• Marco Marchese

Cari Bulls, Billy Donovan è il "Real Deal"

L'esperienza collegiale e in NBA dell'ex allenatore dei Thunder potrebbe portare una ventata positiva nella Windy City.



Questo articolo, scritto da Harry Harrison per Double Clutch e tradotto in italiano da Marco Marchese per Around the Game, è stato pubblicato in data 10 ottobre 2020.


Dopo cinque stagioni positive ad OKC, Billy Donovan ha separato il suo cammino da quello della franchigia che per prima aveva puntato su di lui, per fare rotta verso i Chicago Bulls.


È stata una mossa inattesa, da parte di un coach vincente, abituato agli Oklahoma City Thunder a lavorare con superstar del calibro di Kevin Durant e Russell Westbrook sin dall’inizio della sua carriera, nel 2015.


Donovan si lascia alle spalle una squadra in fase di ricostruzione, che ha ampiamente superato le aspettative in questa stagione. Il suo trasferimento lo vede abbandonare un futuro florido ad Oklahoma City in favore di uno apparentemente più enigmatico nella Windy City.


La scalata nel basket collegiale


La carriera da giocatore di Billy Donovan è stata breve. È stato draftato nel 1987 con la 68esima (sì, la SESSANTOTTESIMA!) scelta, per poi essere spedito nelle leghe minori e terminare la carriera nel 1989.


Subito dopo, ha ottenuto un ruolo da assistente allenatore in Kentucky, con ottimi risultati. Dopo cinque anni ai Wildcats, dove ha affinato le sue doti al fianco di Rick Pitino, ha preso in mano le redini della panchina della Marshall University.


Marshall era una squadra modesta e, a 28 anni d'età, Donovan era il più giovane allenatore della NCAA Division I. Le aspettative non erano altissime, ma alla sua prima stagione era riuscito a ribaltare il record di 9-18 della stagione precedente, ottenendo ben 18 vittorie e 9 sconfitte. È rimasto fino al 1996, periodo in cui aveva anche allenato Jason Williams aka White Chocolate - qualcuno potrebbe averne sentito parlare...


È divenuto capo allenatore dei Florida Gators a marzo 1996, e White Chocolate lo ha seguito anche lì. La squadra che Donovan aveva rilevato era mediocre, e il progetto non era più decollato dalla loro prima partecipazione alle Final Four nel 1993. La dirigenza in Florida sapeva che bisognava avere un progetto più lungimirante, e così è stato scelto un allenatore giovane ed elettrizzante, con un contratto da 6 stagioni.


Il primo back-to-back dopo Duke


Le prime due stagioni sono state abbastanza deludenti, con record negativi in entrambe, ma la fiducia era ancora tanta su di lui per il fatto di essere un instancabile recruiter. Alla sua terza stagione, i Gators ottennero un record di 22-9, mettendo in atto un'incredibile striscia di vittorie con scarto maggiore di 20 punti sugli avversari, durata 16 partite. La squadra giocava ottimamente in stagione regolare, ma è sempre naufragata durante la post-season, perdendo contro squadre sulla carta inferiori.


Poi, nel 2006, Donovan e suoi Gators sono letteralmente esplosi, battendo Villanova per accedere alle Final Four e poi, contro UCLA, vincendo il loro primo titolo NCAA col punteggio di 73-57. L’intero quintetto base optò per rimanere un’altra stagione (Joakim Noah, Al Horford, Lee Humphrey, Corey Brewer e Taureen Green).




Da campioni uscenti, i Gators hanno poi dominato la stagione 2007. Hanno raggiunto le Final Four sconfiggendo Jackson State, Purdue, Butler ed Oregon. Il successivo rematch nelle semifinali contro UCLA, poi, ha visto nuovamente vincenti i Gators, che due giorni dopo hanno ripetuto la vittoria dell’anno precedente, contro Ohio State (84-75).


I Gators di Coach Donovan erano i primi a vincere due titoli di fila dopo che ad esserci riuscita era stata Duke, nelle stagioni 1991 e 1992.


I Gators, negli anni successivi, non sono riusciti a conquistare il terzo titolo, prima che Donovan firmasse per i Thunder nel 2014/15, ma hanno comunque continuato ad essere una squadra importante per la NCAA. In 18 anni da capo allenatore, i suoi Gators hanno collezionato 14 apparizioni al torneo NCAA, vinto due titoli nazionali e 4 titoli SEC di Regular Season (più 2 a pari merito). Donovan è inoltre diventato uno dei due head coach nella storia ad aver raggiunto 500 vittorie prima di aver compiuto 50 anni.


Maestro nello sviluppo dei giocatori


Una caratteristica che spesso è visibile negli allenatori che provengono dal college basketball è l’abilità nello sviluppare e massimizzare i giovani talenti. Donovan è uno di questi.


La lista dei giocatori di grande prospettiva che sono stati allenati da lui è lunghissima e comprende nomi come Joakim Noah, Mike Miller, Udonis Haslem, Corey Brewer, Bradley Beal e Chandler Parsons. Solo da questi nomi si intuisce la bravura di Donovan nel trattare i giovani e curare il loro sviluppo.


Lo ha fatto anche in NBA, un esempio è la passata stagione. A inizio Regular Season, OKC veniva indicata come top team per la Lottery del Draft, salvo poi stravolgere le aspettative e qualificarsi ai Playoffs di Orlando. Hanno ottenuto lo stesso record di Houston, con 44 vittorie e 28 sconfitte.


Guardando i Thunder, sorgono spontanee alcune domande. Cosa ha reso questo giovane team così speciale? La leadership di Chris Paul? L’esperienza dei veterani? No. È stata la stellare capacità di sviluppo e l’impatto che i giovani giocatori sono riusciti ad avere.



Moltissimi giovani trovano spazio nelle rotazioni di coach Donovan, e i ragazzi con lui ripagano la fiducia. Ad esempio, Luguentz Dort, 20enne, ha avuto di media 22.8 minuti a partita e sorpreso il Mondo intero con la sua difesa su James Harden nel primo turno contro i Rockets. Terrence Ferguson, 21, contava 22.4 minuti i Regulaer Season. Hamidou Diallo, anche lui 21enne, ne contava 19.5.


Ma soprattutto...



L'esplosione della giovane superstar


Il miglior giocatore dei Thunder del 2019/20? Shai Gilgeous-Alexander, 21 anni. Primo in classifica della squadra per minutaggio (34.7 minuti) e punti segnati (19.0); secondo, con 5.9 rimbalzi, dietro Steven Adams (che ne ha messi a referto 9.3). È riuscito a mantenere la sua media di palle perse inferiore a quella di Chris Paul (1.9 per SGA, contro le 2.3 di CP3) e di Dennis Schroder (2.6).


Pare innegabile il fatto che Donovan e lo staff abbiano deciso a priori di concedere spazio, fiducia e responsabilità al giovane Shai, rendendolo una nuova, giovanissima superstar. Ed è opinabile, malgrado fosse al suo secondo anno in NBA, che non sia stato inserito nella lista dei candidati per il Most Improved Player.


La regia di tutto, comunque, è stata mossa da Billy Donovan. È tutto dovuto alla sua grande esperienza da allenatore collegiale, alla sua capacità di sviluppare il talento e, guardando alla stagione di OKC, alla sua abilità da stratega nel mettere in difficoltà tutte le proprie avversarie.


Tutto questo lascia presagire cose positive, visto il nucleo giovane che troverà a Chicago. In primis, Zach LaVine, Coby White, Lauri Markkanen e Wendell Carter.


Sembra l’inizio di un lungo cammino, finalmente, nella Windy City.





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