• Marco Marchese

Cosa ha reso speciale il quintetto super-small dei Celtics?



Questo articolo, scritto da Coach Spins per SBNation e tradotto in italiano da Marco Marchese per Around the Game, è stato pubblicato in data 7 febbraio 2020.





Quando i Golden State Warriors vinsero tre titoli in quattro anni, un dogma della loro fase offensiva era il loro quintetto base “letale”, ovvero l'unione di cinque top player a prescindere dal loro ruolo. Steph Curry, Klay Thompson, Harrison Barnes, Andre Iguodala e Draymond Green giocavano condividendo anche il ruolo di "centro". L’assistente allenatore dei Warriors Nick U'Ren come noto suggerì questo quintetto iniziale (e di lasciarlo in campo per svariati minuti) prima di Gara 4 delle NBA Finals del 2015. Questa miglioria spinse la franchigia californiana alla conquista del loro primo titolo, cosa che riavvenne con l’innesto di Kevin Durant al posto di Barnes.

Da allora, nella Lega si è diffusa la tendenza di contrapporre team “piccoli” per contrastare la dinastia Warriors. Molte squadre oggigiorno schierano parecchi palleggiatori, centri di statura ridotta e ali dalle dimensioni simili a quelle di KD, Green e Iggy. Quintetti come quello sono divenuti all’ordine del giorno, specialmente nelle partite di post-season, e non sono più visti come una "misura estrema".

Un quintetto che osa definirsi "estremo", oggi, deve esserlo davvero drasticamente. Rimpicciolirlo vuol dire letteralmente schierare giocatori di statura davvero minuta. In un piccolo campione di 34 possessi in questa stagione, il capo allenatore dei Boston Celtics, Brad Stevens, ha giocato con l’idea di un quintetto estremo, schierando Kemba Walker, Marcus Smart, Gordon Hayward, Jaylen Brown e Jayson Tatum.



Ecco alcuni punti chiave ed insegnamenti tratti da questo quintetto, quando è stato utilizzato da Brad Stevens: cosa ha dimostrato riguardo la sua filosofia e la sua utilità, e quanto possa rappresentare una strategia a lungo termine.


OBIETTIVI SPECIFICI


Stevens ha rimpicciolito il quintetto in maniera da forzare la mano ai propri avversari e trarne vantaggi.


Osservando la partita casalinga del 28 dicembre contro Toronto, i Raptors erano sprovvisti di Marc Gasol e Pascal Siakam, e giocavano con Serge Ibaka come unico centro. Ibaka giocò una buona partita (20 punti e 10 rimbalzi a referto) ed ebbe un avvio di partita scoppiettante, con 9 punti e 6 rimbalzi nel primo quarto. I Raptors balzarono avanti 36-25.

Nel secondo quarto, Stevens utilizzò un quintetto molto basso per tagliare fuori Ibaka, riuscendo quasi del tutto a togliergli le possibilità di giocare un mismatch contro una delle guardie dei Celtics e punirle per la loro statura.


Dall’altro lato, i Celtics usavano un semplice blocco a favore di chiunque Ibaka stesse marcando, forzando cambi di marcatura affinchè lui difendesse su Kemba, andando all’uno-contro-uno.



Boston perdeva di 12 a tre minuti dalla fine del primo tempo quando Stevens puntò sul suo quintetto “extra-small”. Terminarono la prima metà di gioco con 5 punti di svantaggio, costringendo Nick Nurse a togliere Ibaka dal campo a lungo.

E questo non è un adattamento che Stevens ha attuato solo a causa di infortuni o cambi: i Celtics hanno infatti riutilizzato questo quintetto contro Philadelphia. Nell’ultimo quarto, sotto di 14 punti, Stevens puntò sui suoi "piccoletti" contro la sconsolante lentezza e taglia dei Sixers.

Ancora una volta, l’uomo marcato dal 5 avrebbe fatto da bloccante per generare un cambio difensivo. In questo caso si trattava di Jaylen Brown, che otteneva uno scambio di marcature forzando Al Horford a difendere su Walker.



Stevens ha una particolare propensione a utilizzare questa tecnica contro squadre che non hanno lunghi che giocano facilmente spalle al canestro in campo. La squadra di "piccoli" non avrebbe risultati efficaci contro ogni altro team, ma ha dato comunque una carta in più nel mazzo del coach, da giocare all’occorrenza.


COSCIENZA DEI RUOLI


Chiunque abbia giocato a pallacanestro sa che i giocatori vengono istruiti riguardo le loro posizioni. Ogni point guard deve sapere quale sarà il suo raggio d’azione, stessa cosa vale per il cemtro,eccetera. A complicare i meccanismi, giocare sui cambi di marcatura necessita versatilità, attitudine, intelligenza e adattabilità. Questo rende Marcus Smart ancora più fondamentale in fase offensiva, quando i Celtics giocano “extra-small”.


Quando in campo non c’è un centro vero e proprio (o qualcuno che gioca abitualmente in quella posizione), ci sono due sole opzioni: abbandonare l’intero sistema di gioco o insegnare a qualcuno questo ruolo. Dato che la fase offensiva dei Celtics funzionava efficacemente, la prima scelta sembrava riduttiva, per un quintetto utilizzato comunque in poche occasioni. Perciò Coach Stevens e il suo staff hanno avuto l’idea di portare Smart, il secondo giocatore più piccolo in campo e considerato comunemente una point guard, in un ruolo più consono a un lungo. Smart ama definirsi uno "Strecth Six".

Le sue qualità sono ben visibili in vari momenti delle partite. A volte mettendo in ritmo i compagni con finte e passaggi, altre volte punendo lui stesso le attenzioni difensive per i compagni più pericolosi. Il punto chiave è che Marcus farà sempre qualsiasi cosa gli venga chiesto di fare.



Smart non è uno dei migliori realizzatori in squadra, quindi non sarà mai il centro focale del sistema offensivo di Boston, vista anche la qualità dei compagni presenti in quintetto. A volte il "lavoro sporco" che fa passa in sordina; ma soprattutto in un sistema di gioco come questo, un sacrificio del genere, qualcuno deve pur farlo. E Smart è proprio l’uomo ideale.

Muoversi senza palla con la presenza di un 5 a tutti gli effetti è totalmente differente dal farlo senza. Contro gli Houston Rockets, ad esempio, Smart si trovò spesso nel semi-angolo, lungo la linea di fondo, dove la maggior parte dei lunghi tende a stare. Con incredibile furbizia riuscì a sicronizzarsi sempre con il movimento dell'attacco e della palla, isolando così l’uomo che lo marcava e annullando ogni aiuto difensivo possibile contro l’attacco al canestro di Gordon Hayward.




CAMBIARE E PROTEGGERE I MISMATCH


La chiave del successo del "quintetto XS" è l’abilità di almeno un atleta di giocare da giocatore di stazza, pur non essendolo. Attaccare è facile con questo quintetto, poiché lo è altrettanto allargare il gioco. Ma in fase difensiva qualcuno deve pur difendere sul centro avversario. Nel caso dei Warriors, si trattava di Draymond Green, che comunque è un’ala forte, scomoda da spostare e molto fisica, che Kerr poteva schierare da 5.

Nell’idea di "quintetto letale" dei Celtics non c’è un vero e proprio lungo. Ognuno deve fare la sua parte per difendere più fisicamente, ma è ancora una volta Smart a subire il maggior impatto della fisicità.


Come la maggior parte delle squadre che tendono a schierare quintetti tanto piccoli, i Celtics adottano cambi difensivi per cercare di ridurre i vantaggi concessi ai palleggiatori avversari. Come risultato si avranno frequenti mismatch sotto canestro, in cui il centro avversario può sfidare Kemba spalle a canestro. E qui diventano fondamentali aiuti e rotazioni difensive, e ancora una volta... un ruolo decisivo è giocato proprio da Marcus Smart.



Sì, è il sacrificio e l'altruismo di Smart a rendere possibile tutto ciò. Similmente a come i Warriors lavorano duro per proteggere Steph Curry, i Celtics fanno lo stesso per Kemba.


Smart non sarà certo al livello di Draymond Green e ha anche una stazza ridotta rispetto a lui, ma il numero di battaglie intraprese e le sue qualità lo rendono uno dei cardini di questo stile di gioco.

Stevens ha utilizzato quest’unità di trattatori di palla in diverse situazioni. Sono stati molto utili da “congelatori” del gioco nei finali di partita e nell’ottenere tiri liberi in una partita di ottobre, vittoriosa per 112-106 ancora contro i Toronto Raptors. Lo stesso avvenne nella vittoria 112-111 contro Oklahoma City.


L’utilizzo di cinque validi palleggiatori nel finale di partita non è una novità, perciò non si può accreditare il merito a Brad Stevens per aver osato tutto ciò e aver rivoluzionato questi scenari. Ciò che però gli va riconosciuto, invece, è l’aver mantenuto un gioco semplice in una certa ottica: a volte bisogna lasciare i migliori in campo, a prescindere dai loro ruoli.


Non sarà possibile adottare questa soluzione per intere frazioni di gioco, ma sarà certamente un asso nella manica cui Brad Stevens potrà ricorrere nel momento del bisogno.



Seguici anche su

  • facebook-logo
  • instagram-social-network-logo-of-photo-c

Around the Game nasce con l’obiettivo di avvicinare gli appassionati italiani alla pallacanestro NBA, attraverso due tipologie di contenuti: i contributi realizzati e pubblicati dai membri interni della redazione (diffusi a titolo gratuito, senza scopo di lucro, protetti da copyright e soggetti a legislazione vigente in materia di diritti d'autore); e articoli tradotti delle testate estere in collaborazione con AtG, pubblicati e tradotti in italiano dalla nostra redazione. I contenuti del secondo tipo, i cui diritti d’autore appartengono alle testate giornalistiche da cui sono stati pubblicati originariamente, sono pubblicati all’interno della sezione “Traduzioni” e vengono selezionati, tradotti e pubblicati da AtG solo dopo la ricezione da parte delle fonti di esplicito ed esclusivo consenso relativo a questa attività.

Around the Game non rappresenta una testata giornalistica, in quanto viene aggiornato senza una periodicità prestabilita. Pertanto, ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001, non può essere considerato un prodotto editoriale. Alcune immagini sono prese dal web: se un contenuto è di tua proprietà e vuoi richiederne la rimozione, oppure per qualsiasi questione relativa ai diritti d’autore, ti preghiamo di inviare una mail a questo indirizzo: pr.aroundthegame@gmail.com
 

Fondatore: Andrea Lamperti -  Fondatore e Web Manager: Ferdinando Dagostino

© 2017 by Around the Game.  Prodotto da FerdinandoDagostino.com