• Alessandro Di Marzo

Clippers, i perché di un fallimento



Questo articolo, scritto da Jordan Taylor per The Lead e tradotto in italiano da Alessandro Di Marzo per Around the Game, è stato pubblicato in data 30 settembre 2020.



Nella città degli angeli la storia si ripete: alle Western Conference Semifinals, i Los Angeles Clippers, dopo un iniziale vantaggio di 3-1, sono stati eliminati dai Denver Nuggets.


Questa potrebbe essere la peggiore sconfitta nella storia della franchigia: erano infatti partiti da favoriti per il titolo NBA, con alcuni dei migliori talenti della Lega a bordo della nave; insomma, tutto sembrava molto incoraggiante. Il raggiungimento delle finali di Conference, come minimo, sembrava scontato. Ma l’NBA ci insegna continuamente che niente è facile, e nessuno regala nulla.


In entrambe le serie di Playoffs disputate in questa stagione, i Clippers sono partiti forte, dando l’impressione di poter dominare la serie in quattro o cinque partite. Ma, dopo le prime difficoltà, sono iniziate a sorgere domande riguardo a cosa stesse succedendo a una delle migliori squadre della Lega.



Il collasso nei secondi tempi...


Dominare il primo tempo implica spesso una chiusura rapida della partita nei periodi successivi, ma per Los Angeles questa post season ha fatto decisamente eccezione.


In 13 partite disputate, la squadra si è trovata in vantaggio per ben 9 volte all'intervallo, ma in 4 di queste occasioni è arrivata una sconfitta. Dato ancora più scottante se si considera che, di questi 4 incontri, 3 corrispondono alle ultime partite contro i Nuggets, tutte dei potenziali matchpoint per chiudere la serie.


La possibilità c’è sempre stata, ma alla fine il fallimento è prevalso.


Denver ha chiuso le ultime partite con una media di 11.3 punti di scarto, annientando sistematicamente il gioco dei Clippers su entrambi i lati del campo dopo l'intervallo. Impressionante il parziale nei secondi tempi delle ultime tre partite: 181-117, concedendo a Denver una percentuale superiore al 53% al tiro.

... fin dall’inizio


Ma non si è trattato di qualcosa riguardante solo le ultime partite: tra le 16 partecipanti ai Playoffs, infatti, i Clippers dei secondi periodi si sono classificati 13esimi per Opponent Field Goal Percentage (45.9%). A ciò si aggiungono poi i dati di Opponent Three Point Percentage (36.5%, 11esimi) e Defensive Rating (111.6, settimi), che mostrano quanto i Clippers abbiano sofferto in difesa.


Anche offensivamente, dopo i primi due quarti, le cose non sono andate come sperato, visti i 52 punti di media segnati (decimo miglior risultato) contro i 61.1 dei primi tempi, numero che li portava ad essere il secondo miglior attacco nei primi 24' di gioco. Seconda su 16 è stata anche la percentuale dal campo dei Clippers (51.2%) nei primi due quarti, che però è scesa all'11esimo posto dopo l'intervallo (43.2%).


Infine, nemmeno il rendimento dall’arco è stato risparmiato: le triple convertite nei primi tempi sono state il 40.8% nel corso dei Playoffs, il terzo miglior valore, poi trasformatosi nel 13esimo nei secondi tempi, con la percentuale di realizzazione scesa al 32.9%.

Questi dati hanno comunque permesso ai Clippers di superare il primo turno, battendo i Dallas Mavericks per 4-2, ma in semifinale di Conference sono risultati fatali.

Nessuno ha alzato il livello


I Clippers, seppur molto talentuosi, avevano bisogno di un individuo che si prendesse in spalle la squadra nei momenti più importanti.


Con un due volte Finals MVP, il terzo miglior nella corsa all’MVP dell’anno scorso, il Sesto Uomo dell’Anno e l’ex vincitore di quest’ultimo premio, rispettivamente Kawhi Leonard, Paul George, Montrezl Harrell e Lou Williams, la squadra disponeva di alcuni dei migliori singoli di tutta la Lega.


FOTO: Essentially Sports

Ognuno di loro ha dimostrato le proprie abilità soltanto a tratti, senza che vi sia stato un vero trascinatore a prendere il controllo nei momenti cruciali.


Leonard è stato spettacolare nella serie contro Dallas, riuscendo a compensare le pessime prestazioni di George. Contro i Nuggets sarebbe servito un Kawhi allo stesso livello, un PG decisamente migliore e qualcosa di più da Lou e Montrezl.


Ai Playoffs, le squadre hanno bisogno di un giocatore su cui contare quando arrivano le difficoltà, qualcuno che si prenda il centro della scena con giocate e tiri decisivi. I Clippers hanno ovviamente sperato in Leonard per questo ruolo, ma The Klaw non è riuscito a fare la differenza come nel 2019 con Toronto.

Los Angeles non ha sbagliato troppo in Gara 1, ma il vento è cambiato poco dopo. In Gara 2 la squadra si trovava in svantaggio e in grande difficoltà dopo i primi due quarti. E' stata l’unica volta in cui hanno segnato di più degli avversari nel secondo tempo in tuta la serie, ma non è bastato: Leonard e George, insieme, hanno segnato 3 canestri su 15 tentativi, e nessuno dei tiri decisivi è stato di Kawhi. E quando i due migliori giocatori in squadra si sono trovati di fronte a problemi del genere, chi è stato in grado di rimediare? In questo caso, nessuno.


Considerando tutte le serie di sempre nei Playoffs con una squadra sopra 3-1, chi è stato in vantaggio ha superato il turno 244 volte e perso solamente 12. I Clippers si stavano preparando a chiudere i conti, ma anche in questo caso nessuno si è reso protagonista.

No, nessuno. E senza quasi accorgersene, i ragazzi di Doc Rivers - la cui esperienza sulla panchina dei Clippers è arrivata al capolinea - si sono trovati sotto di 20 punti con poco meno di 2 minuti sul cronometro dell’ultimo quarto di Gara 7. Stagione finita.




Una “squadra” fittizia


I problemi di intesa tra i giocatori dei Clippers hanno sempre rappresentato una questione molto discussa in questa stagione, fin dal momento in cui Leonard e George sono arrivati a Los Angeles. Cosa comporterà aggiungere due giocatori a cui serve la palla in mano per dominare? Come reagiranno gli altri davanti ai due leader, e chi sarà il vero comandante?


Tutte queste domande sembravano ormai superate dopo i primi successi dei Clippers con Leonard e George tornato dopo l’infortunio. Ma una risposta a come giocare tutti insieme non l'hanno mai trovata, in quanto è servita un’intera stagione per poter finalmente vedere la squadra al completo.

Altra stagione, altra delusione per i Clippers.


Sembrava l’anno giusto a Los Angeles, vista la quantità di talento a roster, ma sono state troppe le occasioni sprecate per arrivare a giocarsi le tanto attese Finali di Conference contro i Lakers. E ora, i tifosi si chiedono cosa potrà accadere alla franchigia, dopo il divorzio con Doc Rivers.

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