• Alessandro Di Marzo

Cosa ci ha detto il primo anno in NBA di Darius Garland


FOTO: Cavaliers Nation

Questo articolo, scritto da Adam Spinella per Basketball Writers e tradotto in italiano da Alessandro Di Marzo per Around the Game, è stato pubblicato in data 24 luglio 2020.



L’imminente ritorno della pallacanestro ha fatto concentrare tutti sulle 22 squadre che prenderanno parte alla “Bubble Experience” di Orlando. Per le altre 8, invece, si possono già tirare le somme sulla stagione 2019/20.

Guardando al passato e progittandosi verso il futuro, le squadre escluse dovranno studiare cambiamenti che tocchino ogni parte della squadra e ricercare fondamenta solide da cui ripartire. I giocatori più giovani, con la possibilità di diventare un punto fermo delle franchigie, saranno i più importanti da sviluppare, così come fondamentale sarà l’attenersi a un piano logico per inseguire il successo.


Con il fantasma di John Beilein alle loro spalle, i Cleveland Cavaliers hanno infilato un parziale di 4 vittorie e 3 sconfitte prima dell’interruzione. Buona parte del merito va al nuovo head coach, JB Bickerstaff, che ha semplificato il gioco offensivo riponendo tanta fiducia nel giovane backcourt.

2 di queste 4 vittorie sono arrivate contro i Miami Heat e i Philadelphia 76ers; contro gli Indiana Pacers, invece, erano in situazione di parità alla fine del terzo quarto, mentre prima dell’All-Star break i Cavs hanno combattuto punto a punto contro squadre come Oklahoma City Thunder e Toronto Raptors, pur perdendo. Si sono dunque visti segnali positivi diaquesta squadra, anche grazie all’acquisizione di Andre Drummond (il record con lui recita 4-4).

Buona parte della crescita di Cleveland è stata permessa dai progressi di Darius Garland, quinta scelta assoluta del Draft 2019 (nonostante le sole 5 partite giocate per la Vanderbilt University). Coach Bickerstaff ha parlato così del suo processo di maturazione prima della partita contro gli Heat del 24 febbraio:

“Garland è un ragazzo brillante. Lo osservi, ci parli e noti che sa analizzare bene ciò che accade. Anche guardando filmati con lui, magari riguardo ad azioni in cui non ha eseguito letture corrette, capisce l’errore e arriva subito a comprendere ciò che avrebbe dovuto fare".

La preparazione mentale necessaria per giocare come point guard a livelli del genere dev'essere alta. Un fattore importante per lui è quello di essere passato quasi direttamente dalla high school all’NBA, con una piccolissima parentesi al college; logicamente, segue che le aspettative riguardo alla sua stagione da rookie fossero indubbiamente basse.


Deve lavorare sulla parte mentale del suo gioco, ma nel frattempo le sue abilità di gioco mi hanno davvero impressionato. Un anno fa, alcuni draft board lo vedevano al secondo posto, malgrado le aspettative basse nell'immediato; e anche con statistiche non entusiasmanti, non riesco ancora a mettere in dubbio il mio gradimento per lui.


Da inizio 2020, Garland ha alzato il suo livello di gioco, con medie di 13.7 punti, 5.1 assist e 2.6 palle perse a partita, a cui si aggiunge il 34.1% dalla lunga distanza.


Garland appare in difficoltà quando deve condividere il campo con Collin Sexton, altra point guard che ha appena attraversato il suo secondo anno nella Lega. Il rookie non ha mai trovato ritmo nel tiro dal palleggio e le sue percentuali non sono alte, ma abbiamo comunque potuto assistere a vari lampi come questo:



Il suo tiro da fuori, specialmente in uscita dai blocchi, detta il ritmo della squadra. Con un fisico esile e diverse difficoltà nell’andare a canestro (ne parleremo meglio in seguito), ogni squadra dovrebbe cercare di portare Garland al ferro, per poi contrastarlo al meglio; invece, è sorprendente osservare quante volte gli avversari gli abbiano permesso di tirare.


Avere spazio per attaccare il ferro può permettere e Darius di effettuare ottimi passaggi e giocate intelligenti dal mid-range:



Per inciso, il tipo di passaggio che preferisco di Garland avviene quando palleggia con la mano sinistra dalla linea di fondo. Ero scettico a riguardo, perché non si era visto molto durante le 5 patite giocate a Vanderbilt, ma Garland non ha tardato a rassicurarmi:


Più Garland si avvicina a canestro, minori sono le possibilità che segni: al ferro, infatti, ha tirato con uno scarso 43.1% da questa zona: solo Fred VanVleet ha fatto peggio, e questa è la conferma del fatto che, se c’è una cosa da migliorare al più presto, sicuramente si tratta del finishing.


Vista la mancanza di fisicità ed esplosività, in questo dovrà crescere rapidamente, scegliendo meglio le angolazioni e anche i propri allenamenti, visto che dovrebbe aggiungere massa muscolare.


Ma c’è ancora una cosa, che viene spesso trascurata quando si valuta un giocatore: Garland dovrebbe trovare un sistema che lo aiuti in attacco a evitare le situazioni in cui è meno pronto. Nelle analisi si rimane spesso ossessionati da ciò che non si riesce a fare bene; ed essere efficienti, in parte, significa anche non andare a cacciarsi in situazioni dove si fatica a compiere giocate utili. Per esempio, Garland non è un grande finisher, ma sta cercando di compensare questa sua lacuna sviluppando un raffinato floater: riesce a eseguirlo anche in spazi stretti e disegnando archi molto alti se necessario, sia su uno che su due piedi; e non dimentichiamo che sa rilasciare bene con entrambe le mani.


Ho visto pochi rookie così abili nei floater con la mano debole. Garland, in questo, mi fa ritornare in mente il talento offensivo di Mike Conley:



La rapidità di Garland in attacco lo aiuta a crearsi vantaggio sugli avversari, garantendogli spazio e non costringendolo ad attaccare il ferro troppo spesso; il tiro con cui si esprimere al meglio da vicino è il suo floater, come detto, ed evitare i contatti non fa altro che dargli più chance di segnare.

Considerando questo punto di partenza, quale sarà il futuro di Garland?


Molto dipenderà dalla prossima offseason, dal Draft 2020 e dal rapporto che si costruirà tra lui e Sexton: nessuno dei due è un grande difensore, né un giocatore fisico, dunque ci si trova indubbiamente davanti a vari ostacoli a cui bisogna sopperire per creare nel tempo un backcourt di alto livello.


Il primo violino offensivo dei Cavs rimane Kevin Love, un veterano versatile che si è rimesso in mostra una volta arrivato Beilein. La versatilità di Garland, unita al suo gioco lontano dalla palla, potrà permettergli di giocare tanti pick and roll e convivere in attacco con un grande giocatore di post basso e isolamenti come Love.


Abbiamo già detto che Garland non è un finisher cristallino, ma di certo sa tagliare bene a canestro. Con la palle nelle mani di Love, inoltre, sa anche rendersi utile giocando intelligenti split, schema interpretato alla perfezione dai Golden State Warriors negli ultimi anni.


Ovviamente, giocare con Love in post si rivela più complesso se al suo fianco giace la macchina dei rimbalzi Andre Drummond. Ed è qui che entrerà in gioco il lavoro di coach Bickerstaff, che dovrà cercare di far sposare bene i minutaggi di Love e Drummond per giocare al meglio.


I Cavaliers possono spesso giocare schemi “horns”, sempre meno frequenti da vedere nella Lega, ma che potrebbero risultare ottimi, considerando le ottime abilità di Drummond in hand off e come bloccante. Non dimentichiamo, poi, che Love e Larry Nance Jr sono passatori enormemente sottovalutati, e possono dire entrambi la loro (in modo diverso) al tiro; per questo, sarebbe importante valorizzare ciò che Cleveland può creare dal cosiddetto “elbow”.


Garland può anche essere utilizzato come bloccante, proprio a favore di tiri da parte del frontcourt.



Garland riuscirà a esprimere il suo potenziale? Non dipenderà solo da lui, ma anche dai compagni con cui condividerà il parquet. Sarà importante vedere come si svilupperà la convivenza in campo tra lui e Sexton, e chi terrà maggiormente il pallone in mano. Garland, tra i due, è il tiratore migliore: giocare senza palla sarà il modo migliore per massimizzare l'efficacia della loro presenza in campo.


Idealmente, Garland potrebbe rappresentare il principale creatore di gioco di Cleveland. Durante questo suo primo anno ha dimostrato che, in futuro, i Cavs potrebbero davvero contare sulla sua energia, sulla sua rapidità e sul suo tiro.



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