• Luca Losa

Cosa ci possiamo aspettare dai nuovi Suns?

La cavalcata nella bubble e l’arrivo di Chris Paul hanno innalzato considerevolmente le aspettative nei confronti dei Phoenix Suns. Riusciranno i ragazzi di Monty Williams a rispettarle?


FOTO: NBA.com

Tra i tifosi più ansiosi di rivedere i propri beniamini dal prossimo 22 dicembre ci sono sicuramente i supporter dei Soli dell’Arizona. E ne hanno ben donde.


I Phoenix Suns rappresentano la favola della bubble di Orlando. Il loro 8-0 durante le seeding games e il modo in cui hanno raggiunto queste vittorie hanno lasciato intravedere uno scorcio di un futuro luminoso. Ed è stato solo l'inizio.


Nell’ultima decade, Phoenix ha legittimato la sua candidatura a franchigia più disfunzionale della Lega, a braccetto con i malcapitati Knicks. Oltre a lapalissiani errori nella gestione tecnica della squadra, dalla scelta degli allenatori e dei giocatori stessi, in molti si ricorderanno a tal proposito le stravaganze del proprietario Robert Sarver, tra le quali quella indimenticabile volta in cui chiuse nell’ufficio dell’ex GM Ryan McDonough delle capre, le quali, immancabilmente, lasciarono un segno tangibile della loro presenza. Per usare un eufemismo.


Per la decima volta consecutiva la squadra ha mancato i Playoffs nella passata stagione, ma per la prima volta dall’età d’oro di Nash, Stoudemire e D’Antoni, i tifosi Suns hanno motivo di essere elettrizzati dalla loro squadra.


I risultati sul campo da gioco solitamente rispecchiano fedelmente le competenze e l’operato della dirigenza. L’eccentrico Sarver pare abbia capito la lezione, facendo un passo indietro e delegando a chi in materia è ferrato. Circa un anno e mezzo fa disse francamente:

“La franchigia non ha funzionato al livello delle aspettative mie e dei nostri fan, e sta a me cambiare le cose... A volte ho sottovalutato le difficoltà che comporta il management nella NBA di oggi e il livello di esperienza necessario che serve per guidare una franchigia.”

Un riassetto del front office con un nuovo General Manager, James Jones, e un necessario ammodernamento delle facilities seguirono di conseguenza. I risultati sul campo hanno incominciato a intravedersi e le mosse sul mercato sembrano confermare il salto di qualità nella dirigenza. E il riferimento va ovviamente all’arrivo di Chris Paul.



La sua aggiunta, sulla carta, si sposa benissimo con il progetto dei Suns. A limitare il mercato di CP3 c’erano le difficoltà di molte franchigie a far quadrare i conti, visto il suo onerosissimo contratto, senza sconvolgere il roster. A Phoenix sono riusciti a portare in porto l’affare senza toccare l’appetibile young core della squadra e la decima scelta all’ultimo Draft - tradottasi nell’arrivo (a sorpresa) del lungo da Maryland, Jalen Smith.


L’obiettivo di James Jones è costruire una squadra capace di raggiungere la post-season nell’immediato ed entrare nel vivo di un processo di crescita che mira a rendere la squadra una contender nei prossimi anni. L’arrivo di Paul era il pezzo mancante di questo puzzle.


Visto il momento storico – roster giovane, in crescita e senza velleità di titolo nell’immediato – i circa $85 milioni in due anni pesano relativamente, soprattutto se si pensa all’importante ruolo nel processo di maturazione della squadra che coaching staff e dirigenza si prefigurano possa rivestire. Il suo trascorso a Oklahoma City è un ottimo biglietto da visita, in questo senso.


Paul porta esperienza, mentalità vincente e indubbie doti da leader. La sua presenza toglie il peso di certe responsabilità “da spogliatoio” dalle spalle delle due stelle a roster - una ormai affermatasi tale, Devin Booker, e una in fieri, DeAndre Ayton.


Possiamo quindi aspettarci una squadra che continuerà sulla falsariga di quanto fatto a Disney World?


Prima di tutto, qualche premessa è doverosa. Statisticamente, un campione di otto partite non è abbastanza ampio per poter trarre conclusioni definitive; aggiungiamoci pure il contesto senza precedenti in cui il tutto ha avuto luogo; e, non da ultimo, il fatto che sin dall’inizio Booker e compagni si trovassero “spalle al muro”, ovvero ben consci che solo un percorso netto gli avrebbe concesso qualche speranza - a differenza di altre squadre che non hanno dovuto affrontare alla morte ogni singola partita, forti di un posto già assicurato al ballo delle migliori 16.


Detto questo, il loro percorso è stato sensazionale e i numeri lo riflettono. I Bubble Suns facevano registrare i più alti Offensive Rating, 120.3, Net Rating, +12.9, percentuale di rimbalzi, 53.1%, percentuale effettiva dal campo, 56.7%, e il secondo dato in Assist Ratio (dopo i Nuggets), 19.9, tra tutte le squadre nella bolla.


A stupire, oltre i dati, la qualità nel gioco espressa e la varietà di opzioni offensive percorse. A partire, ovviamente, da un Devin Booker spaziale: 30.5 punti a sera con il 50.3% dal campo, accompagnati da 6 assist.



Questa cavalcata vincente ha sicuramente portato maggiore convinzione e sicurezza nel giovane roster di coach Williams. L’aggiunta di veterani - oltre a Paul, sono arrivati Jae Crowder, Langston Galloway e E’Twaun Moore - dovrebbe far sì che le nuove certezze non si trasformino in pericolosa spavalderia.


Rispetto alla passata stagione, tre pedine fondamentali non ci saranno: Ricky Rubio, finito nel pacchetto della trade Paul - insieme a Kelly Oubre Jr, che a Orlando non ha giocato - e Aron Baynes - che a Orlando c’era, ma è stato limitato prima dal Covid-19 e in seguito da un infortunio al ginocchio.


Il vuoto lasciato dal primo verrà coperto ovviamente dall’arrivo di Paul. CP3 garantisce tutto quello che Rubio meglio sa fare, e porta in dote qualità realizzative e difensive decisamente di un altro livello. E come lo spagnolo, non si fa fatica a pensare che riuscirà a trovare il giusto equilibrio nel far girare la squadra e aprire spazi e possibilità non solo a Booker e Ayton, ma anche agli altri due starter, Mikal Bridges e Jae Crowder - o Cam Johnson al posto di quest’ultimo.


Dopotutto, questo è quello che ha fatto nella passata stagione in Oklahoma, in cui ha fatto registrare solo il quarto Usage (22.8%) più alto di squadra, dietro a Shai Gilgeous-Alexander, Dennis Schröder e Danilo Gallinari. A 35 anni, Chris Paul non si può permettere di guidare l’attacco per 82 - in questo caso 72 - partite di Regular Season.


Sopperire alla partenza del centro australiano sarà, invece, più complicato. Baynes è stato senza ombra di dubbio il giocatore più costante dei Suns nella passata stagione. Prima dello stop, ha contribuito enormemente a tenere i Suns a distanza ragionevole dall'ottavo posto, portando tutto quello che ci si aspetta da un veterano: efficacia e mentalità sui due lati del campo, fisicità e un tiro da tre in cui è molto migliorato negli anni. Pochi possono permettersi centri di riserva di tale livello. I suoi minuti verranno coperti verosimilmente dal rookie Jalen Smith e da Damian Jones. Dario Saric, inoltre, potrebbe essere utilizzato spesso da 5 in un quintetto small ball.


Tuttavia, è lecito aspettarsi che parte di quei minuti verranno coperti con un maggiore utilizzo di Ayton, che nella passata stagione ha dimostrato potenziale da All-Defensive Team. I suoi miglioramenti sul quel lato del campo rispetto alla prima annata sono stati eccezionali.


Ayton è arrivato in NBA con il pedigree di scorer di livello eccelso e difensore mediocre. La sua prima annata non aveva fatto altro che confermare i presentimenti, se non altro dal punto di vista difensivo. Dopo aver saltato il primo terzo abbondante della sua seconda stagione, però, abbiamo felicemente scoperto un giocatore diverso. Con le doti che madre natura gli ha concesso, dopotutto, a Ayton serviva lavorare sugli aspetti che rendono ora la sua difesa efficace: postura del corpo, letture, angoli di aiuto e posizionamento. La taglia e l’impressionante rapidità di piedi fanno il resto. L’ex Arizona Wildcats riesce infatti a tenere botta su qualsiasi accoppiamento; la rapidità di piedi e la velocità di spostamento laterale lo rendono estremamente difficile da superare per le guardie/ali avversarie.


Vedere per credere. Per dare idea delle capacità atletiche e della rapidità con cui riesce a muoversi, ho scelto di mostrare come difende sulla guardia più rapida, o poco ci manca, della Lega. E fa sempre bene ricordare che il bahamense misura 216 cm per 118 kg.



In questi due possessi contro Orlando (tempi supplementari), invece, mostra oltre alle ben note capacità fisiche, anche qualità di lettura e posizionamento:



Prima, nonostante un blocco, recupera bene su Vucevic e gli contesta efficacemente il gancio dalla media; a seguire, sul pick&roll giocato da Fournier e il montenegrino, prima non esagera con l’aiuto e toglie allo stesso tempo la linea di passaggio sul taglio del lungo avversario, che quindi riceve in post alto; infine, blocca il tentativo allo scadere di DJ Augustin, anticipandone le intenzioni.


Rimanendo in tema, anche Mikal Bridges ha mostrato qualità difensive che lo rendono - non solo in prospettiva, ma già ora - uno dei 3&D più interessanti della Lega. Braccia infinite e mani rapidissime lo rendono un incubo per gli attaccanti avversari, tra rubate e deflections. Nella bolla, oltretutto, ha tirato con il 40% dalla lunga su 4.4 tentativi.


Con un superscorer come Booker in campo, ora affiancato da Paul, a Bridges non è richiesto di essere un creatore di gioco per dare un contributo tangibile: deve essere il più classico degli specialisti. La sua crescita rende meno amara la partenza di Kelly Oubre Jr, che nella passata stagione ha fatto registrare massimi in carriera per punti (18.7) e percentuale da tre (35.2%).


Con l’aggiunta di un solido veterano come Jae Crowder, lo starting five è presto fatto. E lascia ben sperare.


Ora, uno dei punti critici per la stagione dei Suns sarà l’apporto della panchina. Anche nella passata stagione, prima dello stop, il quintetto titolare dei Suns spingeva forte, tant’è che aveva il miglior Net Rating della Lega (!). Visti i risultati fino ad allora, ciò fa intendere quanto diametralmente opposto fosse il contributo di chi subentrasse.


Cameron Payne e Dario Saric, in particolare il croato, hanno brillato nella bolla. Tuttavia, parametrarsi sulle prestazioni di Disney World rischia di essere fuorviante per le ragioni dette prima. L’arrivo di Galloway e la presenza di Cam Johnson dalla panchina aumentano la profondità del roster, ma potrebbe non essere sufficiente in una Western Conference molto agguerrita. Vediamo se, in qualche modo, potrebbe arrivare qualcosa dal mercato di qui ai Playoffs.


Le chance di costruire qualcosa di importante dipendono da come lo young core di Phoenix continuerà la sua crescita, e se nel frattempo il gruppo e la franchigia dimostreranno un cambio di mentalità rispetto all’ultima disastrosa decade.


L’arrivo di Paul è strumentale a questa visione. E forse, dopo una lunga notte, i primi raggi di un nuovo sole illuminano la Suns Nation.