• Luca Losa

C’è ancora speranza sulle sponde del Lago Erie

I Cleveland Cavaliers guardano più al futuro che al presente, ma hanno ancora qualche chance di arrivare al Play-In Tournament.


FOTO: The Athletic

Questo articolo, scritto da Avi Carr-Gloth per The Lead e tradotto in italiano da Luca Losa per Around the Game, è stato pubblicato in data 5 aprile 2021.



Con la trade deadline ormai nello specchietto retrovisore, i Cleveland Cavaliers possono adesso finalmente concentrarsi totalmente sul raggiungimento del Play-In tournament. Il nuovo formato, infatti, apre a più contendenti la possibilità di entrare a far parte del gran ballo di fine anno, non più solo alle prime 8 della classe per Conference.


Tuttavia, i recenti cambi a roster dei Cavs hanno avuto bisogno di un certo, fisiologico, tempo di adattamento, iniziato in concomitanza dell’ultimo road trip. Dopo un avvio promettente con una vittoria a Chicago, sono arrivate cinque sconfitte nelle ultime sei sfide. Unico aspetto positivo, il fatto di non aver incontrato e perso contro una diretta concorrente a Est, ora che gli scontri diretti valgono il doppio.


A pendere come una Spada di Damocle sul destino dei Cavs ci sono però le difficoltà incontrate durante tutta la stagione lontano dal Rocket Mortgage FieldHouse. Il record in trasferta recita adesso 7-19. Un rendimento negativo che ha pochi eguali nella Lega, figurarsi tra chi vuole strappare un biglietto per la post-season.


I Wine and Golders hanno avuto concretamente la possibilità di vincere sia a Sacramento che a Los Angeles, ma hanno poi perso per alcune leggerezze e brutte giocate nei momenti decisivi. Contro i Lakers, erano avanti di sette lunghezze all’intervallo, con i giallo-viola privi di LeBron James ed Anthony Davis; LA li ha tenuti a soli 10 punti nel terzo quarto e fatto meglio di ben 21 punti nella ripresa. Guidavano di 5 a meno di due minuti dalla sirena finale, invece, contro i Kings; prima di collassare definitivamente nel possesso decisivo. Nella partita dopo, contro gli Utah Jazz primi della classe, invece, è arrivata una sonora batosta. Una partita senza storia dai primi possessi e finita ormai già nel secondo quarto. I padroni di casa hanno fatto piovere bombe sulla difesa dei Cavs, che in stagione sono 27esimi nella difesa da oltre l’arco.


I problemi al tiro continuano ad affliggere la stagione della squadra dell’Ohio. Sono 29esimi per percentuale da tre punti, e ultimi dalla lunetta (hanno tirato peggio del 68% ai liberi in ognuna delle sconfitte nel road trip). Hanno tirato 5/26 dalla distanza contro i Lakers e 7/34 contro i Jazz. Contro i Kings (9/26) è andata un po’ meglio, ma alcuni errori dalla lunetta nel finale hanno, in ultima istanza, dato la possibilità ad Harrison Barnes di potersi giocare la partita all’ultimo possesso.



Come preventivabile, i Cavs alla deadline di metà stagione erano attivi come venditori, desiderosi com’erano di muovere tutti i lunghi a roster che non si chiamassero Jarrett Allen.


In pochi, al momento del suo arrivo, si aspettavano che JaVale McGee concludesse effettivamente la stagione sulle sponde del Lago Erie. Con un contratto in scadenza e come giocatore più vecchio a roster, il suo profilo fa di certo più comodo a una contender. Alla fine della fiera, la franchigia di Daniel Gilbert si è trovata con tre seconde scelte e Isaiah Hartenstein dopo aver acquisito McGee dai Lakers e averlo, pochi mesi dopo, girato ai Nuggets.



Nelle sue 33 partite con i Wine and Golders, il veterano ha dato un solido apporto uscendo dalla panchina con 8.0 punti, 5.2 rimbalzi e 1.2 stoppate di media a sera. In un anno di ricostruzione, oltre a dare il suo apporto sul campo, ha portato esperienza in uno spogliatoio molto giovane, risultando senza dubbi una delle poche luci di costanza e stabilità in questa stagione, fortemente influenzata da infortuni e poca continuità. Come hanno detto tutti i membri dei Cavaliers, la sua permanenza - seppur molto breve - verrà ricordata positivamente.


Per quanto riguarda, invece, l’altro centro sul mercato, Andre Drummond, il GM Koby Altman non è riuscito a trovare una soluzione prima della deadline, rendendo così necessaria la via del buyout. È sì vero che i Cavs non si sono svenati, ai tempi, per averlo, ma ottenere almeno qualcosa, qualsiasi cosa, in cambio per un due volte All-Star era l’obiettivo numero uno del front office in questa sessione di mercato. A giochi fatti, nessuna contender era disposta a dare in cambio qualcosa per quello che, a tutti gli effetti, si tratta di un noleggio fino a luglio, visto il contratto (enorme) in scadenza dell’ex Pistons. Dopo aver solo annusato una potenziale trade per Drummond, quindi, Cleveland ha accettato di liberare il giocatore via buyout, ponendo così fine a una vicenda che nell’ultimo periodo aveva assunto connotati grotteschi. Ora c’è lo spazio, sia a roster sia finanziariamente, per formalizzare un'estensione importante per Jarrett Allen.


L’unico giocatore che si è aggiunto al gruppo, quindi, è il già menzionato Isaiah Hartenstein. Il lungo tedesco copre le esigenze a roster dei Cavs dopo l’addio di due lunghi e bene si inserisce nei piani della squadra, vista la giovane età e l’interessante potenziale. Fino a fine stagione troverà con continuità, cosa saltuariamente successagli, minuti importanti come riserva di Allen. Visto l’infortunio di quest’ultimo, Isaiah ha iniziato da titolare la sua prima partita in maglia Cavaliers, contro i Jazz. In 26 minuti di impiego ha guidato la squadra con 14 rimbalzi e 7 assist.



Hartenstein è un lungo moderno, con buone capacità da passatore e range di tiro. La sua pericolosità da oltre l’arco apre delle soluzioni all’attacco della second unit di coach JB Bickerstaff.


In poco più di qualche mese, quindi, la squadra ha completamente restaurato il reparto lunghi, ringiovanendolo con pedine dal potenziale interessante. Il lungo tedesco nel resto di questa stagione potrebbe consolidare la sua permanenza a lungo termine in Ohio.


In questo lasso di tempo, nonostante una progettualità societaria evidentemente più improntata al lungo termine e un record ben al di sotto dall’essere positivo, i Cavs proveranno a centrare l'accesso al Play-In Tournament. Al momento, sono a tre vittorie dal decimo posto.


Se vogliono centrare l’obiettivo, le aree in cui migliorare da qui alla fine sono chiare: tiro e difesa perimetrale prima di tutto. Aspetti su cui si lavorerà, senza ombra di dubbio, nella prossima offseason.


La restante parte della stagione sarà anche fondamentale per capire cosa i Cavs si ritrovano fra le mani. Quando la passata stagione venne interrotta a marzo, Cleveland perse un’occasione importante per valutare appieno le sue fondamenta. Ora, hanno finalmente questa opportunità con l’ultimo scorcio di stagione regolare ancora da giocare.






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