• Marco Richiedei

Cosa è andato storto tra Jim Boylen e i Bulls



Questo articolo, scritto da Kyle Turner per The Lead e tradotto in italiano da Marco Richiedei per Around the Game, è stato pubblicato in data 24 Agosto 2020.



Il 14 agosto 2020 è accaduto ciò che i tifosi dei Bulls aspettavano da molto tempo: Jim Boylen è stato licenziato. Il suo mandato a Chicago si è chiuso con un record di 39-84 ed è stato caratterizzato da continui scontri con le stelle della squadra, oltre che da un uso spesso improprio delle rotazioni e dei timeout.

Arturas Karnisovas, da poco vicepresidente delle Basketball Operations dei Chicago Bulls, ha scritto nella dichiarazione ufficiale:

"È arrivato il momento per la nostra franchigia di andare oltre, di muoversi in una nuova direzione e di dare inizio a una nuova era.”

Dopo essersi liberati del cosiddetto GarPax (il front office composto da Gar Forman e John Paxson) e aver puntato quindi su Karnisovas e sul General Manger Marc Eversley, i Bulls avevano inizialmente deciso di dare ancora fiducia a Jim Boylen. Tuttavia, come si può notare in moltissimi post sui social media, i tifosi non avevano visto di buon occhio questa scelta.



Come si è arrivati fin qui?


Boylen venne assunto dai Bulls come assistant coach nella stagione 2015/16, l’ultima di Derrick Rose e Joakim Noah a Chicago. Nella stagione 2016/17 – quella del trio Dwyane Wade, Rajon Rondo e Jimmy Butler – il suo nome venne associato per la prima volta ad una interazione negativa con un giocatore: si tratta dell’episodio che vide Rondo lanciare la propria salvietta contro Boylen stesso, con conseguente sospensione per la partita successiva.


Il processo di ricostruzione intrapreso dai Bulls sotto la guida di Fred Hoiberg portò poi ben pochi successi alla squadra: Hoiberg venne licenziato nel dicembre 2018 e Boylen fu subito nominato head coach.


Ben presto, però, gli attriti con i giocatori iniziarono a crescere: durante la partita dell’8 dicembre 2018 contro i Boston Celtics – persa dai Bulls con ben 56 punti di distacco – Boylen lasciò in panchina tutti e cinque i titolari per gli ultimi 21 minuti della gara, definendo poi la loro performance e il loro impegno “imbarazzanti”.



Il rapporto complicato con i giocatori


Evidentemente, se un giocatore – parliamo del rookie Daniel Gafford – afferma in un live-stream su Twitch che Boylen “può migliorare sotto diversi aspetti come persona e come allenatore”, significa che probabilmente ci sono seri problemi da affrontare.



La relazione tra Boylen e Gafford, in particolare, è stata spesso caratterizzata da attriti: all’inizio della stagione, Gafford giocava come sostituto di Luke Kornet (centro arrivato come free agent) e solo il 19 novembre ebbe l’occasione di dimostrare il proprio potenziale con una prestazione da 21 punti contro i Milwaukee Bucks.

Il 6 gennaio, in una partita contro i Mavs, Boylen fu protagonista di un (altro) episodio controverso nei confronti di Gafford: in seguito a un infortunio alla caviglia, l’allenatore non chiamò il timeout per fare uscire il rookie dal campo; l’allenatore dei Mavs, Rick Carlisle, lo fece al posto suo.

Anche il suo rapporto con la star Zach LaVine è stato particolarmente delicato: il ruolo di LaVine in squadra lo ha messo più volte in contrasto con Boylen fin dalle prime partite e per tutta la stagione.



In una partita del novembre 2019 contro gli Heat, Boylen sostituì LaVine molto presto nel primo tempo e ciò volse chiaramente a favore di Miami. La motivazione che diede Boylen fu:

“Non lo volevo più nella partita: penso che in quel momento avesse bisogno di andare in panchina e riflettere.”

Anche LaVine disse la sua a riguardo:

"Credo che la colpa sia mia. È già successo che mi sostituisse molto presto [riferimento alla partita di Boston]. Immagino che sia proprio il suo modo di fare. Bisogna accettare la situazione. Non sono io l'allenatore".

Alla domanda circa la fiducia tra lui e Boylen, però, LaVine rispose:

"Sto facendo del mio meglio. È chiaro che se lui non si fida di me... insomma, è difficile fidarsi di qualcuno che non si fida di te".

I progressi dei giocatori


I giovani talenti hanno fatto progressi sotto la guida di Boylen? Difficile dirlo.


Lauri Markkanen ha fatto un notevole passo indietro rispetto alla stagione precedente, mentre Coby White ha mostrato sprazzi del suo potenziale subentrando a Tomas Satoransky.


Ma anche quando White ha iniziato a prendere ritmo e a fare passi da gigante, Boylen ha continuato a farlo giocare in uscita dalla panchina invece di farlo partire da titolare. A quanto pare, per Coby non sono bastate tre partite consecutive con oltre 30 punti segnati in uscita dalla panchina per convincere Boylen. E il fatto che per i Bulls i Playoffs fossero un obiettivo ormai irraggiungibile non ha rappresentato un motivo sufficiente per dare più spazio al rookie.


Gran parte dell’interesse che gravitava intorno ai Bulls per la stagione 2019/20 era dovuto ai giocatori: l’ascesa a status di star di LaVine, la crescita costante di Coby White, lo sviluppo e l’intesa del duo di lunghi composto da Markkanen e Wendell Carter...


Tuttavia, come una nuvola nera, la presenza Boylen appariva sempre piuttosto ingombrante.



I problemi con altri allenatori


Boylen ha avuto anche qualche attrito anche con altri allenatori della lega.


Lui e Doc Rivers sono stati entrambi espulsi da una partita nella stagione 2018/19; l'allenatore dei Suns Igor Kokoskov si è rifiutato di stringere la mano a Boylen al termine di una partita, dopo che l’allenatore dei Bulls ha chiamato un time-out quando la sua squadra era in vantaggio di 14 punti a 40 secondi dalla fine; ha fatto poi lo stesso con l'allenatore degli Hawks Lloyd Pierce, chiamando due timeout in una partita che vedeva i Bulls in vantaggio di oltre 25 punti su Atlanta.

"Ha chiamato due timeout nell’ultimo quarto, l’ho guardato come a dire - non hai bisogno di fare sostituzioni, lascia perdere".


Conclusioni


Quella contro Atlanta finì poi per essere l’ultima partita con Gar Foreman e John Paxson alla guida del front office dei Bulls e - ora si può dire - di Jim Boylen come allenatore della squadra. I Bulls hanno quindi chiuso una porta... che probabilmente non avrebbe mai dovuto aprirsi.


Ora Chicago può guardare con serenità al proprio futuro grazie ai molti giovani talenti in squadra, a un’altra scelta di alto livello al Draft (numero 4) e a diversi allenatori pronti a prendere in mano le redini della squadra.


Ora che si apre una nuova porta, potremo finalmente vedere quanto radioso sarà il futuro dei Bulls.




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