• Jacopo Di Francesco

Clippers, il conto è più salato del Lago

Difficile prevedere questo esito per le prime due gare vista l'assenza di Conley, ma è sempre più chiaro come il vantaggio di Utah sia in panchina.


FOTO: Deseret News

to outcoach: sconfiggere o sopraffare il proprio avversario tramite una superiore gestione di uomini.

Che l'ambiente fosse tra i più caldi in assoluto, si sapeva. Che i Clippers sarebbero arrivati col fiato più corto, anche. Ma non può passare a riflettori spenti quanto fatto dalla truppa di Quin Snyder: senza il loro playmaker Mike Conley - tra l'altro l'effettivo con più esperienza a questo livello - hanno dato l'impressione di vincere Gara 1 dal primo minuto, mentre in Gara 2, nonostante le difficoltà con la zona, sono riusiciti a tornare sopra dopo aver dilapidato 20 punti di vantaggio, offrendo un'altra prestazione di categoria diversa rispetto all'avversario in crunch time.


Il fortino che è la VivintArena merita davvero una menzione d'onore. Certo, emozionarsi per il pubblico è più semplice quando c'è il neo-consigliere Dwyane Wade a dare una lezione sul campo a un Donovan Mitchell che già non sembrava avere bisogno di aiuti o motivazioni di qualunque tipo. A questo livello il fattore-campo è davvero tale. Ne sa qualcosa Paul George, che ha detto di godersi queste situazioni, ma finora sembra che sia Steve Ballmer a non godere troppo nella sua ratio statline/contratto.


Vediamo ora due chiavi di lettura per squadra, e nello specifico come hanno influenzato e come influenzeranno la serie.



Mo Conley, mo (no) problems


L'anima dei Jazz: stoppata di Gobert, role player capace di crearsi il suo tiro e di chiudere la partita. Ennesimo velo pietoso sulla gestione degli ultimi minuti di LA.



Non era scontato, dicevamo. Soprattutto quando gli altri decidono di passare ad una zona - con un personnel più che adatto alla scelta - e per testuali parole di Mitchell 'you couldn't buy a bucket'. Viene quindi a mancare il ball-handler primario, quello che sa capire i momenti tanto da far registrare 8.6 assist di media al primo turno contro la squadra che l'ha reso grande. Eppure, come solo le squadre che hanno abbracciato il più ampio concetto di culture sanno fare, l'assenza del prodotto di Ohio State finora non si è davvero notata.


I meriti vanno a Joe Ingles, che ha preso il posto di Conley in quintetto con 7/10 dal campo stanotte, e dimostra un certo senso del dramma - ma anche della commedia - nonchè a Jordan Clarkson, fresco 6thMOY e capace di sparare 24 punti in 27 minuti con 15 tiri. La definzione di sesto uomo dovrebbe essere esattamente questa.


E poi c'è l'unanime miglior giocatore di questi Playoffs finora, come sentenziato con motivazioni nel dispositivo anche da Sam Amick di The Athletic:



Dominante, mette in fiducia i compagni su entrambi i lati del campo e si dimostra anche molto autocritico, nel rispondere alla mia domanda nel post-partita di questa notte (minuto 8:55):



Sul lato difensivo - torniamo quindi a Quin Snyder e al suo staff - si temeva l'esposizione di Rudy Gobert al famigerato quintetto piccolo dei Clips: in entrambe le partite il francese è stato il titolare col DEF Rtg più basso, ma ciò non si trasla del tutto a livello di ultimo risultato, anche e soprattutto se andiamo a vedere i matchup, laddove le percentuali di difesa nel singolo possesso sono basse, segno di pochi problemi sui cambi:



Un altro dato interessante riguarda le percentuali al ferro: i Clippers tirano anche bene, ma poco. E soprattutto questa efficacia viene quasi annullata dalla cattiva percentuale appena ci si allontana dal pitturato - quindi oltre i cinque piedi:



Inoltre, dopo Gara 1 - chiusa con la stoppata sull'ultimo tiro di Marcus Morris dopo una poco ragionata (eufemismo) gestione del possesso - Gobert stesso si era espresso così sulla questione, rispondendo ancora ad una mia domanda (minuto 0:49):



Di nuovo in balìa delle onde: i malesseri dei Clippers


Outcoached, si diceva di Tyronn Lue. Perchè da un lato c'è una chiarissima identità, portata avanti con intelligenza in qualsiasi situazione, di campo o di assenze, mentre dall'altro le rotazioni continuano a cambiare secondo il vento: è di stanotte la notizia di Terance Mann fuori dai piani per ora e il DNP di Rajon Rondo - che doveva essere l'uomo in più e come tale è stato pagato ad Atlanta.


Oltre a questo, avere un calo così sensibile a livello difensivo tra Regular Season e Playoffs, non è normale e non era nenache preventivabile considerando la - giusta - fama dei singoli a disposizione.


Approfondiamo:



Con questi numeri realtivi alla Regular Season (in basso, il league rank) resta difficile credere che contro Doncic e un roster decisamente non alla sua altezza e contro i Jazz senza Conley questa squadra abbia subito già cinque volte in questa post-season più di 105 punti.


Ma ciò che lascia più basiti è la poca attitudine a cambiare rotta - che per dei Velieri non dovrebbe essere difficile. Le medie di Doncic sono sì frutto di un giocatore che si prenderà la Lega, ma anche di una scelta sciagurata, cioè il non considerare il tentativo di farsi battere dagli altri. Mai un raddoppio, mai una scelta coerente sui blocchi col quintetto piccolo, solo in Gara 7 Kawhi Leonard da difensore primario. Già questa lettura è più argomentabile, considerando che nessuno conosce la condizione di un giocatore come chi lo allena, ma era davvero necessario/utile ritardare una scelta estremamente vincente - 0.8 punti per possesso concessi da Kawhi allo sloveno - fino alle porte di una probabile rifondazione?


Sul Lago Salato invece ciò che si è rivelato utile è la zona - usata costantemente nel terzo periodo di stanotte dopo l'esperimenteo breve di Gara 1 - che ha contribuito a produrre un finale di 37-17. Ma anche qui, Lue ha cambiato idea sotto di 20 punti, e alla fine i Jazz hanno capito come muoversi e l'hanno ripresa. Rimontare è una grande qualità, ma non se ti costringi a farlo continuamente.


Parlando di singoli, la situazione non migliora: per StatMuse, nell'ultimo periodo Bojan Bogdanovic ha limitato Leonard a 2 punti con 1/4 dal campo e 2 perse. Si noti bene, nell'ultimo periodo: follia pensarlo solo qualche giorno fa.


Ma come non serve nenache specificare non è certo il ragazzo angelino il problema dei Clips, e non lo è neanche Reggie Jackson, sopra ai 20 anche stanotte, autore della tripla del sorpasso e ormai seconda opzione della squadra, considerando il rendimento alquanto inaffidabile di Paul George. L'ex Indiana e OKC sembrava aver sconfitto i fantasmi dell'anno scorso, ma le ultime due partite li fanno tornare pericolosamente presenti, almeno a livello di percentuali dal campo. E, come sempre, the internet is undefeated.



Tutto ciò fa ancora più effetto, se si pensa che alla vigilia il problema ipotetico era dei Jazz nel reparto ali in fase difensiva. Ora invece appare essere l'opposto, ma sotto le plance:


Ivica Zubac stanotte ha giocato 14 minuti, per falli e non solo, ma la sconfitta è arrivata comunque. Non sta funzionando nenache la scelta di reintegrare Pat Beverley, che ha giocato 21 minuti con un impietoso 0/5 dal campo, e a questo livello non basta la sostanza difensiva - 3 rubate e miglior DEF Rtg della squadra - che comunque continua a portare.


Va quindi risolto il rebus degli esterni, come allo stesso tempo Lue deve sperare in un ritorno di Serge Ibaka, che a questo punto potrebbe essere decisivo. Sul franco-congolese, tuttavia, non ci sono aggiornamenti, se non quello della mancata partenza per lo Utah.


Nella notte tra sabato e domenica (ore 2:30) tip-off allo Staples per Gara 3.