• Mattia Tiezzi

La nuova dimensione di Caris LeVert ai Pacers

La scoperta del carcinoma e, il 13 marzo scorso, il ritorno in campo. Cosa può aggiungere, e togliere, l'ex Brooklyn in termini di impatto nelle due metà campo?


FOTO: NBA.com

Dopo la blockbuster trade che ha portato, come macro-risultato, all’approdo di James Harden ai Brooklyn Nets, si sono originati tanti intrecci secondari, o presunti tali, nelle squadre coinvolte (ne avevamo parlato qui). Fra queste, gli Indiana Pacers hanno potuto beneficiare dell’arrivo di Caris LeVert, il quale ha preso il posto di Oladipo, girato a Houston.


Questo scambio avrebbe potuto generare fin da subito un dibattito, creando un confronto fra l’attuale giocatore dei Miami Heat, incappato nell’ennesimo infortunio di recente, e l’ex Nets. Per speculazioni del genere, però, si è dovuto aspettare. Purtroppo.


Caris, infatti, non è mai sceso in campo prima dello scorso 13 marzo contro Phoenix. Il motivo? Le visite mediche di routine previste all'arrivo ad Indianapolis hanno scovato una massa sul suo rene sinistro, rivelatasi poi un carcinoma: una vera e propria epifania nella vita del 26enne.


Fortunatamente, questi controlli hanno permesso che l’operazione avvenisse in tempo e con successo, salvando la vita (o, comunque, sofferenze future) al giocatore. Tutto è bene quel che finisce bene. Ma, cosa di cui sarebbe felice Caris in primis, adesso si può, e si deve, tornare a parlare del suo impatto sul campo.




PLUS


Partiamo dalle note positive. LeVert è il profilo di cui Indiana aveva, forse, più bisogno, considerando la perdita prematura, per un infortunio al piede sinistro, di TJ Warren. Quest’ultimo aveva avuto un exploit realizzativo nella scorsa Bubble di Orlando, distinguendosi come possibile prima opzione offensiva nel contesto Pacers.


Senza di lui (sceso in campo solo quattro volte nel 2020/21) e prima dell’arrivo di LeVert, i Pacers hanno raccolto solo 13 vittorie in 32 partite, per un record totale non entusiasmante di 26-31, valido per l’attuale nono posto nella Eastern Conference, in piena zona Play-In. Stagione ben al di sotto delle aspettative, ma influenzata dalla mancanza di un vero e proprio scorer. Ed è in questo senso che LeVert può risultare un upgrade non indifferente.


Facendo riferimento a tutto quello che potesse offrire Oladipo in fase difensiva, c’è un bilanciamento proporzionale a livello offensivo. Segnare, infatti, non è mai stato un problema.



Le sue doti da slasher sono congeniali al sistema di Indiana e a un giocatore come Malcolm Brogdon, solido nel tiro perimetrale ma maggiormente a proprio agio in conclusioni assistite piuttosto che nel crearsi soluzioni dal palleggio. Per rendere l’idea di come LeVert possa impattare sul backcourt, basti riportare il cambiamento percentuale, soprattutto da tre punti, dell'ex Bucks prima e dopo il 13 marzo (debutto di Caris):

  • 18.2 tentativi dal campo a partita, con il 45.2%; 6.4 tentativi da tre, con il 38.4%;

  • 16.2 tentativi dal campo a partita, con il 47.7%; 7.5 tentativi da tre, con il 42.9%.

(Il tutto segnando praticamente lo stesso numero di points per game: 21.3 invece di 21.4.)


Inoltre, i vantaggi che arrivano sono anche in termini di rotazione, con il ritorno di Doug McDermott (autore di una grande stagione) nella second unit, per una maggiore profondità in ottica post-season.


Il ruolo di LeVert non si limita, però, alle qualità di slasher. È un eccellente portatore di palla secondario, in grado di gestire il pick&roll e di creare vantaggio, in primis per concludere al ferro o cercare un pull-up dalla media, ma in grado di leggere anche la situazione assistendo i compagni. Si è trovato particolarmente a proprio agio, fin da subito, con Domantas Sabonis.


Lo step successivo richiesto al nativo di Columbus è proprio quello di dimostrare il miglioramento nelle doti da passatore, comportandosi da secondary o, se inserito in lineups con McDermott e Lamb, da primary creator. Per adesso, a Indianapolis, il suo 19.5 di assist % è nel 92esimo percentile di Cleaning The Glass, con un rapporto fra assist e usage rate di 0.75 (74esimo percentile).


Passando alla fase difensiva, la sua dote principale è quella di sfruttare rapidità e atletismo per lavorare sulle linee di passaggio (1.7 steal di media a Indiana), mentre la sua on ball defense, se utilizzata sporadicamente, può dare buoni frutti. Questo non significa che possa venire usato come point-of-attack defender ma che, più semplicemente, abbia i mezzi per non andare sotto in situazioni di uno-contro-uno, se richiesto.



L’arrivo di LeVert è comunque, per caratteristiche del giocatore, più significativo nella metà campo offensiva, nella quale la produzione di squadra non sta avendo ancora un risvolto degno di nota a livello metrico, se non nell’innalzamento del pace di 2.5 possessi (102.8, terzi in NBA dal 13 marzo ad oggi).



MINUS


Passiamo, invece, alle dolenti note.


Il tallone d’Achille, offensivamente parlando, consiste nella bassa predisposizione al tiro da tre punti. La sua shot selection si basa per la maggior parte su attacchi nei pressi del ferro, con poche conclusioni perimetrali.


Usando delle metriche garbage time adjusted, solo il 33 % dei suoi tentativi avviene da dietro l’arco. Davvero poco, considerando che le sue percentuali realizzative non sono eccezionali, con un buon 65% al ferro, ma il 29 % da tre e il 41 % dallo short-mid (conclusione che prende più spesso in assoluto dopo quella al ferro).



Il tutto sommato per un'ulteriore limitazione alle spaziature dei Pacers, già di per sé non eccezionali a causa della convivenza forzata fra Myles Turner (da ieri "out indefinitely" per l'infortunio all’alluce del piede destro) e Sabonis. La lineup titolare con LeVert rientra nel 28esimo percentile in quanto a spacing, secondo le valutazioni di Basketball Index.



Le pessime percentuali sono la conseguenza logica del far giocare LeVert tanto tempo palla in mano. Se l’azione non funziona o il meccanismo di squadra si inceppa, l’ex Nets è quello più predisposto a prendersi la forzatura. Non a caso, il 45% delle sue conclusioni consiste in tiri con il difensore tight o very tight.

Quello che non deve succedere, a maggior ragione, è l’accumularsi di palle perse banali. LeVert, come visto, ha buone doti da passatore, in netto miglioramento, ma non per questo esula dal problema.



Infine, per diventare uno scorer costante e di alto livello, ha bisogno di guadagnarsi più tiri liberi, soprattutto in seguito all’operazione e con un’esplosività ridotta. I 3.4 liberi tentati a partita fino ad ora sono una miseria, visto e considerato il tipo di pressione difensiva a cui è sottoposto.


Nell'altra metà campo, invece, i problemi sono legati soprattutto alla sua scarsa attitudine difensiva. Sulle carenze di posizionamento e di comprensione del gioco, tatticamente parlando, non si possono correggere dei “difetti di fabbrica” come quello nella prima clip sottostante, in cui non ha la percezione di cosa possa accadere. Più grave, invece, perdere l’uomo sul taglio, visto e considerato che, se non on ball, l’unico modo di usare LeVert in difesa è sfruttarlo per la marcatura a uomo, possibilmente su tiratori spot-up o, in ogni caso, non troppo mobili.



Svolgere almeno i compiti di difesa perimetrale off ball è un fattore determinante affinché Caris e Indiana non collassino sui pick&roll avversari. La struttura esile di LeVert non gli permette di passare forte sui blocchi avversari, ancora meno di cambiare sui lunghi: per questo la soluzione è, come detto sopra, conservarlo su giocatori a basso usage.




CONCLUSIONI


E' difficile valutare se l'impatto di LeVert sarà, o meno, positivo a lungo termine. Diciamo solo che, per motivi di età, di contratto e di esigenze, non può che essere un upgrade per gli Indiana Pacers.


Il tutto, però, commisurato agli obiettivi stagionali. Salire più su della zona Play-In non sarà facile, e anche in caso di qualificazione è difficile immaginare una scalata fino al secondo turno dei Playoffs.


L'ex Brooklyn è un giocatore di livello, che ha dimostrato di saper tenere il campo in post-season, ma non è la star che permette il salto di qualità. Almeno, non fino ad ora. Il fatto di poterlo avere fino a fine 2023, anno in cui avrà raggiunto i 28 anni e, salvo imprevisti, la piena maturità cestistica, concede ai Pacers di poter lavorare per creare un contesto il più funzionale possibile alle sue qualità, sia che cresca tanto da poterlo mettere al centro di un progetto, sia che possa esserne la cornice.


La prospettiva su cui riflettere maggiormente in termini di convivenza futura resta quella con protagonisti Sabonis e Turner, ed è più complessa di quanto non si possa scriverne oltre.