Bulls, e di come abbiano fatto alzare più di un sopracciglio nonostante le assenze pesanti di Lauri Markkanen e Tomas Satoransky.


Un'occhiata all'attualità tuttavia bisogna darla: Chicago ha vissuto sette delle sue dodici partite totali fino all'ultimo possesso, e nelle prime il record è di 2-5. Considerando che l'obiettivo dichiarato è, per una gran varietà di motivi che trovate qui, di partecipare al Play-In al termine delle 72 di Regular Season, il margine d'errore per i ragazzi di Billy Donovan è pressoché nullo.


Quindi, qualcosa deve cambiare e in fretta, perché se le sconfitte contro le contenders angeline avevano lasciato comunque un sentore di fiducia, l'ultima a casa dei Thunder lascia una sensazione d'allarme: nell'unica situazione finora in cui Chicago si è trovata con un vantaggio importante (+20 con 4 minuti da giocare nel terzo periodo), è finita malissimo, con il 127-125 per OKC dopo un overtime. "Abbiamo letteralmente foldato", ha sentenziato Zach LaVine, che con un'altra prestazione da 45-7-7 si conferma il terzo scorer dell'intera Lega dietro solo a Stephen Curry e Bradley Beal.


"Alleno dei ragazzi intelligenti, lavoratori, che vogliono e soprattutto possono vincere. Stanno imparando come farlo, io vorrei solo aiutarli di più" - ha dichiarato coach Donovan, cercando di riportare serenità. Perché, come già scritto, di margine d'errore non ce n'è.



Vediamo adesso con più prospettiva cos'ha il sopracitato ex coach dei Florida Gators di cui essere soddisfatto (molto) e di cosa invece sarà sicuramente preoccupato (molto, anche qui).



Lati positivi


Si parte dal backcourt: oltre agli ormai conclamati numeri di LaVine, Coby White ha fatto registrare le prime due partite in doppia cifra negli assist della sua giovane carriera. I due sono anche i giocatori più in campo insieme per i Tori (278 minuti) e il loro Net Rating è -9.5, parte di un problema difensivo di squadra che esamineremo più avanti.


Ciò che risalta è come Donovan non abbia alcun problema ad utilizzare il prodotto di UCLA come ball-handler primario, anche con White in campo e contro avversari diretti di un certo livello. Di sicuro ciò ha a che fare con l'assenza di Satoransky (sì, per quanto possa suonare strano, i Bulls davvero sentono la sua mancanza).


Ad oggi, il dagger di LaVine in faccia a McCollum e le sue 10 triple contro i Clippers sono gli highlights di stagione, insieme alle prime uscite della pick n.4 all'ultimo Draft, Patrick Williams da Florida State - il classe 2001 meriterà un'analisi più approfondita.



Poi ci sono i veterani, e la loro saggezza. Donovan sta sempre tenendo molto in campo nei finali uno o due tra Temple, Porter e Young, con buoni risultati.


Garrett Temple, unica acquisizione dei Bulls dalla free agency, sta tirando da oltre l'arco con il 40%, con quasi 5 tentativi di media; Thaddeus Young invece sembra rivitalizzato, dopo una stagione passata a fare spot-up. Dopo 10 anni e più in giro per l'NBA, forse non era una lettura difficilissima fargli fare ciò che dimostrato in questo tempo. Otto Porter invece deve rimanere in salute: i suoi numeri al tiro saliranno e ciò farà bene a una squadra cui è mancato per lunghissimi periodi nell'ultimo biennio.


In tutto ciò, il valore di trade sta salendo per ogni veterano a roster.



Lati negativi


La difesa, come non si conviene ad ogni squadra che faccia base a Chicago, è pessima. 29sima per Defensive Rating (e non di poco, se si considera il punto pieno di distacco dai T-Wolves). Poi ci sono le palle perse, quasi sempre frustranti perché derivanti da "errori non forzati", come direbbero nel tennis: 30esimi, concedendo la tragica cifra di 20.4 punti dal palle perse.


Poi, c'è un chiaro problema individuale: Wendell Carter Jr. Oltre ad aver perso anche quella parvenza di fiducia nel suo tiro dalla distanza, la drop coverage di Donovan vorrebbe fare affidamento sulla sua mobilità, ma lui resta dietro. La transizione difensiva è per larghi tratti inesistente, spesso resta piantato sui blocchi - qualunque tiratore quest'anno contro i Bulls ha fatto una gran figura - e soprattutto resta dentro sui pick&roll.


Essere un centro non-tiratore, nell'NBA di oggi, è durissima. Ma Wendell, ad onor del vero, se la sta complicando ulteriormente, e forse non manca molto al momento in cui Donovan darà una chance in quintetto a Daniel Gafford, scelta al secondo giro del 2018 da Arkansas.


FOTO: NBA.com

Si diceva delle palle perse. I Bulls sono secondi per possessi giocati a partita, con 105.1 di media (una statistica affascinante ma da prendere con le pinze, dato che primi ci sono i Wizards), e secondo il loro allenatore questa è: a) una conferma che la squadra sta prendendo la sua identità; e b) non la causa delle quasi 18 perse a partita, peggior dato fra le 30 squadre dell'NBA. Semplicemente, è un problema di gestione della pressione difensiva, visto soprattutto nelle prime, tragiche, tre partite stagionali.


Sicuramente influisce il non aver avuto un training camp, visto il cambio di allenatore. E sicuramente dovranno maturare nella gestione sia LaVine (4 perse a partita) sia White (3). Ma al momento questa è la principale ragione che condanna i Bulls all'ultimo posto nella Central Division, e potrebbe essere tutto molto diverso.


E' l'anno zero, e proprio per questo bisogna che i Tori imparino a correre nella direzione giusta. Senza le, fatali per natura, distrazioni che hanno contraddistinto l'ultimo decennio.