• Genny Markabaoui

Cosa ci possiamo aspettare dal futuro di Gary Trent?


FOTO: NBA.com

Tutti ricordiamo il Draft 2018, uno dei migliori degli ultimi due decenni. Addirittura tre i possibili talenti generazionali, tantissimi grandi role player, talenti da far sbocciare e scelte che hanno fatto discutere un po’ tutti.


Tra i vari Luka e Trae, ricordiamo anche un secondo giro ricco di scelte girate subito, e tra queste troviamo la numero 37. Sacramento sceglie Gary Trent da Duke, per poi vederlo esplodere altrove, a Portland, nella stagione 2020/21 e precedentemente nella bolla di Orlando. Proprio i Kings, infatti, scelgono il four star prospect di Duke, ma lo scambiano in sede di Draft ai Blazers, che insieme ad Anfernee Simmons scelto alla 24, si assicurano due prospetti su cui puntare per il futuro.


In quel momento però per Gary e Anfernee il futuro non sembra dei più rosei: nonostante tutto, i Blazers non sono mai stati una squadra che punta particolarmente sui giovani. Ipotecare il futuro per splendere in continuità nel presente. È questo la prassi in Oregon, e i due ragazzi non sembrano dover invertire la rotta. Soprattutto perché nei ruoli da loro occupati ci sono l’uscente Most Improved Player a nome CJ McCollum, e la superstar di squadra da poco entrata nel suo prime, Damian Lillard.


Proprio per questo motivo, Gary rischia di sparire nella sua stagione da rookie. Solo 15 partite giocate con una media di 7.4 minuti, ed appena 3 i punti di media segnati. La sua avventura in Oregon sembra già finita: altri lidi per lui in prospettiva, gli Heat dell’uscente Wade cercano un tiratore sulle ali e sembra che il profilo di Gary sia quello giusto.


La trade però non va a buon fine e Gary rimane in Oregon anche per la sua stagione da sophomore, che inizia con una grande Summer League. Porta i suoi in semifinale, e proprio quelle poche partite bastano per far vedere a coach Terry Stotts con occhi diversi il prospetto uscito da Duke. Da quel momento, infatti, Gary arriva a giocare tanto nella infinita stagione 2019/2020. 18 i minuti di media nella prima parte di stagione, fino ad arrivare a quei mesi di Orlando, nella bubble, dove Trent - sfruttando la situazione infortuni in casa Blazers - riesce a ricavarsi tantissimo spazio, giocando benissimo per tutte le seeding games: 32 i minuti di media e 16.9 i punti raccolti a partita, in un finale di stagione che sarà un pieno punto di svolta per Gary.



La stagione 2020/21 si prospetta fondamentale per il numero 2 di Portland. Ora è il sesto uomo dei Blazers e non deve deludere le aspettative. Le sue caratteristiche e il tipo di giocatore è ormai delineato, e non si può non accorgersi di quanto sia perfetto il contesto attuale.




Il Fit perfetto


Tanto tiro, tanta abilità in palleggio, ball handling, grande attaccante e soprattutto tanto tanto movimento. Un giocatore perfetto per i Blazers, che si trovano in seconda posizione per triple tentate a partita, 41.7 tentativi, e in 18esima posizioni per pace e team possession.


È evidente come Gary sia quello che serviva ai Blazers: un giocatore che non pretende il possesso del pallone, riesce a costruirsi tiri dal palleggio ed è affidabile in catch-and-shoot. Quei tiri riesce a realizzarli con costanza: 3.2 triple realizzate su 7.1 tentate a partita e una percentuale del 44.7% dall'arco lo confermano.


La qualità dei tiri e la percentuale realizzativa scende quando si tratta di field goals, tiri dal campo, con una percentuale del 43.4%, che evidenzia quanto Gary prediliga tiri da fuori l’arco.



Quello che ad oggi mi è sembrato evidente è quanto il fit con la superstar Lillard sia perfetto: in queste settimane con CJ fuori, il minutaggio di Gary si è notevolmente alzato in seguito al suo passaggio al quintetto titolare. Abbiamo avuto opportunità di vederlo spesso in coppia con Dame.


Due giocatori che si accoppiano alla perfezione: l’off ball e la capacità del tiro di Gary è un ottimo conduttore a canestro, con l’aiuto della maestra visione e del controllo di Dame. Le partite in cui Lillard sfrutta molto le linee di passaggio, perché raddoppiato dagli avversari (che rappresentano la maggior parte delle mosse difensive avversarie contro i Blazers), sono quelle più fruttuoso per il duo.



Da sottolineare, in tal senso, l’uscita con i Cavs, che ha portato una W dopo i 26 punti di Trent con i 5 assist dei 9 totali di Dame indirizzati proprio verso l’ex Duke.



L'attacco dei Blazers, ricco di talento con i vari Dame, McCollum, Carmelo e Covington, dispone ora di una importante arma con Offensive Rating di 116.2, che in situazioni di roster completo (poche occasioni, quest’anno) possono utilizzare da sesto uomo, lusso non da tutti nella lega.



Il vero problema: l’altra metà del campo


Ad oggi la situazione di Gary rispecchia perfettamente quella dell’intera squadra dell’Oregon: ottima fase offensiva in tutti i punti di vista, ma difensivamente si trova agli ultimi posti nella lega. Infatti, proporzionata alla 28esima difesa della Lega per Defensive Rating, c’è la difesa di basso livello di Gary.



La poca completezza e quasi totale mancanza di abilità nell’altra metà campo di Gary costringe spesso Stotts a provare a "nasconderlo" dagli attaccanti avversari: non sa tenere l’attaccante in area e crea un mismatch continuo quando deve difendere nel pitturato; al di fuori del perimetro, invece, abbocca spesso alle finte e concede così molti tiri aperti; quando coinvolto nel P&R non riesce a non lasciare una wide open three all’avversario.


Tutti questi piccoli difetti portano al significante dato del 116.3 di Defensive Rating personale, tra i peggiori della squadra e addirittura nella lista degli ultimi nell’intera lega. Il contesto dei Blazers non sembra proprio quello giusto per migliorare in questo fondamentale.



Potrebbe essere il Sixth Man of the Year?


Ricordiamo i numeri con cui viaggia fino ad ora Gary in questa stagione: 14.9 PPG, 2.2 RPG, 1.3 APG, (43/44/80) %, 0.7 STL, 0.7 TO, 0.2 +/-, 0.4 NET RTG, 1.94 AST/TO, il tutto in 29.4 minuti di utilizzo.


Numeri ottimi, considerando il contesto e soprattutto le sue passate annate, che sicuramente non lo tengono lontano dalla corsa per uno dei premi individuali di fine stagione. Se per quanta riguarda il MIP (Most Improved Player) la competizione è tanta e ci sono nomi che ad oggi sembrano nettamente più avanti rispetto a Gary (tra questi: Jerami Grant, Christian Wood e Julius Randle), stesso discorso non può essere fatto per il premio di Sesto Uomo dell’Anno.


Ad oggi per il 6MOY sembra un dominio di Jordan Clarkson, che a Salt Lake City sta disputando una stagione grandiosa insieme a tutti i suoi Jazz; ma oltre a lui sono pochissimi i nomi che dalla panchina hanno lo stesso impatto che Gary ha avuto sui Blazers fino a questo momento.



Il vero futuro: via dall’Oregon?


La vera stagione di Gary però è iniziata lo scorso 11 di dicembre, quando Gary comunicava al front office Blazers di non essere interessato a nessun tipo di estensione contrattuale per i prossimi anni con la squadra dell’Oregon e di voler testare nella prossima estate il mercato dei free agent.



Nella offseason quindi sarà restricted free agent. E se dovesse continuare a tenere alte le sue medie e dovesse continuare a offrire prestazioni come quelle attuali, non sarei affatto sorpreso se Gary andrà a rappresentare uno dei nomi più caldi dell’estate.