• Marco Cavalletti

Cara NBA, ritorna, per favore




Questo articolo, scritto da Huw Hopkins per Double Clutch e tradotto in italiano da Marco Cavalletti per Around the Game, è stato pubblicato in data 2 aprile 2020.





Con una curva dei contagi da Covid-19 ancora ben lontana dall’appiattirsi negli Stati Uniti, e la situazione particolarmente drastica di New York - casa di due franchigie e del quartier generale della Lega - la ripresa della stagione NBA sembra più lontana che mai.


Fra un video di highlights e l’altro, una sbirciata su NBA Twitter e la spasmodica attesa per il documentario The Last Dance, in casa Double Clutch teniamo tutti le dita incrociate affinché sia noi che i nostri cari possiamo rimanere sia in salute che sani di mente durante questo periodo di isolamento forzato.


In attesa, però, che la situazione migliori, ecco alcune delle cose che il nostro team (autore per autore) non vede l’ora di poter tornare ad ammirare.



Huw Hopkins


Qualora la stagione 2019/20 dovesse in qualche modo tornare, dubito che vedremo mai il termine della Regular Season. Ciononostante, spero vivamente di sbagliarmi... a causa di Vince Carter.


Half-man, Half-amazing si è assicurato un addio quasi perfetto, mandando a segno quella tripla nella sua ultima partita contro i New York Knicks. Concludere la propria carriera al termine di una stagione tagliata corta dalle circostanze è probabilmente appropriato per lui, ma questo non vale per tutti.



Ogni anno in NBA si ritirano numerosi giocatori, ma ben pochi raggiungeranno mai la veneranda età dei 43 anni portati a spasso da Carter (il tutto giocando ancora minuti stabili). Fra gli altri giocatori più anziani che potremmo non vedere più figurano i nomi di Tyson Chandler (lasciato quasi sempre a tenere in caldo la panca dei piccolissimi Rockets) l’ormai quasi mascotte degli Heat Udonis Haslem e il journeyman Anthony Tolliver.


Infine, fra i veterani che potrebbero non ritornare c’è il futuro Hall of Famer Carmelo Anthony. Melo ha fatto rimangiare le parole a molti quest’anno, ma non è ancora chiaro se questo basterà a garantirgli un nuovo contratto. Due gregari non più giovanissimi che potrebbero tornare volentieri per un altro anno sono invece Jared Dudley e Kyle Korver, militanti rispettivamente nei Los Angeles Lakers e nei Milwaukee Bucks.


Non sappiamo quanti giocatori si ritireranno alla fine di quest’anno. Forse alcuni torneranno per un’ultima stagione, o forse no. Se questi giocatori decideranno effettivamente di appendere le scarpe al chiodo, nessuno avrà voluto che finisse in questo modo...

Josh Coyne


Come quasi tutto ormai, l’assenza sugli schermi dei nostri atleti milionari preferiti sembra piuttosto insignificante ormai. Ma come ai giocatori stessi, ci manca il privilegio delle nostre routine, nostro conforto e santuario. Dopo i sacrifici che avremo compiuto in questo periodo, apprezzeremo il momento, non daremo mai più per scontato l’accesso che abbiamo a questo Gioco meraviglioso e, con un po’ di fortuna, la maggior parte di noi sarà in grado di ricominciare presto a giocarlo e a goderselo.


Se c’è qualcuno che non ha mai avuto paura del momento nella parte di stagione 2019/20 che ci è stata concessa, quello è stato Jayson Tatum. Sinceramente, mi sento davvero derubato dello sviluppo e dell’ascesa della giovane ala dei Celtics. Tatum stava davvero prendendo il suo terzo anno per le corna.


Nel corso delle sue stagioni da rookie e da sophomore, aveva già fatto intravedere quello che poteva essere il suo potenziale, regalandoci performance meravigliose e giocate da togliere il fiato - come quella schiacciata in testa a LeBron in Gara 7 delle Eastern Conference Finals. Tutto questo aveva stimolato un infinito dibattito attorno al suo possibile futuro, al suo ruolo di opzione primaria nei Celtics e al rapporto col compagno Jaylen Brown. Ahimè, questa stagione ci ha prima mostrato e poi privato di questo “alpha-Tatum”, la star in grado di caricarsi la squadra sulle spalle e di portarla alla vittoria.


Vedersi portare via tutto questo è un vero peccato. Mi manca poter osservare la crescita di Tatum, ma torneremo a godercela presto, se tutti facciamo la nostra parte.




Justin Quinn


Come per la maggior parte di coloro che stanno leggendo questo articolo, la pallacanestro mi manca perché mi manca amare il Gioco. Ma mi manca anche il senso di comunità che è in grado di creare. Mi mancano le discussioni, i dibattiti, i meme e la speculazione. Mi manca perfino la frustrazione per le decisioni arbitrali sbagliate e per i vantaggi sprecati, ma anche la creazione giornaliera del mio quintetto di fantabasket, nonché l’inevitabile sconfitta perché metà del mio roster è infortunato.


La promessa della Basketball Africa League e il sogno dell’espansione a Città del Messico sembrano ormai solo ricordi lontani, e il ritorno della stagione 2019/20 sembra ancora più distante. Le uniche cose che abbiamo in questo momento sono i ricordi e la speranza di un ritorno alla normalità - e per un certo periodo dovremo farceli bastare.


Mi mancano la Regular Season, i Playoffs, la NCAA. Mi manca perfino NBA League Pass, figurarsi.


Ma ciò che mi manca di più è la nostra comunità.



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