• Andrea Lamperti

Celtics, quel centesimo per fare il dollaro

Tre Finali di Conference negli ultimi quattro anni, il commitment di Tatum e Brown. Dove possono arrivare i ragazzi di Brad Stevens?


FOTO: NBA.com

Le pick di Brooklyn che hanno alimentato per anni il - potenziale - mito di Danny Ainge, nel bene e nel male, sono andate. Solo nel male, invece, è andata la scorsa free agency: raramente un - anche qui, potenziale - superteam è stato messo insieme e poi smantellato in così poco tempo, e con strade così diverse tra Hayward, Horford e Irving.


Di buono, si diceva, c’è la crescita esponenziale di Jayson Tatum, Jaylen Brown e Marcus Smart (quest’ultimo soprattutto in post-season), dall’altro lato un infortunio fastidioso al ginocchio per Kemba Walker col quale andare molto cauti.


Cosa ci possiamo aspettare dalla stagione dei Boston Celtics, emblema di come quello tra “futuro luminoso” a “vincere adesso” non sia quasi mai un passaggio scontato.



Si parte da lui: Jayson


Manca solo entrare nella conversazione dell’MVP. E se Sam Mitchell dice che sarai dentro, molto probabilmente lo sarai.


25.6 punti, 5 rimbalzi e 5 assist con quasi il 44% dal campo. Nei Playoffs. Tatum è necessariamente il presente e il futuro in Massachusetts, accompagnato da un facilitatore come Brown, ancora clamorosamente in attesa della sua prima selezione All-Star, da aggiungere a un ruolo di difensore già riconosciuto elitario nella Lega.



Il ginocchio di Kemba


Si è visto, specialmente nella bolla: ha vissuto di alti e bassi (complice il fastidio al ginocchio), ma ce ne sono pochi come il prodotto di Connecticut nel gestire il pick&roll. Kemba dà un ritmo e una varietà all’attacco di Brad Stevens che sono diventati imprescindibili per Boston, soprattutto dopo la partenza di Hayward.


Eppure, Walker deve continuare la sua crociata per restare in salute e contribuire a un livello che per troppo tempo, in North Carolina, gli è stato negato. Le iniezioni di cellule staminali nel ginocchio sinistro suggeriscono che i Celtics stiano provando ad affrontare in un modo diverso il problema, nella speranza che l'ex Hornets possa trovare quella continuità che nel 2019/20 era mancata.


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Ancora una volta, i Celtics per quanto lunghi non possono prescindere dal loro playmaker. In questo senso, sarà importante poter contare ancora sul riveduto e corretto Marcus Smart, chiamato di nuovo ad alzare il proprio gioco verso nuovi obiettivi. Per l’inizio di stagione, il play sarà lui.



Le aggiunte


La second unit, sia per esperienza che per talento, l’anno scorso deficitava.


Complice lo spazio liberato dalla sign-and-trade che ha portato Hayward a Charlotte, Ainge ha lavorato in questo senso aggiungendo un play puro e di grande chilometraggio come Jeff Teague, oltre al tentativo di sistemare l’altra enorme mancanza dei verdi: i rimbalzi.


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La scelta è caduta su Tristan Thompson, che è titolare della più lunga striscia attiva di stagioni sopra ai 10 rimbalzi di media (3 anni). Certo non avrà un minutaggio da starter “vero”: Theis ha sempre ben figurato, rendendosi bidimensionale e liberando l’area per Tatum e Brown. Eppure, l’aggiunta dell’ex Cleveland potrebbe rivelarsi decisiva, nonostante non fosse probabilmente la prima scelta - sul taccuino di Ainge c’erano anche altri nomi, tra cui quello di Myles Turner.



La partenza di Hayward


L'addio di Hayward rappresenta il grande punto interrogativo della stagione. Obiettivamente, spesso i Celtics hanno dovuto fare a meno di Blue Money, ma un giocatore e un creatore di gioco del suo calibro, così completo e così versatile, mancherà.


Difficilmente il solo Jeff Teague nella second unit sarà in grado di non far sentire la sua assenza: servirà un contributo in termini di playmaking anche dagli altri - come detto da Marcus Smart, ma anche da un nuovo Jaylen Brown.


Delle primissime risposte potrebbero esserci già stanotte, nell’opener contro i Milwaukee Bucks. Boston avrà 18 delle prime 38 partite sulla TV nazionale: l’hype, per la squadra che ad Orlando si è vista pareggiare un record di titoli quasi secolare, di certo non manca.