• Jacopo Stefani

Billy Donovan sta cambiando il volto dei Chicago Bulls

Dalla rinascita di Wendell Carter Jr alla fiducia dei giocatori nei confronti dell'allenatore. Cosa ci ha detto il nuovo starting 5 dei Bulls?


FOTO: NBA.com

Questo articolo, scritto da Jamal Collier per Chicago Tribune e tradotto in italiano da Jacopo Stefani per Around the Game, è stato pubblicato in data 15 marzo 2021.



Piuttosto che tracciare una linea netta tra player development e vittorie, coach Billy Donovan ritiene necessario far coesistere le due cose.

"Alcuni vedono il development come buttare un rookie nella mischia e farlo migliorare tramite i suoi errori, ma questi ragazzi devono imparare come vincere, e la componente principale per farlo è il sacrificio."

Non troppo entusiasti di primi quarti soft, amnesie difensive e sconfitte consecutive post All-Star Break, i Bulls hanno deciso di cambiare il loro starting five, sostituendo Wendell Carter Jr e Coby White con Thaddeus Young e Tomas Satoransky. E, se è vero che una rondine non fa primavera, quella rondine ha cantato come poche volte in questa stagione nella recente vittoria 118-95 contro Toronto.


La nuova lineup non ha davuto numeri incredibili, ma è stata la squadra nel suo insieme a far scattare qualcosa contro i (decimati) Raptors: 35 assist su 44 canestri dal campo, nove giocatori in doppia cifra, tra i quali il carreer-high da 23 punti di Patrick Williams e appena 15 per Zach LaVine, e meno di 100 punti concessi per la seconda (sigh) volta in stagione. Anche, e direi soprattutto, le neo-riserve hanno risposto positivamente: doppia-doppia da 12 e 11 rimbalzi per un Carter finalmente aggressivo in attacco, 13 con 5 assist e +24 di plus/minus per White.


A fine partita coach Donovan ha messo abbondantemente in chiaro come il cambio non dipenda dai due giovani Bulls, quanto dalle difficoltà generali di un quintetto titolare che presentava un differenziale negativo di 17 punti su 100 possessi.

"Credo fosse qualcosa che avevamo bisogno di fare, perché la squadra non stava giocando al meglio insieme; Coby e Wendell non hanno colpe individuali, riguarda il quintetto nella sua interezza. I numeri ce lo hanno dimostrato, e le sessioni video lo hanno confermato."

Ecco, invece, cosa ci ha dimostrato il campo.



"I WOULD'VE BENCHED MYSELF"


Dopo aver segnato un jumper dal midrange all'inizio del secondo quarto contro i Raptors, abbiamo potuto assistere ad un evento di estrema rarità in questo periodo: sul viso di Wendell Carter Jr è spuntato un sorriso.


Il tabellino dell'ex Blue Devil recitava cifra singola per punti ormai da 5 partite consecutive, tirando con un agghiacciante 32% dal campo, come lui stesso ha ammesso senza troppi peli sulla lingua: "Se devo essere onesto, dopo la terza partita su questi livelli mi sarei meritato la panchina."


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Carter, entrato per la prima volta in 113 gare con i Bulls dalla panchina, è sembrato a tutti gli effetti il fratello più aggressivo e confident di quello visto in precedenza. Rinvigorito da un'esperienza che lo ha riportato, citando, "con la testa sulle spalle":

"In un certo senso, ti accende un fuoco dentro. Ne ho parlato con Coby, mi ha detto: dobbiamo entrare e giocare al massimo da subito, mostrare che possiamo essere titolari di questa squadra. Che siamo in grado di fare qualsiasi cosa ci possa aiutare a vincere nei minuti in cui siamo in campo."

I Bulls, logicamente, sperano che questa mossa possa servire da punto di svolta a Wendell, le cui tracce di miglioramenti offensivi, tanto auspicate all'arrivo di coach Donovan, sono per ora rimaste poco più di semplici chimere. Carter è sempre stato molto autocritico, specialmente in questo periodo. Dopo la recente sconfitta contro Miami, ha espresso chiaramente la sua determinazione per riuscire a giocare meglio, concentrandosi solo su ciò che succede in campo.

"Nelle ultime 5-6 partite ho lasciato che troppi commenti esterni influissero sulla mia pallacanestro, e ho realizzato che non posso permettermi di farlo. Non posso permettermi di farmi schiacciare dagli inconvenienti fuori dal parquet, e sono convinto che il mio fosse solo un problema di serenità personale: non è legato agli avversari che ho affrontato né a quanti minuti ho giocato, solo a me. Devo lasciarmi le difficoltà alle spalle."

Scopriremo con il tempo se ci riuscirà. Dei primi segnali positivi ci sono stati.



A TURNING POINT (GUARD)


Mentre Satoransky concludeva settimana scorsa una Zoom Call post-gara con i media, White era fermo sullo sfondo, fuori dall'inquadratura, a prederlo in giro. "Coby, vai via da qui, mi viene da ridere", la risposta divertita del playmaker ex Barcellona. A intervista finita, ha chiesto a White di dire qualcosa di buono sul suo conto mentre gli passava, scherzando, una banconota da 10 dollari.


Satoransky ha appena superato Coby nelle rotazioni, ma tra i due corre tutt'altro che cattivo sangue.

"Alla fine, ciò che mi interessa davvero è vincere. Era evidente che non avessimo avuto un buon inizio con quel quintetto, e nemmeno ora che siamo quasi a metà stagione la situazione era migliorata. Donovan ha dovuto fare dei cambi: in quanto coach, è suo compito prendere queste decisioni difficili, ed io sono stato completamente favorevole."

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Dopo 37 gare consecutive da starter al posto proprio di Sato, iniziate l'anno scorso appena prima dello shutdown della Lega causa Covid-19, White è così partito dalla panchina per la prima volta in stagione; nonostante questo, i due nella prima uscita hanno giocato un numero pressoché identico di minuti (27).


Se Satoransky è senza dubbio una point guard più definita nel senso classico del termine, più abituata ad avere in mano un attacco NBA e a creare gioco per i compagni rispetto a White, Coby ha potuto fare tesoro dell'anno trascorso da sesto uomo, cosa che gli ha reso molto più semplice il compito di guidare la second unit:

"Ho controllato molto meglio l'attacco e hanno chiamato dei giochi per me. E' stato positivo mischiare i quintetti in questo modo."

D'altro canto, aggiungere le capacità da passatore di Sato (e, per inciso, anche di Young) dovrebbe giovare non di poco al ball movement dello starting five chicagoano, aiutando a creare più tiri per LaVine, Williams e Markkanen. Non solo, il gruppo dovrebbe essere più solido difensivamente, un'area dove la prima lineup ha avuto non poche difficoltà.


La nuova unit non aveva ancora giocato molto tempo prima della partita contro Toronto, soprattutto per il poco tempo passato insieme in allenamento. Satoransky si è detto fiducioso che riusciranno a sviluppare una maggiore chimica.

"Ci vorrà un po' di tempo, mi ero quasi dimenticato che nemmeno Lauri avesse mai giocato così tanto insieme a Thad; a volte c'è bisogno di un periodo di aggiustamento. Sappiamo bene cosa ognuno di noi può fare in campo, e affidarci a Thad, e al suo skillset, ci può sempre aiutare. Io, Thad e Zach abbiamo anche giocato tanti minuti insieme, quindi credo che troveremo la migliore intesa molto rapidamente."


"MI FIDO CIECAMENTE DI BILLY"


Con il cambio di lineup, i Bulls hanno anche mostrato più impegno nel costruire una mentalità vincente. A inizio stagione avevano inserito il loro nucleo di lottery picks nel quintetto iniziale, salvo poi abbandonare questa via non appena sono state evidenti le difficoltà che stavano incontrando.


Donovan dà credito all'impegno dei suoi giocatori per essere stato in grado di compiere questo cambio, ed è sicuro di ottenerne un immediato responso. E la fiducia nel nuovo coach da parte dei suoi giocatori ha una parte importante in questo, come ha confermato Wendell Carter Jr:

"Mi fido ciecamente di Billy, glielo ripeto spesso e ci tengo a fargli sapere che, qualsiasi decisone prenda, sono sempre a suo favore. Ha fatto parte di squadre vincenti e sa bene cosa serve per vincere. Io non stavo giocando affatto bene nelle ultime partite, quindi ho compreso che avrebbe dovuto cambiare qualcosa e, in questo caso, cambiare il quintetto. Sono qui per lui, e farò tutto quello che mi chiederà di fare."

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I giocatori dei Bulls si sono fidati pienamente del coach, sebbene sia al primo anno con la franchigia, quando Donovan ha fatto esperimenti e aggiustamenti in corso d'opera. Va anche detto che il roster della squadra non è mai stato completo al 100% quest'anno, soprattuto causa infortuni: coach Donovan ha quindi ammesso di stare ancora testando le rotazioni e non si è nemmeno lasciato andare a dichiarazioni di fiducia per la nuova lineup sul lungo periodo, preferendo prima testarla su un campione più affidabile di partite.

"La mia intenzione con il gruppo è sempre stata quella di aiutarli e di metterli nel contesto migliore per vincere. Come ho già detto, ho apportato questi cambi al quintetto di comune accordo con Coby e Wendell. Non ci sono davvero parole per definire quanto siano stati fantastici, e comprensivi, quando ci siamo incontrati per discuterne. Credo che questo dica moltissimo a proposito della loro identità, personalità, fiducia nei confronti della società e dei compagni e, non di meno, fame e desiderio di vincere. Credo proprio che la squadra sentisse il bisogno di un cambiamento. Non so se se lo aspettassero o meno; quello che so è che devo provare ad aiutare i ragazzi in ogni modo. E questo quintetto non è il passo finale del mio lavoro: vedremo come funzionerà e come si comporterà in campo, e trarrò le mie conclusioni."