• Alessandro Di Marzo

Clippers, ora o mai più?



Questo articolo, scritto da Charlie Liptrott per Double Clutch e tradotto in italiano da Alessandro Di Marzo per Around the Game, è stato pubblicato in data 22 novembre 2020.


Durante lo scorso settembre i Los Angeles Clippers sono diventati la 13esima squadra a perdere una serie di Playoffs con un vantaggio di 3-1 (contro i Denver Nuggets, al secondo turno). Una disfatta totalmente inaspettata, lontanissima dalle speranze di titolo - oggi nelle mani dei Los Angeles Lakers - che hanno accompagnato la squadra nel corso di tutta la stagione.

D’altronde, considerarli i favoriti era più che lecito, visti gli arrivi estivi del due volte MVP delle Finals Kawhi Leonard e del sei volte All-Star Paul George. La squadra disponeva di uno dei roster più completi e profondi della Lega, grazie alla presenza, tra gli altri, di Patrick Beverley, Lou Williams e Montrezl Harrell; il tutto condito dalla guida di Doc Rivers, già vincitore di un titolo NBA conquistato con i Celtics nel 2008.



Tutto questo, però, alla fine non è servito a nulla. Nella decisiva Gara 7 contro Denver, infatti, George ha terminato con soli 10 punti e tantissimi errori, culminati in quell'emblematico tiro dell’angolo che si è infranto contro la parte laterale del tabellone. Pessima partita, poi, anche per Leonard, che ha finito con soli 14 punti quella che doveva essere la sua partita.


Il fallimento è costato la panchina a Doc Rivers, che ha poi firmato con i Philadelphia 76ers.

Tanta delusione, ma oggi è vietato rassegnarsi: i Clippers si trovano infatti davanti a una delle stagioni più importanti della loro storia.

In primo luogo Tyronn Lue, vice di Rivers durante la passata stagione, ad ottobre è stato promosso a capo allenatore. Sembra che avesse molte richieste da parte di altre franchigie, soprattutto grazie al successo ottenuto sulla panchina dei Cavaliers nel 2016, ma i Clippers sono riusciti a tenerlo. Ed ora il tecnico 43enne, prendendo in mano le redini della squadra, ha l’urgenza di dare una svolta alla situazione.


Lue è uno che può assumere il controllo delle tante e differenti personalità dello spogliatoio. Quando ha preso il posto di David Blatt a Cleveland, riuscì in breve tempo a costruire un ottimo rapporto con LeBron James e unire gli intenti di tutto il roster. Kevin Love ha lodato questo aspetto di Lue, spiegando come fosse in grado di migliorare sistematicamente le prestazioni della squadra in tempo per l'inizio dei Playoffs.


E questo sembra esattamente ciò di cui i Clippers hanno bisogno, considerando i problemi di chimica di squadra spesso evidenziati durante la Regular Season e soprattutto durante i Playoffs.


FOTO: NBA.com

Alcuni, come Beverley, Harrell e Williams, si erano dichiarati per il comportamento di Leonard e per il modo in cui è stato trattato, a partire dal tanto discusso “load management” fino ai ritardi all’arrivo all’aeroporto per le trasferte.


E se Lue in passato ha già dimostrato di saper gestire le personalità dei suoi giocatori in modo da unire lo spogliatoio, ora dovrà necessariamente dimostrare quest'abilità. Senza margini di tempo e di errore: questa, per la franchigia, potrebbe essere l’ultima stagione buona per il titolo di qui a diversi anni.


L'anno scorso Leonard ha firmato per due soli anni garantiti, con player option per il terzo: forse, quindi, questa sarà già l’ultima stagione in cui lo vedremo nella città degli angeli (sponda Clippers). E anche per Paul George si osserva una situazione analoga: firma per due anni nel 2019 con player option per il terzo.


I Clippers devono capitalizzare gli sforzi sostenuti per avere due All-NBA in quintetto. Ora o mai più.


Montrezl Harrell, detentore del Sixth Man of the Year Award, si è di recente trasferito ai Los Angeles Lakers, ma al suo posto è appena arrivato Serge Ibaka, free agent dopo l’esperienza ai Raptors, che ha firmato un biennale da circa $19 milioni.


Tra le note negative evidenziate nell'epilogo della scorsa stagione, alcuni hanno sostenuto che Ivica Zubac avesse giocato troppo poco. Come verrà gestito il minutaggio del centro croato, ora? E come saranno le rotazioni e la distribuzione delle responsabilità nei Clippers, ora che non c'è più la super-prolifica coppia Williams-Harell nella second unit?


Un rilevante motivo di pressione sulla prossima annata deriva dalla situazione delle scelte ai futuri Draft. Per ingaggiare Paul George, i Clippers avevano infatti sacrificato Shai Gilgeous-Alexander, Danilo Galliari e ben cinque scelte al primo giro, con i diritti di scambio di due prime scelte (2023 e 2025); inoltre, Marcus Morris (recentemente ri-firmato per quattro anni a $64 milioni) era arrivato da New York in cambio di Moe Harkless e la scelta al primo giro del Draft 2020.


Il risultato finale? Zero prime scelte fino al Draft 2027. E zero preoccupazioni per Steve Ballmer, durante il giorno di presentazione delle due nuove stelle...


I Clippers, tra l’altro, hanno pianificato di trasferirsi al Forum di Ingelwood, costato a Ballmer la bellezza di $1.2 miliardi, nel 2024. Una maniera piuttosto forte per manifestare la volontà di distaccarsi dai rivali dei Lakers, con cui condivideranno lo Staples Center ancora per quattro anni.


Proprio i loro rivali, intanto, hanno vinto il titolo nella bubble e sono i favoriti per la prossima stagione, grazie alle aggiunte al roster di Dennis Schroder, Wes Matthews, Montrezl Harell e Marc Gasol.


Nel 2019 sul tetto del Mondo c'era Kawhi Leonard. Ora c'è LeBron James. E se i Clippers vogliono essere la squadra del terzo anello di Kawhi, potrebbero avere una sola stagione per riuscirci.