• Marco Marchese

Cavaliers-Love, è l'ora dell’addio?


Questo articolo, scritto da Terry Pluto per Cleveland.com e tradotto in italiano da Marco Marchese per Around the Game, è stato pubblicato in data 4 maggio 2021.



Giunto a 32 anni, con alle spalle parecchi (gravi) infortuni e tantissime assenze, sembra esser giunto il momento in cui i Cleveland Cavaliers e Kevin Love debbano sedersi attorno a un tavolo e decidere di comune accordo che strada prendere.


A causa degli innumerevoli problemi fisici, Love ha saltato più della metà delle partite nelle ultime tre stagioni. Cosa dovrebbero fare i Cavs, visti i due anni residui di contratto, per un totale di $60M? Ecco le strade percorribili dalle due parti:


- Keep him. Tenerlo e continuare a portare pazienza, sperando che riesca a tornare fisicamente a livelli accettabili. E aspettare, soprattutto, che scada il suo contratto. Insomma, non fare niente - e non sembra proprio il massimo come idea.


- Trade him.


- Provare a negoziare un suo buyout.


I Cavs hanno provato intavolare varie trade, senza fortuna, nelle ultime due offseason. Come disse un grande procuratore: “Chiunque è scambiabile in NBA. Anche se il proprio assistito ha un pessimo contratto, ci sarà sempre qualche altra franchigia con giocatori e contratti peggiori”.


Ci sono certamente giocatori che hanno subito parecchi infortuni, se non anche più di Kevin, e che addirittura percepiscono salari più elevati. Il problema è, appunto, chi verrebbe preso dai Cavs in cambio di Love.


Ad esempio, gli Houston Rockets potrebbero essere interessati a uno scambio con John Wall, per vari motivi. Il primo è che Wall viene da un infortunio al tendine del ginocchio, ed è reduce da 119 partite giocate e 259 perse negli ultimi anni. Ha subito interventi al ginocchio e al Tallone d’Achille. E riceverà 44 milioni la prossima stagione e 47 quella successiva (per un totale di 91 milioni, 31 in più dei 60 percepiti da KL).


E scambiarlo con Al Horford? Anche il centro di Oklahoma City ha due anni di contratto residui a 53 milioni in totale. I Thunder hanno smesso di farlo giocare in questa stagione ed è chiaro che punteranno a ottenere scelte al Draft. Lo scambio alla pari non sarebbe una brutta scelta, ma probabilmente OKC chiederà una Draft pick oppure uno dei giovani dei Cavs.



In caso di buyout è necessario che si raggiunga un accordo tra il giocatore e la franchigia affinchè sia libero di diventare free agent. Recentemente ci sono stati anche parecchi esempi: Blake Griffin, che ha rinunciato a 13 dei 74 milioni a lui dovuti dai Pistons, per poi firmare con i Nets; LaMarcus Aldridge, che a inizio anno aveva un contratto da 24 milioni (e un anno residuo) con gli Spurs, a marzo si è accordato per il buyout (rinunciando a 5.8 milioni, stando a quanto sostiene Adrian Wojnarowski) per siglare un nuovo contratto, anche lui coi Nets - salvo poi doversi ritirare a causa di problemi cardiaci; Andre Drummond, ex centro proprio dei Cavs, il cui contratto prevedeva ben 28.7 milioni, di cui non sono stati corrisposti soltanto 745.000 dollari, ovvero la cifra per la quale ha firmato coi Lakers per il resto della stagione (secondo Bobby Marks).


Questi tre giocatori hanno una cosa in comune: il procuratore, ovvero Jeff Schwartz. Tutti e tre sono stati messi fuori roster prima che venisse trovata una soluzione di comune accordo: questa è una nuova “usanza” nel gioco dei buyout dell’NBA, a cui Schwartz sembra molto avvezzo.


Da un eventuale buyout i Cavs potrebbero ottenere qualche vantaggio: con il cosiddetto "stretch" potrebbero "spalmare" il pagamento in più annate. Un po' complicata come cosa, ma nel caso di Kevin Love si tratterebbe di una rateizzazione in cinque anni, con l’effetto di ammortizzare il salary cap. Dopotutto, 12 milioni in 5 stagioni sono più sostenibili di 30 in 2.


I Cavs, comunque, non hanno alcuna fretta di concludere l’affare. Il Draft è poco lontano, con una nuova sessione di mercato estiva alle porte. A prescindere da tutto questo, però, per l'interesse e il bene di entrambe le parti, sarebbe meglio che le strade di Love e Cleveland si separino.


Dall’addio di LeBron James (estate 2018) in avanti, il destino ha riservato solo frustrazioni e delusioni per la franchigia dell'Ohio, con diversi cambi in panchina e nessuna partecipazione ai Playoffs. Ora, i Cavs stanno compiendo i primi passi di un nuovo corso, con lo sviluppo dei propri giovani al centro di tutto.


Cleveland ha già atteso fin troppo a lungo e fin troppe volte Kevin Love, a causa dei suoi tantissimi infortuni - di cui ovviamente non può essere incolpato: i segni del suo decadimento fisicoerano già visibili da tempo. Nelle due stagioni precedenti alla sua estensione contrattuale, aveva saltato 45 partite su 164.


Mentre gli ultimi anni sono stati privi di gioie, le prime quattro stagioni (2015-2018) di Love nell'Ohio hanno visto i Cavs sempre protagonisti fino alle NBA Finals, con la vittoria del titolo nel 2016.


Ottenuto via trade nel 2014 e parte dei Big Three insieme a LeBron James e Kyrie Irving, a Love è toccato un compito arduo in quella squadra, per le sue caratteristiche. Ha dovuto sacrificarsi nella metà campo offensiva, dove in precedenza era un giocatore centrale con i Timberwolves, diventando a Cleveland il terzo violino e dovendosi specializzare nel tiro da fuori per aprire il campo a LeBron e Kyrie.


Kevin merita di essere ricordato e ringraziato per questo. Ma ora è giunto il momento dei saluti.