• Alessandro Di Marzo

Caro LeBron Raymone James...

La commovente lettera-tributo di Kiese Laymon (The Undefeated) dopo il suo quarto titolo NBA da MVP delle Finals.


LeBron James Los Angeles Lakers nba around the game
FOTO: Newsweek

Questo articolo, scritto da Kiese Laymon per The Undefeated e tradotto in italiano da Alessandro Di Marzo per Around the Game, è stato pubblicato in data 12 ottobre 2020.



Caro LeBron Raymone James,

prima di tutto, congratulazioni per la vittoria del tuo quarto titolo NBA, un titolo che molti non volevano che vincessi - per ragioni che dicono molto, sia su di loro che su di te.


Disprezzo le lettere pubbliche, ma in questo momento penso che scriverti direttamente sia l’unico modo per parlare di te in maniera completamente onesta.


Sono cresciuto a Jackson, nel Mississippi, e giocavo per i Jackson State University Tigers. Vorrei che tu avessi potuto assistere con i tuoi occhi alle esibizioni della Sonic Boom of the South, la marching band della mia Università, e al football della Southwestern Athletic Conference degli anno ’80 e ’90. Era qualcosa di unico, niente poteva minimamente assomigliare a tutto questo. E la presenza afro-americana si faceva sentire.

I giovani come me cercavano disperatamente dimostrazioni di affetto da parte di chi giocava, anche se non ce lo aspettavamo sempre. Tuttavia vari rapper, come Ice Cube, Chuck D, Face e KRS-One, scrivevano spesso canzoni dichiarandoci amore e ci difendevano durante le interviste. Seppur non senza difetti e intrisi di una virilità spropositata, hanno comunque rischiato le loro carriere pur di urlare al mondo ciò che i ragazzi neri meritavano.


Nel frattempo, alcuni dei nostri giocatori preferiti ci avevano detto: “Republicans buy shoes too”, e che non amavano la musica rap. Non l’ho interpreta come un gusto personale, come hanno fatto in molti, ma più come una decisione personale. Non biasimo i giocatori che non sfruttano la loro voce e le piattaforme disponibili per difendere la propria comunità, ma non capisco perché, al contrario, non ci sia un solo rapper che non lo faccia.


Non voglio dilungarmi troppo, né elogiarti per essere il giocatore di pallacanestro più completo di quello che potessi mai immaginare. Preferisco ringraziarti per le scelte che hai operato nel corso della tua vita.


Non intendo tanto quelle cestistiche, come la decisione di tornare a Cleveland per portare il titolo in Ohio o quella di rivitalizzare i Los Angeles Lakers, perché si tratta di scelte monumentali di per sé, a prescindere da chi le abbia compiute. Mi voglio soffermare maggiormente, invece, sulle decisioni che prendi regolarmente per supportare donne, uomini e bambini di colore.

lebron James Cleveland Cavaliers nba around the game
FOTO: NBA.com

Dopo la recente sconfitta in Gara 3 di queste NBA Finals contro i Miami Heat, ho riguardato la prima partita della tua carriera, contro i Sacramento Kings. 25 punti, 9 assist e 6 rimbalzi in 42 minuti, numeri simili a quelli del terzo incontro di serie finale (25-10-8).


Faccio davvero fatica a capire come un giocatore possa essere il migliore in campo sia a 18 anni, alla sua prima apparizione in NBA, sia 17 anni dopo, sul parquet delle Finals.

Pensandoci bene, è pazzesco. Per diventare il migliore serve di certo una componente genetica, che ci condiziona senza che possiamo intervenire; ma gran parte del merito va alle decisioni prese dalla nostra parte più “umana” e alla comunità in cui si cresce.

Ho 10 anni in più di te, ma entrambi abbiamo vissuto in ambienti dove siamo stati incoraggiati a raggiungere l’eccellenza. Ci hanno insegnato che soltanto allenamenti costanti, uniti a un’ottima comprensione di ciò che era giusto o sbagliato attorno alle nostre vite, avrebbero potuto salvarci da una morte prematura, nostra o delle persone della nostra comunità. E tu hai espanso il concetto di "eccellenza", grazie alle tue scelte e alla tua vita audace, ricca, piena, “Black” e decisamente più in ottica comunitaria del normale.


Mi pagano per scrivere riguardo all’oppressione sistematica e alle radicali condizioni di vita per gli afro-americani. Tu, invece, sei pagato per giocare partite di pallacanestro. Ma, dopo una vittoria o una sconfitta, sei subito pronto a prendere la parola di fronte al mondo per affrontare pubblicamente questi due temi. Ti prendi cura di tutto questo anche all’interno della Lega, per giocatori più giovani come Anthony Davis, ma il tuo impatto giunge anche ai più anziani come me.


Per me non sei uno dei più talentuosi. Non sei un Re. Non sei “The Chosen One”. Tutti questi appellativi, per alcuni considerati maestosi, mi sembrano fin troppo deboli per far capire al mondo chi sei. Tu sei LeBron Raymone James, un radicale della tua comunità. Le tue decisioni hanno fatto splendere il tuo amore per gli afro-americani.


D’altronde, sei stato forgiato e formato da una madre single di colore e da un’ambiente difficile, così come molti di noi. Ciò che agli occhi di molti statunitensi sembra una debolezza, in realtà è parte integrante del nostro essere - e non stanchiamoci mai di ricordarlo. Sei l’emblema della nostra comunità.


Lebron James Los Angeles Lakers nba around the game
FOTO: AP Photo

Quando eri al tuo ultimo anno di middle-school, io stavo terminando il mio ultimo anno all’Oberlin College. La nostra squadra aveva indubbiamente il potenziale per la Division III, ma non ci passavamo abbastanza la palla per arrivarci.


Un giorno il mio allenatore, una leggenda dell’Ohio, mi ha raccontato di un ragazzo di Akron che riteneva fosse migliore di ogni membro della nostra squadra. La differenza tra noi e lui era che non solo passava la palla ai compagni nonostante il suo talento immenso, ma che voleva passarla.


Il coach ci diceva spesso che si gioca una partita come si vive la propria vita. Di conseguenza, coloro che erano in grado di segnare 50 punti a partita ma preferivano coinvolgere i compagni, volevano anche promuovere la partecipazione di tutti all’interno della comunità in cui vivevano, spesso facendo di tutto come segno di ringraziamento per chi li aveva formati. Volevano dimostrare amore ai bambini di colore di questo Paese, proprio quelli a cui la maggior parte dei membri di questa Nazione non vuole passare la palla.


L’allenatore era certo: finché non avessimo iniziato a seguire il modello di questo virtuoso ragazzino di Akron, non saremmo riusciti a farci valere dentro e fuori dal campo. E questo ragazzino eri e sei tu, LeBron.


Grazie per aver scelto noi, fin da subito.

Kiese