• Gianmarco Galli

Cosa manca per l'anello: una chiave per ogni contender

Tutte, o quasi, le squadre che aspirano al titolo necessitano di particolari miglioramenti di qui all'inizio dei Playoffs.


FOTO: NBA.com

La trade di cui vi abbiamo a lungo parlato e che ha smosso la lega, quella di Harden ai Nets per chi non avesse frequentato il pianeta Terra negli ultimi giorni, ci ha permesso di fare una riflessione sulle contender e sulle squadre che vorranno andare avanti ai Playoffs. Cosa manca, ad ognuna, per ambire all’anello?


Analizzando caso per caso, proveremo a mostrare con quali piccoli accorgimenti queste franchigie potrebbero arrivare alle Finals e provare ad alzare il Larry O’Brien Trophy.



1 – Los Angeles Lakers: sviluppare la second unit


Gli ultimi Playoffs, disputati nella bolla di Orlando, sono terminati con i Lakers capaci di imporsi su degli splendidi Miami Heat e vincere il titolo NBA per la 17esima volta nella loro storia. Se vincere è difficile, riconfermarsi lo è ancora di più - anche se le mosse fatte dal front office nella free agency sono state più che convincenti.


L'arrivo di Dennis Schroder è andato a migliorare il punto debole della squadra, ovvero lo spot di point guard, mentre Montrezl Harrell ha portato ancor più solidità e credibilità alla panchina. Proprio questo è il punto che può far la differenza e permettere ai Lakers di fare un incredibile back-to-back. La squadra è fortissima e difensivamente parlando probabilmente ha pochi rivali; se il sistema di Frank Vogel riuscisse, come per ora sta facendo, a mascherare i difetti di Harrell, i Lakers troverebbero un giocatore che offensivamente ha un impatto davvero notevole.


Quest’anno è davvero difficile trovare un difetto ad una squadra che sembra aver fatto veramente bene i compiti delle vacanze per confermarsi al top della lega.



2 – Brooklyn Nets: profondità del roster


La blockbuster trade che ha permesso a James Harden di arrivare a Brooklyn ha anche liberato tre posti nel roster dei Nets. Ad oggi è impossibile pensare che questa squadra non sia una contender, ma è evidente che manchi ancora qualcosa, anche solo a livello numerico. Questi tre posti liberi verranno occupati da un giocatore firmato con il minimo salariale, uno con la Mid Level Exception (oltre 5 milioni di euro) e uno con la Disabled Player Exception per l’infortunio di Spencer Dinwiddie (oltre 6 milioni di euro).


I profili di cui ha disperatamente bisogno Steve Nash sono due: un difensore perimetrale che sappia tirare decentemente dall’arco e un lungo che sia in grado di cambiare sul pick&roll avversario. Ad oggi sembra difficile, per non dire impossibile, fare dei nomi, perché i Nets dovranno sfruttare i buyout che ci saranno a marzo; ma un profilo come Trevor Ariza potrebbe essere quello che fa per i bianco-neri. Anche negli ultimi Playoffs la solidità difensiva di Ariza è stata un fattore e i Nets potrebbero beneficiare non poco di questa aggiunta.



3 – Los Angeles Clippers: playmaking


Se i Lakers sono usciti dalla bolla festeggiando, peggio è andata all’altra franchigia di Los Angeles, uscita con clamore al secondo turno contro dei sorprendenti Denver Nuggets. Ciò che più ha stupito in negativo è stata la difficoltà nel pitturato (praticamente Harrell non poteva stare in campo) e la pressoché totale assenza di playmaking della squadra (entrambe le stelle non brillano in questo fondamentale e Beverley non dà garanzie in attacco).


Come vi avevamo già detto, una soluzione low-cost potrebbe essere Derrick Rose. La point guard dei Pistons è un lontano parente di ciò che fu nel suo anno da MVP, ma ci sono due o tre cose che sa fare ancora ad alto livello. Il ruolo di sesto uomo con un minutaggio di tutto rispetto potrebbe migliorare sensibilmente la situazione in casa Clippers.


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4 – Milwaukee Bucks: una nuova versione di Antetokounmpo


Back-to-back MVP e uno dei volti dell’intera NBA, la carriera di Giannis Antetokounmpo è completamente differente da quella che chiunque si sarebbe aspettato. Ciò nonostante, c’è ancora qualcosa che manca al fenomeno dei Bucks per trascinare il suo team all’anello e gli ultimi Playoffs lo hanno messo in mostra.


Le aree in cui The Greek Freak è più deficitario sono tre: il tiro dall’arco, i tiri liberi e i movimenti off-ball. Se per il primo è sostanzialmente impossibile che migliorerà sensibilmente, sugli altri due deve lavorare tanto. Risulta impensabile che un giocatore fortemente candidato al suo terzo MVP tiri i liberi con il 57.5% (su un campione di 10 tentativi a partita).


Altrettanto fondamentali sono i progressi off-ball: Giannis è un accentratore, ma in passato è stato anche capace di muoversi lontano dal pallone per liberarsi e creare spazio. Se lasciasse di più il pallone a Jrue Holiday e Khris Middleton potrebbe più facilmente crearsi un vantaggio e sfruttare il suo strapotere fisico, evitando di bloccare l’azione per tanti secondi.



5 – Miami Heat: crescita del supporting cast


Un’altra istantanea che è uscita fuori dalla bolla di Orlando è quella di un Jimmy Butler completamente svuotato mentalmente e fisicamente, piegato, mentre prende fiato. La sua run ai Playoffs è stata epica, iconica e qualunque altro aggettivo vi viene in mente, ma non è stata bastata per riportare l’anello a Miami. Con la complicità di qualche infortunio di troppo, neanche il meraviglioso sistema di coach Spoelstra è bastato per avere la meglio su LeBron e compagni.


Un anno dopo, però, le cose potrebbero andare diversamente. Innanzitutto è fondamentale che sia Goran Dragic che Bam Adebayo arrivino al momento clou della stagione al meglio della forma; inoltre per provare a ripetere i risultati dell’ultima stagione servirà che il supporting cast faccia degli ulteriori passi avanti, cosa che Tyler Herro e Duncan Robinson stanno mettendo in mostra. Se il primo continuerà a mostrare quanto di buono fatto vedere finora con la palla in mano e il secondo continuerà a generare gravity anche solo spostando gli occhi, allora gli Heat potranno continuare a divertirsi.


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6 – Philadelphia 76ers: un Simmons differente


Chi è uscito peggio dalla trade che ha coinvolto James Harden sono stati i Philadelphia 76ers, che rischiano di trovarsi col cerino in mano a fine stagione. Per evitare un’altra dolorosa eliminazione anticipata, la squadra allenata da Doc Rivers avrà un disperato bisogno di avere a disposizione un Ben Simmons differente.


Mettiamoci l’anima in pace: questo ragazzo, a meno di miracoli, non sarà mai un tiratore da tre credibile; ma se riuscisse ad allargare il suo range di tiro almeno di qualche piede, le chance per la città dell’amore fraterno si alzerebbero esponenzialmente.


Ad inizio stagione Simmons sembrava voler intraprendere questa strada e tentare qualche tiro in più fuori dal pitturato, ma l’esperimento rischia di essere già naufragato. E' nell’interesse del giocatore e della franchigia riprovare a percorrere questa via.



7 – Denver Nuggets: difesa


Come detto sopra, i Nuggets hanno certamente stupito negli ultimi Playoffs; ma se vogliono evitare di rimanere in quel "limbo" perenne di squadra che bazzica tra il primo e il terzo turno, dovranno provare a fare qualcosa di diverso. Quel qualcosa si chiama difesa.


Lo staff di Denver sta provando, con ottimi risultati, a responsabilizzare JaMychal Green in questa metà campo, ma neanche questo potrebbe bastare. Per coprire le carenze difensive di Jokic e Murray servirebbe un’ulteriore specialista difensivo, ma resta difficilissimo capire chi possa essere. Anche perché, ad oggi, i Nuggets avrebbero solo Will Barton da mettere sul piatto, viste le continue lamentele da parte di quest’ultimo per giocare in quintetto.


Se il front office riuscisse a mettere le mani su un difensore di livello élite, allora le cose potrebbero davvero cambiare in Colorado.



8 – Boston Celtics: playmaking


Una delle cose peggiori con cui i Celtics hanno dovuto fare i conti negli ultimi Playoffs è stata la difficoltà di tenere Kemba Walker in campo. Se in difesa si sapeva sarebbe stato un giocatore difficile da nascondere e molto spesso sottodimensionato rispetto agli avversari, i veri problemi sono stati in attacco e si sono verificati contro gli Heat.


L’ex Hornets è un ottimo giocatore in pick&roll, ma quando si trova davanti una squadra come Miami che difende benissimo in quelle situazioni, allora va in difficoltà. Questo perché le sue qualità nel playmaking non sono particolarmente limpide. Neanche gli altri giocatori a roster brillano da questo punto di vista, nonostante i passi in avanti di Jaylen Brown.


Se Brad Stevens riuscirà a fare quello che ad oggi sembra un vero e proprio miracolo, anche i Celtics potranno ambire ad arrivare fino in fondo.




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