• Riccardo Pilla

Chris Paul e l'arte del mid-range jumper



Questo articolo, scritto da JD Taylor per Welcome to Loud City e tradotto in italiano da Riccardo Pilla per Around the Game, è stato pubblicato in data 8 aprile 2020.



Chris Paul è uno dei migliori tiratori dell'NBA dalla media distanza. Non a caso è il primo in classifica per percentuale tra tutti i giocatori con almeno 2 tentativi di tiro da questa zona del parquet. Paul tira con il 53.9% con 4.1 tentativi a partita: numeri eccezionali se si considera che il tiro dalla media è solitamente considerata la soluzione più ineffciente.


Non a caso questo tipo di conclusione è ormai stata abbandonata dalla maggior parte delle squadre NBA: richiede molto sforzo di preparazione a fronte di un risultato non paragonabile a quello ottenibile bombardando il canestro dalla distanza. Ci sono diversi fattori che spiegano l’inefficienza di questa soluzione: da un lato i volumi dei tiri dal mid-range sono bassi e questo impedisce ai giocatori di trovare il ritmo. Dall’altro, gli schemi che favoriscono il catch-and-shoot da quella zona sono sempre meno. Se prima era comune vedere qualche lungo in pick-and-pop dalla media, ora a tutti viene chiesto di fare un altro passo indietro e tirare da tre punti.


L’unica situazione di gioco che rimane florida per il tiro dalla media è l’arresto e tiro dal palleggio dopo un blocco. Chris Paul e CJ McCollum sono soliti optare spesso per questa soluzione. Tuttavia tiri come questi sono difficili: i giocatori hanno poco tempo per trovare lo spazio giusto e il tiro va preso in fretta per evitare che il difensore in uscita dal blocco riesca a recuperare sull’attaccante, contestando la conclusione. Ed è proprio in questo fondamentale che emerge tutta l’eccezionalità di un giocatore come Chris Paul, che riesce a trasformare un gesto difficile in qualcosa all’apparenza semplicissimo.


L’efficienza di CP3 in questo tiro non ha senso, soprattutto se pensiamo a quante difficoltà crei lo stesso gesto a quasi tutti gli altri giocatori della Lega. Tuttavia, un’analisi focalizzata proprio su questo aspetto, svolta durante una delle ultime partite dei Thunder, è stata più che rivelatoria del perchè Paul riesca, a differenza di tutti gli altri, a segnare con incredibile regolarità da quella zona del campo.



La prima azione è frutto di uno schema piuttosto semplice: Adams porta il blocco e scivola verso canestro per creare separazione tra Paul e il suo difensore. Il blocco è importante perchè permette a Paul di muoversi verso sinistra senza difficoltà. Adam è un ottimo bloccante, uno dei migliori della Lega in termini di spazio che è capace di creare per il palleggiatore e sa interpretare il gesto in modi diversi, in base all’obiettivo. Il più comune è il cosiddetto “destroyer”, che spinge la difesa a cambiare marcatura. In questo esempio, invece, opta per un blocco più “lieve”, ma è in basso che dobbiamo guardare: il suo piede destro si allunga all’ultimo momento, così da impedire a Tatum di ruotare velocemente su di lui. Il difensore dei Celtics è quindi costretto a girare largo, offrendo a Paul un vantaggio sia in termini di spazio che in termini di tempo.


A quel punto la point guard di OKC deve affrontare Daniel Theis. Il giocatore è un solido rim protector ed è anche questo a spingere Paul a optare per l’arresto e tiro. Lui sa che Theis non vuole abbandonare la sua posizione di difesa del ferro e questo gli garantisce lo spazio necessario per concludere.


Da questo momento in poi, tutto sta nell’esecuzione del tiro: Paul prima decellera rapidamente grazie a un cosiddetto long hop step, che consiste in un passo addizionale senza palleggio, prima dell’arresto a due tempi. Questo gli permette di ottenere un ulteriore mezzo metro di distacco da Theis che sta arretrando verso canestro. L’altro aspetto dell’hop step da sottolineare è che è l’elemento che gli garantisce la spinta necessaria per il jumper. In assenza di questo, per avere la forza necessaria, Paul sarebbe costretto a fare un passo in più, rischiando di avvicinarsi pericolosamente a Theis.


A questo punto, Paul si è costruito una base forte su cui costruire il suo tiro. L’ultimo step da affrontare è il rilascio.


L'hop step gli ha, sì, garantito un vantaggio nei confronti di Theis, ma ha anche permesso a Tatum di recuperare. Tuttavia il jumper di Paul è degno di un manuale. Il rilascio della palla è alto, e il movimento fluido e rapido: non lascia possibilità al difensore, specialmente in situazione di recupero.


Il risultato è scontato. Straight bucket.



Il possesso inizia con Paul in isolamento contro Daniel Theis. Paul vuole far muovere il suo avversario per trovare un buco da attaccare. Theis preferisce impedire la via verso il canestro e rimane statico. Chris deve trovare il modo di allontanarlo dalla sua comfort zone e grazie a un ottimo uso dei piedi e del palleggio, si costruisce un buon tiro.


Nei primi secondi del possesso, Paul allunga il passo verso canestro, ma è una finta. Theis abbocca e lo accompagna con lunghi passi verso la sua destra. Quando Paul vira allontanandosi dal canestro, il tedesco si trova con gli appoggi sbagliati, e potrebbe andare in difficoltà. Le sue gambe sono distanti una dall’altra e questo lo rallenta. Quando CP3 esegue la virata, però, cambia direzione tenendosi il difensore alle spalle, così da creare un minimo di separazione. Questo gli permette di preparare la prossima mossa.


La virata lo porta in una zona di campo più affollata: Romeo Langford si fa ingolosire, abbandona la marcatura di Schroder e cerca di rubare la palla. Paul si ritrova con poco spazio e costretto a difendere la palla da entrambi i lati. Ed è qui, in una situazione 2 vs 1, che l’intelligenza di Paul si mostra in tutta la sua luminosità: Langoford tenta il recupero ma Paul lo anticipa e abbassa il palleggio impedendogli di raggiungere la palla; quindi cambia mano e si sposta verso sinistra, tagliando fuori l’aiuto di Langford e lasciando Theis abbandonato a se stesso.


Le successive mosse sono importanti perchè permettono a Paul di preparare il canestro limitando al massimo le perdite di tempo. Non può permettersi di far scorrere il cronometro addentrandosi in dribbling eccessivi, ha solo dieci secondi per chiudere l’azione. La priorità è far lavorare il difensore ed è esattamente quello che fa Chris: prima sposta la palla verso destra fingendo una penetrazione centrale e, appena Theis sembra abboccare, subito cambia mano sulla sinistra con un crossover, creando sufficiente distanza per tirare.


Paul non ha costruito un tiro semplice e lo spazio è appena sufficiente per elevarsi in jumper, non certo per avere la sicurezza di non vedersi la conclusione contestata. Theis è abbastanza vicino da tentare la stoppata. Per questo Paul opta per uno step back, che gli garantisce altri 30 centimetri di spazio, fondamentali nel ridurre le chance per Theis di contestare il tiro in maniera efficace. I movimenti dei piedi in preparazione al tiro sono affascinanti: la velocità è tale da sorprendere la difesa e azzerare la possibilità di recupero.


La scelta dello step back è anche la prova di quanto Paul sia sempre consapevole dello spazio intorno a lui. Per una point guard questo è fondamentale, perchè rende l’azione offensiva più fluida e al contempo mette sotto pressione la difesa. A questo, CP3 aggiunge anche un'innata abilità nell’interpretare il campo, la posizione dei giocatori, e sfruttare tutto questo a proprio vantaggio. Non esiste nel basket un termine per descrivere questa abilità di lettura. C’è però nel calcio, in Germania, dove viene usato l’aggettivo “Raumdeter” per riferirsi a quegli attaccanti capaci di attaccare lo spazio e allargare il campo. Il rappresentante per eccellenza del calcio tedesco è Thomas Muller, giocatore del Bayern Monaco, che spesso viene chiamato così dai giornalisti locali.


Paul è un Raumdeter: capisce prima degli altri come usare lo spazio a proprio vantaggio.


Nell’esempio precedente, la sua consapevolezza è evidente: sa che Langford sta per abbandonare l’angolo per seguire Schroder lungo l’arco e che questo gli darà totale libertà per affrontare Theis in 1 vs 1. Opta per lo step back perchè sa che dietro di lui non c’è nessuno in aiuto che possa intervenire.



Nel video siamo ormai arrivati all’inizio del terzo quarto. Paul vuole attaccare nei primi secondi e opta per il pick-and-roll con Adams. Attacca pochi attimi dopo aver ricevuto la palla, senza neanche aspettare il blocco. La scelta è interessante per Chris, che solitamente predilige giocare a un ritmo più lento.


La decisione, però, è figlia del suo diretto marcatore. Conoscere il tuo avversario è fondamentale nel basket: un giocatore deve sempre sapere quali sono le aree da attaccare e quelle da evitare. Marcus Smart è un eccellente difensore, uno dei migliori della Lega: la sua abilità è riconosciuta nel riuscire ad anticipare dove l’attaccante sta andando e fermarlo in anticipo; il suo istinto è indiscutibile, e a questo aggiunge altezza e fisicità, che gli permettono di rallentare gli avversari fino a bloccarli. Non è facile costruirsi tiri facili contro Smart, ed è fondamentale sfruttare l’imprevedibilità ogni singolo possesso. La decisione di Paul di attaccare subito è inusuale per OKC e questo coglie Smart impreparato.


Boston decide di non cambiare sul blocco come invece sarebbe successo con un quintetto più piccolo. Brad Stevens chiede a Theis di rimanere vicino al ferro, dove il suo contributo difensivo è maggiore, e questo implica per Smart la necessità di passare sul blocco e rimanere su Paul. La guardia dei Celtics decide di passare dietro al blocco e questo crea per Paul l’occasione che stava aspettando, proprio a 6 metri dal canestro.


Il blocco di Adams deve solo rallentare Smart, senza fermarlo del tutto. Se così non fosse, altri difensori si troverebbero a dover intervenire in aiuto. Hayward è un valido difensore e l’ultima cosa che vuole Paul è trovarsi ad affrontare due marcatori come loro contemporaneamente. Haward sta tenendo Terrance Ferguson nell’angolo, il cui tiro da tre non costituisce una minaccia da rispettare eccessivamente per la difesa. L’obiettivo è quindi quello di non ingolosire un suo possibile aiuto difensivo.


Adams esegue il suo “reducer”: il blocco rallenta Smart e lo costringe a passarci dietro. Questo crea sufficiente spazio a Paul per concludere, lontano da altri possibili aiuti. Da quel momento in poi, tutto sta, ancora, nelle mani di Paul: la meccanica è superba, ma ancora più impressionante è il tempismo che non lascia neanche un attimo a Smart per recuperare.



Andiamo avanti nella partita. OKC sta inseguendo e la priorità è generare tiri rapidi e di qualità che possano ricucire lo svantaggio. Per questo i Thunder optano per un high screen nei primi secondi dell’azione, permettendo a Paul di attaccare una difesa ancora non perfettamente schierata. In qualche modo, questo possesso ricorda quelli a cui OKC era abituata con Russel Westbrook gli anni precedenti: possesso veloce che privilegia il cronometro alla qualità del tiro.


Il blocco mira a creare spazio per Paul, così che possa creare rapidamente qualcosa per sè o per i compagni. La grande differenza con il passato è che Russ era solito puntare forte al ferro, mentre per Paul è molto più congeniale rallentare e tirare dalla media distanza.


Quel tiro è difficile per la maggior parte dei giocatori NBA. Il perchè è legato alle molte variabili da dover tener bilanciate: lo slancio, l’elevazione, il movimento di tiro, la precisione e la forza. Quest’ultima è il vero differenziale rispetto al tiro da tre punti, che ne richiede sì di più, ma con meno "calibrazione". In aggiunta, il tiro da tre punti ha più slancio e quindi più rotazione, che rende il ferro più "amico" del tiratore.


L’altro problema di questo fondamentale è guadagnare sufficiente spazio dal proprio marcatore. Puntare dritto al lungo avversario non crea quasi mai un buon tiro, soprattutto se non si è un super atleta. E questa soluzione non mette mai in difficoltà i big men, perchè non sollecità le debolezze psicologiche della maggior parte dei lunghi. L’obiettivo è spingerli ad allontanarsi dalle loro aree di comfort, che solitamente combaciano con i pressi del ferro. Questo è anche il motivo che spinge molte point guard a lavorare sul proprio ball handling, così da essere più efficaci nell’attacare i centri avversari. Paul è particolarmente abile nello sfruttare il ritmo per confondere l’avversario diretto, e questa azione ne è una delle numerose evidenze.


Paul attacca forte, suggerendo l’intenzione di puntare al ferro. Robert Williams casca nella finta e arretra per proteggere la penetrazione. Questo permette a Paul di guadagnarsi lo spazio per il mid-range jumper. Il passo successivo è il più diffiicile e richiede a Paul una frenata violenta e improvvisa che lo porti in elevazione per il tiro.


La decellerazione è diventata un’arma molto diffusa dai migliori ball-handler dell’NBA. E’ comune soprattutto per giocatori che non spiccano atleticamente. Riuscire a fermarsi improvvisamente è fondamentale per crearsi sufficiente spazio dal difensore. Luka Doncic e James Harden sono maestri in questa specifica arte: entrambi la sfruttano spesso per concludere da tre in step back senza che il difensore sia in grado di contestare il tiro. Paul fa la stessa cosa, ma nel mid-range. Fa grande uso del long hop step per rallentare e al contempo prepararsi al tiro. Non è rapido come Harden, ma lo è abbastanza da far male alla difesa. Nell’ultimo esempio, l’arresto è rapido a sufficienza da battere il proprio difensore e mettere a segno il jumper.


Ultimo aspetto da sottolineare è ancora una volta la sua consapevolezza dello spazio. Sarebbe stato certamente più semplice per Paul fare l’ultimo passo nel pitturato, assecondando la naturale traiettoria del suo movimento. Tuttavia, quella scelta avrebbe permesso a Robert Williams di avvicinarsi e di aumentare le sue chance di contestare in modo incisivo il tiro. Per questo CP3 decide di allungarsi verso sinistra e ridurre a zero le possibilità di recupero di Williams.



L’ultimo video scelto non vede Chris battere la difesa con scelte o mosse particolarmente elaborate. E’ semplicemente simbolo della sua fiducia nel prendersi tiri pesanti nel clutch time. L’attacco di OKC è democratico per la maggior parte della partita, ma quando la fine è vicina e il peso della palla aumenta, è a lui che bisogna guardare.


La situazione è semplice: OKC deve segnare, ha pochi secondi per farlo e tutta la difesa avversaria è focalizzata su di lui.


Chris Paul è in isolamento contro Daniel Theis nei pressi della lunetta. La situazione sarebbe vantaggiosa se Paul non dovesse vedersela anche con due difensori in aiuto. Marcus Smart guarda direttamente verso di lui, ignorando completamente Dennis Schroder. Tatum fa lo stesso, badando a Gallinari solo con la coda dell’occhio. E’ un 3 vs 1, non il miglior contesto in cui attaccare. Chris ha poco spazio e le linee di penetrazione sono nulle. L’unica opzione è un tiro dal palleggio.


Inutile negare che Paul avrebbe un’ottima occasione di servire Gallinari o Schroder per un tiro abbastanza aperto. In termini di qualità dell’occasione, sarebbero sicuramente state scelte più oculate (Schroder e Gallinari non sono Ferguson e Diallo, entrambi i giocatori sono tiratori affidabili dalla distanza).


L’ultima sequenza, da un punto di vista squisitamente tecnico, è la meno rimarchevole delle cinque proposte. Tuttavia mostra chiaramente la forza mentale e l’assenza di paura di Paul nei momenti decisivi della partita. Non sono molti i giocatori a poter vantare quel tipo di lucidità e sicurezza in se stessi. Basti pensare ad esempi come Ben Simmons e Kemba Walker. CP3, al contrario, non mostra mai segni di paura. Quel tiro lo può prendere in qualsiasi momento della partita, senza che apparentemente il cronometro o il punteggio possano condizionarne l’esito.


The shot diet is always consistent.


La sicurezza di Paul nasce certamente dall’esperienza, ma un fattore decisivo è anche la sua fiducia nella propria meccanica di tiro. Sembra sempre sicuro di far canestro perchè sa che può ripetere un movimento che conosce alla perfezione: il suo jumper non ha difetti o stranezze, la meccanica è solida e testata migliaia di volte. Gli basta eseguirla.


Una volta che tutti questi esempi vengono analizzati con attenzione, la straordinaria efficienza di Paul dalla media distanza diventa più facile da comprendere: la meccanica massimizza la probabilità di realizzazione, il timing e l’uso degli spazi gli permettono di crearsi lo spazio di cui ha bisogno. Semplice, no?





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