• Luca Losa

Cosa ci possiamo aspettare dal post-bubble dei Miami Heat?

Dopo l’esaltante cavalcata fino alle Finals, Miami vuole riconfermarsi. Dove possono arrivare i ragazzi di Coach Spo?


NBA.com

Durante e dopo le Finals, un solo pensiero riusciva a confortare i tifosi e tutti quelli che alle vicende di Jimmy Butler e compagni si erano affezionati, nella loro emozionante cavalcata ai Playoffs 2020: a questa squadra, in credito con la sorte, aspettava un futuro possibilmente ancor più radioso.


Uno young core con pochi eguali, una stella che a suon di prestazioni epiche si è finalmente consolidata nell’élite della Lega, un allenatore con - a soli 50 anni - un curriculum da Hall of Fame, una figura leggendaria come presidente e, in generale, una franchigia permeata da una Cultura vincente sono, eufemisticamente parlando, una buona base di partenza.


Aggiungiamoci un ampio margine di manovra a livello salariale ed ecco che per i tifosi dei Miami Heat le speranze e le aspettative per le prossime stagioni sono decisamente elevate.


Miami, per le ragioni cestistiche di cui sopra - ma anche extra cestistiche (South Beach, lusso, vita mondana, agevolazioni fiscali) - è una meta appetibile per i migliori free agent, e non solo, della Lega. Non è quindi un caso che, prima della più ricca estensione contrattuale di sempre, il nome di Giannis Antetokounmpo fosse immancabilmente accostato agli Heat in vista della free agency 2021.


Il greco, come sappiamo, non cambierà lidi nei cinque anni a venire. Tuttavia, l’intenzione del front office rimane quella di cercare un'altra stella da affiancare ai due All-Star, Butler e Adebayo, in questa o nella prossima stagione.


Recentemente Pat Riley ha ri-riaffermato la sua convinzione, da tempo sostenuta, che la prima chiave per il successo sia avere grandi giocatori, del livello di Jimmy Butler insomma. Concetto che ha espresso con un insolito paragone col mondo animale:

“Jimmy Butler è una balena... o un’orca. Hai bisogno di giocatori del genere in questa Lega per andare lontano, e noi siamo lieti di averlo con noi. E vorremmo averne di più di giocatori del genere, se possiamo trovarli.”

Definitivamente tramontata la campagna Antetokounmpo 2021, parole del genere non fanno altro che alimentare i rumors su altre stelle della Lega in aria di cambiamento. Questo perché, nonostante la ri-firma di Goran Dragic e di Meyers Leonard (entrambi 1+1), Miami ha mantenuto flessibilità nella scorsa offseason.


E non ha abbandonato l'idea di inseguire una stella, adesso o nella prossima estate. Il riferimento va, ovviamente, a James Harden.



La trattativa non è semplice (ne abbiamo parlato qui) e la controparte, giustamente, chiede un congruo conguaglio per concedere il lascia passare per la Florida al top scorer delle ultime tre stagioni.


Le voci su questa trattativa si erano improvvisamente animate due settimane fa - quando si era parlato di un "reciproco interesse" tra Harden e Miami - e poi raffreddate negli ultimi giorni. Ma nessuno, probabilmente, sa davvero cosa stia succedendo in questi giorni nelle "tante conversazioni su Harden" (Shams) tra Rafael Stone e gli altri GM dell'NBA.


È inutile sottolineare come una trade del genere rivoluzionerebbe la stagione degli Heat. Ci sarebbero ovviamente maggiori aspettative e al tempo stesso novità dal punto di vista tecnico. Primo, perché Harden è Harden, un accentratore del gioco come nessun altro. Secondo, il suo arrivo presumerebbe l’addio di diverse pedine della scacchiera di coach Spoelstra.


Quale tipo di pacchetto dovrebbero quindi mettere insieme gli Heat, per arrivare a Harden?


Per iniziare, dovranno mettere insieme circa $ 33 milioni in salari per rendere possibile lo scambio. Il che vuol dire che, ineluttabilmente, il pacchetto comprenderebbe i contratti di Kelly Olynyk e Ande Iguodala, a libro paga per la prossima stagione, rispettivamente, a $13.6 e $15 milioni. Non si tratta certo di contratti “team friendly”, ma sono entrambi della durata di un solo anno, visto che sul contratto di Iggy vale una team option nella stagione 2021/22.


Detto questo, è ovvio che Pat Riley dovrebbe mettere ben più carne sul fuoco per invogliare i Rockets a sedersi al tavolo delle trattative. Ciò significherebbe probabilmente un Tyler Herro destinato al Texas. Il giovane, soprattutto nella bolla, ha mostrato lampi di talento da potenziale All-Star, quello a cui i Rockets aspirerebbero in caso di trade. I suoi $3.8 milioni per la prossima annata, però, non sarebbero sufficienti per "matchare" quello di Harden. Gli $1.7 garantiti a Duncan Robinson sarebbero perfetti - dal punto di vista dei Rockets. Dubito che questi ultimi chiuderebbero una trade che non includa sia Herro che Robinson.


FOTO: NBA.com

A questo capitale umano andrebbe poi aggiunto un sostanziale pacchetto di asset futuri. La recente trade per Jrue Holiday ai Bucks ha fatto giurisprudenza in tal senso e fissato standard elevati per arrivare a una stella. Miami al momento potrebbe offrire le prime scelte al Draft 2025 e 2027, e qualche pick swaps - a meno che non acquisisca altre scelte da offrire in sede di mercato.


Per quanto complicata, l’idea di scambio sta in piedi e non è da escludere che Harden si trasferisca di Conference, destinazione Miami. Nei prossimi giorni, o comunque entro la trade deadline, si saprà di più a riguardo.


Un suo arrivo - oltre che rendere felici i proprietari degli strip club della Magic City - avrebbe, come detto, un impatto enorme sulla stagione e sulle aspettative degli Heat. Harden, Butler, Adebayo formerebbero il trio più talentuoso e completo della Lega, sulla carta.


È ovvio che con o senza Harden questa preview stagionale assume sembianze diverse. Con il Barba si va all-in, e un mancato approdo alle Finals sarebbe un fallimento. Senza, si continua il processo di crescita - e fa strano dirlo per una squadra che appena due mesi fa battagliava contro i Lakers per il Larry O’Brien. Ma questo gruppo ha ancora margini di crescita e pensare che con lo stesso roster riesca a ripetere quello che ha fatto nella passata stagione, è tutt’altro che scontato.


Molto, rimanendo questo il roster, dipenderà dalla crescita di Adebayo e Herro. Nonostante il lungo di origini nigeriane abbia conquistato una chiamata all’All-Star Game, c’è ancora spazio per migliorare. È quasi difficile pensarlo, vedendo quello che ha già dimostrato Bam sul campo, ma Adebayo continua a migliorare. In attacco, in particolare, ha fatto notare passi avanti nel segnare con continuità e creare gioco per i compagni. Ha chiuso l’ultima post-season a 17.8 punti di media, dopo i 15.9 della Regular Season.


Viste le sue capacità nel playmaking e nel palleggio, è probabile che queste qualità verranno ancor più esplorate nella prossima stagione. Ne abbiamo avuto un assaggio nell’ultima partita di Preseason contro i Raptors.


Nell’azione mostrata qui sotto, Adebayo riceve palla da Robinson in handoff - giocata usuale nel set di Coach Spo, ma, tranne forse pochissime eccezioni, a ricevere la palla prima era sempre Robinson - e penetra verso canestro, per poi scaricare nell’angolo. La naturalezza con cui mette palla a terra, attacca il canestro e poi lascia partire il passaggio per Okpala sarebbe degna di nota per una guardia.



Come detto, si tratta di una variazione a una giocata che nella passata stagione ha fatto la fortuna di Miami e rappresentato un grattacapo di difficile soluzione per le difese avversarie.


Gli Heat sono stati la squadra che ha proposto questa soluzione più volte (9.6 possessi a partita) e con il più alto tasso di conversione (1.07 punti per possesso), nella passata stagione. E quando erano Robinson e Adebayo i protagonisti, l’ultimo dato sale vertiginosamente fino a 1.22.


Questa giocata è mortifera per le difese avversarie. Primo, perché Robinson è un tiratore micidiale e in queste azioni produce 1.38 punti per possesso su 2.5 giocate a partita; e secondo, perché, essendo quest’ultimo così temuto dai difensori avversari, la giocata apre spesso un ventaglio di opzioni ai due, abili a leggere la reazione della difesa e scegliere come sfruttare il vantaggio acquisito.


Ad esempio, spesso Adebayo beneficia delle attenzioni della difesa sul compagno, finta l’handoff e penetra al ferro. Anche in queste varianti l’efficienza è elevatissima, con Adebayo che segna 1.42 punti per possesso dopo finta di handoff, quando il compagno di danze è Robinson.



Come accennato in precedenza, nei pressi dell’AmericanAirlines Arena si aspettano un ulteriore progresso anche da parte del “rookie più sfacciato” della passata stagione, Herro ovviamente. Dopo aver concluso i suoi primi Playoffs... non proprio male, con 16.0 punti, 5.1 rimbalzi e 3.7 assist a partita, tirando con il 43% dal campo, 37.5% dalla lunga e 87% dalla lunetta.


Se Tyler mostrerà la stessa faccia tosta che lo ha caratterizzato nella bolla, le chance per gli Heat di ripetere qualcosa di inaspettato salgono sensibilmente. Il #14 può in breve tempe diventare la seconda, se non addirittura la prima (l’anno scorso Butler faceva registrare 19.9 punti di media a sera) bocca da fuoco dell’attacco di Spoelstra.


Con o senza nuove di mercato, Miami, comunque, casca in piedi.


Le Finals raggiunte lo scorso ottobre sicuramente aggiungono pressione, difficoltà e aspettative: si sa, ripetersi è sempre più complicato. Tuttavia, gli Heat sono la squadra che più di ogni altra nella bolla ha dimostrato di saper andare oltre i propri (presupposti) limiti.


Già così come sono gli Heat sono pronti a battagliare e continuare a stupire in una Eastern Conference che si preannuncia molto agguerrita. Se dovesse arrivare Harden, sarebbero la squadra da battere.