• Emilio Trombini

Come si potrebbe migliorare la gara delle schiacciate?

Vince Carter, Dominique Wilkins, Dee Brown e Donovan Mitchell dicono la loro sui problemi dello Slam Dunk Contest.



Questo articolo, scritto da Marc J. Spears per The Undefeated e tradotto in italiano da Emilio Trombini per Around the Game, è stato pubblicato in data 13 febbraio 2019.



La gara delle schiacciate del 1985 passò alla storia come una delle migliori nella storia della NBA, con Wilkins che sconfisse Michael Jordan, in tenuta da allenamento, per vincere la corona ad Indianapolis.


Volevamo sapere chi era il migliore”, ha detto Wilkins a The Undefeated. “Tutto qui. E volevamo scoprirlo per i tifosi: questa era la cosa più importante. Tutti erano venuti all’All-Star Weekend per scoprirlo. La gara delle schiacciate era l’evento principe del fine settimana”.


Oggi, però, non è più così. L’ultimo All-Star a vincere il Dunk Contest è stato John Wall nel 2014. Tra tutti gli All-Star del 2019, solo Griffin, George e Lillard hanno partecipato a una gara delle schiacciate.


Nel 2019, al Dunk Contest hanno partecipato due rookie (Miles Bridges degli Charlotte Hornets e Hamidou Diallo degli Oklahoma City Thunder) e due giocatori del secondo anno (Dennis Smith Jr dei New York Knicks e John Collins degli Atlanta Hawks).


Vince Carter, otto volte All-Star e una carriera appena conclusa dopo l'ultima esperienza agli Hawks, nel 2000 ha messo in atto quella che è probabilmente la miglior performance di sempre ad una gara delle schiacciate.

“Seguo l'evento un po’ a pezzi. E al di là di quel che ho visto sui social, qualche mio amico mi ha scritto ‘hai visto cos’è successo?’ Ricordo di aver guardato un po’ della sfida di LaVine contro Gordon nel 2016. Mi è successo di guardare in TV la schiacciata di Donovan Mitchell, nel 2018. È stato divertente. Ero con mia figlia e lei mi disse, ‘Papà, quel ragazzo indossa la tua maglia’. Non ho guardato tutta la gara, però. A volte è ancora dura, per me...” (Vince Carter)

Può il Dunk Contest tornare ad essere quell’evento pieno di stelle che era anni fa? The Undefeated ha chiesto un parere a un vincitore della gara per ogni decade - Wilkins, Dee Brown, Carter e il vincitore del 2018, Donovan Mitchell.



Come cambieresti la gara delle schiacciate?


Vince Carter: lo renderei simile a come era prima, come si farebbe nel basket da strada: schiacciate una dietro l’altra.


Per me tutte quelle trovate appariscenti sono un po’ sopravvalutate. Bisogna portare in scena il meglio che si ha. Senza forzare i concorrenti ad utilizzare attrezzature sceniche o compagni di squadra. Bisogna scendere in campo e schiacciare, punto. Che ritorni ad essere così. Ed è così che è nata la gara delle schiacciate, sia sui campi in parquet che per strada.


Dominique Wilkins: un tifoso non riesce a vedere il meglio del meglio, perché i migliori atleti solitamente non vogliono partecipare. E questo non lo si può cambiare. Per quanto riguarda il format, lo farei come si faceva anni fa. I concorrenti scendono in campo e mostrano la loro abilità. In modo semplice. Keep it simple. I giudici? Beh, dovrebbero essere in grado di schiacciare...


Dee Brown: io metterei più partecipanti. Quando partecipavo io eravamo in otto. Era più emozionante. Ora sono solo quattro. E solo il primo classificato deve vincere tutti i 100.000 dollari. Nessun premio per il secondo o il terzo. Così facendo scommetto che i giocatori sarebbero più invogliati a partecipare. Inserirei anche i giocatori di G-League. Fanno parte della NBA, d’altronde: perché non farli partecipare quindi? Siamo tutti sotto lo stesso tetto. E odio dirlo, ma per quanto riguarda i giudici, beh, dovrebbero essere in grado di schiacciare per poter giudicare. Devi avere una certa idea di cosa sia una bella schiacciata. So che vogliono sempre di più inserire giudici-celebrità, ma si sta parlando di una gara di schiacciate. Non posso giudicare bene una gara di canto, se non so cantare.


Donovan Mitchell: Mi piace abbastanza così com’è. Aggiungerei però altri giocatori. Forse invitare qualche giocatore della G-League. Questo sarebbe figo. DJ Stephens, ala di Memphis della G-League, è fuori dai radar, ma ha un’elevazione che non avevo mai visto.



Perché non partecipano più i giocatori élite?


Brown: per prima cosa, per via dei soldi. I giocatori fanno troppi soldi. E grazie ai social media, non hanno più bisogno di promuoversi. Quando partecipavamo noi al Dunk Contest, dovevi esserci, era così. Ora un sacco di top player costruiscono il loro brand attraverso i social media. Non vogliono rischiare di rovinarsi la reputazione di grande schiacciatore perdendo la gara. Per me era una vera competizione, mentre ora ognuno ha il proprio brand che va oltre il Dunk Contest.

FOTO: NBA.com

Michael Jordan ha partecipato, ma era parte del piano per costruire il suo brand. La gara ha aiutato anche me a costruire il mio brand. Anche per Dominique Wilkins e gli altri si trattava di costruire il proprio brand. Ora non è più così, forse perché non ci sono più grandi nomi a partecipare. Se ci fossero, sarebbe diverso.


Wilkins: i più grandi atleti non parteciperanno. Questo è il primo pensiero che viene in mente ogni anno. Ci sono tanti discorsi dietro da fare... Ma tutti hanno comunque paura di fallire.


Mitchell: è tanto dover partecipare sia alla gara di schiacciate che giocare all’All-Star Sunday. Ti devi concentrare e allenare per la gara delle schiacciate. Impegna tanto sia il corpo che la mente. E la finalità dell’All-Star Break è quella di rilassarsi. La gente non lo capisce. Nel 2018 non ero un All-Star, ma ero comunque stremato alla fine. E' faticoso fare sia la gara che la partita.


Io non avevo partecipato al Dunk Contest l’anno prima per via del fisico. Volevo riposare. Volevo preparami per il Rising Stars Game del venerdì, non volevo fare entrambe le cose. Ricordo come mi ero sentito nel 2019. È stato come aver giocato un back to back dopo aver fatto 8 giorni senza giocare. E io volevo essere al massimo della forma per i miei compagni.


Carter: Non credo ci sia un rimedio. È così che va. Non so risponderti a questa domanda, non so davvero. Per me la gara era qualcosa a cui aspiravo. Ma nella mia testa non sapevo che sarei diventato una stella quella sera. Prima di quel giorno non ero un top player, ma solo una scelta alta al Draft. Dopo quella notte la mia vita è cambiata. Ero anche all’All-Star Game, questo ha aiutato. La gara delle schiacciate era comunque un mio sogno, ma una sola volta per me è stata sufficiente. Non volevo essere ricordato come un giocatore da Dunk Contest.



Che impatto hanno i social media sulla gara di schiacciate?


Brown: I social media hanno cambiato tutto. La persona che compariva di più sui social media pochi anni fa era Zion Williamson. E non ha ancora partecipato alla gara delle schiacciate, non aveva neppure giocato una singola partita NBA. Ora ci sono giocatori del College che mostrano sui social le proprie schiacciate. Giocatori anche Oltreoceano, i Team Flight Brothers, ragazzi dell’High School. Si può vedere davvero di tutto in diretta. E quando arriva la gara delle schiacciate, la gente dice “ho visto schiacciate migliori sui social, su Instagram, su questa o quella pagina”. I social media hanno sminuito un po’ il Dunk Contest, perché si ha l’idea che i partecipanti non siano veramente i migliori schiacciatori in circolazione.

FOTO: NBA.com

Puoi andare comodamente sui social e cercare quel tizio che sa schiacciare in 720° o quello che salta sopra le macchine e fa una schiacciata passando la palla sotto le gambe. Nessuno si impressiona più se un partecipante lo fa durante la gara. I social media hanno rovinato le schiacciate.


Carter: la pressione che generano i social media ha molto a che fare con questo. Alcuni non saranno d'accordo, ma a me sembra proprio sia così. Quando ho partecipato io non era stato stressante. Quello che le persone pensavano e dicevano in tutto il mondo non era una preoccupazione. Ora è tutto in diretta. E la pressione si fa sentire. Non importa chi tu sia, è la realtà.


Wilkins: i social sono così invadenti, ormai. Si fanno sempre discorsi su chi si pensa possa vincere. Non ha molto senso. E a volte i giocatori possono esserne scoraggiati.


Mitchell: l’impatto è enorme. Alcuni dei partecipanti alla gara mostrano qualcosa sui social. E ciò rovina un po’ il gioco. Se si cominciasse a far partecipare gente che non si conosce e non si è vista schiacciare molte volte, sarebbe grandioso. Come è stato un po’ per Hamidou Diallo. La gente non lo conosceva. Anche Terrence Ferguson avrebbe dovuto partecipare, così come John Collins. Questi sono solo alcuni dei giocatori che la gente ignora abbiano tanta elevazione.


Io ho utilizzato alcune cose per far impressione sui social media, come i due tabelloni nel Dunk Contest del 2018. Si può anche utilizzare un muro di una High School al posto dei due tabelloni. Crea un’illusione per cui la gente impazzisce. Bisogna giocare un po’ con la fantasia, altrimenti rischi che la gente non rimanga impressionata. Devi aggiungere quel non so che. Sfruttare i social media aiuta.


Aver vinto la gara delle schiacciate mi ha cambiato la vita più di quanto pensassi. Eravamo in striscia di 13 vittorie di fila e io stavo giocando molto bene. Ma vincere il Dunk Contest ti mette in un’altra categoria. Sei lì in mezzo ai grandi. Fin da piccolo amavo la gara delle schiacciate. La mia vita è cambiata veramente.