• Alberto Pucci

Cosa sta succedendo a Marcus Smart?

Il pilastro della difesa dei Boston Celtics è una delle cause (e la soluzione?) del tracollo generale della squadra?


FOTO: NBA.com

Questo articolo, scritto da "CoachSpins" per Celticsblog e tradotto in italiano da Alberto Pucci per Around the Game, è stato pubblicato in data 2 aprile 2021.



Gli infortuni alle gambe sono una cosa seria. Lo sa bene Marcus Smart, che ha passato la maggior parte dell’ultimo inverno battagliando con uno stiramento al polpaccio che lo ha tenuto fuori per 18 partite. Il suo rientro all’inizio di marzo è stato accolto con entusiasmo dai Boston Celtics, e il numero 36 sta ritrovando sempre più minuti, riprendendo possesso del proprio ruolo di pilastro difensivo della squadra.


Dall’impatto di Smart, infatti, dipende tutto l’effort difensivo di Boston.

Nelle 18 partite senza Marcus, i Celtics hanno concesso 112.4 punti agli avversari e forzato 12.5 palle perse a partita. Prima dell’infortunio della guardia da Oklahoma State, i numeri erano ben diversi: 109.2 punti concessi a partita e 14.9 palle perse degli avversari. L’assenza del leader ha quindi causato un evidente calo di efficacia nella difesa dei C’s.


Dal ritorno del nativo di Dallas, però, i numeri non sono tornati quelli della prima parte di stagione. Le cifre individuali di Smart rimangono soddisfacenti, nonostante la guardia appaia ancora mezzo passo più lenta del solito, ma la domanda rimane: il ritorno del #36 può ristabilizzare la nave difensiva dei Celtics, o ha ancora delle limitazioni che gli impediscono di giocare al suo massimo livello?


La situazione è certamente confusa. Smart è uno dei giocatori più costanti e competitivi della Lega, soprattutto quando si parla di metà campo difensiva. È forte fisicamente e tenace, sempre pronto a reggere contatti con giocatori molto più grossi di lui sotto il ferro. Per queste ragioni, in passato è stato una pedina irrinunciabile per Brad Stevens, che poteva contare su una pseudo-point guard in grado di difendere su tutti in post basso: qualcosa di unico nella Lega.


Con l’avanzare dell’età, però, Smart ha perso velocità e atletismo, caratteristiche sempre più imprescindibili in una Lega che tende a favorire i quintetti piccoli. Gli avversari non affrontano più i Celtics cercando spesso l’attacco spalle a canestro, ma allargano il campo e cercano tiri dal perimetro e attacco dal palleggio. Questo significa che a Smart è richiesto meno wrestling e più velocità di piedi, e così Marcus si ritrova molto più frequentemente che in passato contro velocissime point guard dalle incredibili skills in palleggio- una situazione che non mette la guardia dei Celtics completamente a proprio agio.


Rispetto al passato, poi, abbiamo visto molto più spesso Smart superato con facilità da giocatori con il suo stesso atletismo. Giocatori come Josh Hart o Keldon Johnson non dovrebbero battere così agilmente Smart dal palleggio:



Siamo da sempre abituati a vedere gli attaccanti passare la palla o deviare la propria linea di penetrazione dopo aver sbattuto contro il muro in maglia 36; ma, quest’anno, Marcus sembra fare fatica a stare sempre davanti al proprio diretto avversario. È dura essere un muro se tutti riescono facilmente a girarti intorno.


Coach Stevens organizza da sempre una difesa basata sui cambi, in cui Smart può coprire il matchup sia di Tatum che di Brown. I cambi veloci dei Celtics annullano, solitamente, il vantaggio dato dai blocchi, costringendo l’avversario a giocare in maniera continuativa uno-contro-uno.


Con la cessione di Theis, però, i Celtics hanno perso l’unico centro in grado di reggere i cambi difensivi in maniera continuativa. Tristan Thompson, Mo Wagner e Robert Williams - oltre al poco utilizzato Kornet - sono tutti rim protector.


In questo frangente finale di stagione, quindi, i Celtics giocano una “Ice” coverage per difendere il pick&roll: cercano di portare la palla verso il lato forte, con il centro che aspetta la penetrazione per forzare un passaggio. In altre occasioni, invece, portano il palleggiatore sulla propria mano debole, coprendo il blocco nella stessa maniera.


Ultimamente, Smart ha avuto alcune mancanze in questi due schemi difensivi, che dipendono fortemente dal difensore che deve portare la palla lontano dalla “tasca” del blocco; se il ball-handler riesce a incrociare il palleggio, infatti, i Celtics hanno pochissime possibilità di recuperare. Smart, inserito nell'All-Defensive First Team lo scorso anno, non dovrebbe permettere così spesso tale incrocio, ma le immagini mostrano una realtà abbastanza diversa:



Alcune delle mancanze dei biancoverdi in questi frangenti sono facilmente riscontrabili.


Primo errore è spesso l’assenza di comunicazione, con Thompson che troppe volte “chiama” in ritardo, a basso volume o soltanto inizialmente l’arrivo del blocco. Se Smart non conosce la giocata, non potrà certamente apportare gli accorgimenti difensivi necessari a difenderla.


La difesa sui blocchi, però, non vede le guardie passare sul blocco necessariamente a grande velocità o con anticipo sulla giocata. Smart potrebbe, ad esempio, “sporcare” il palleggo al ball-handler e prevenire la giocata, in una sorta di trappola che invogli il palleggiatore ad anticipare e attaccare l’interno prima che arrivi il blocco, sfruttando l’aggressività sulla palla di Smart. Facendo questo, si forza l’attaccante a penetrare senza vantaggio, obbligandolo, spesso, a un floater contestato o un passaggio una volta chiusi gli spazi.


La verticalità di Thompson e Williams è molto utile in queste situazioni. Quando Smart aggredisce la palla e forza la penetrazione, spesso la difesa di Boston ottiene risultati positivi.



Il lato negativo di questa giocata sul blocco, però, è l’assenza di copertura sul rimbalzo offensivo. Smart, infatti, superato e in recupero, non può avere un impatto né contestando il tiro né cambiando sul rollante, causando un due-contro-uno che spesso porta a punti facili dopo un rimbalzo offensivo o falli evitabili della difesa biancoverde. La scommessa, però, è accettata dai C’s, dato che spesso e volentieri, come detto, paga dividendi. Forzando la palla sul mid-range, infatti, una palla persa o un tiro sbagliato sono più probabili di un tap-in sul rimbalzo offensivo. Per ora sembrano aver ragione.


Tra tutti i giocatori ad aver difeso su almeno 100 pick&roll, Smart è il 15esimo per turnover rate - numero di palle perse forzate su 100 possessi - con il 17.3%. Il primo di questa speciale classifica è Jayson Tatum (25.2%), mentre Jaylen Brown si attesta al 33esimo posto. Nonostante la scarsa attitudine difensiva lungo tutta la stagione, i Celtics sono ancora la settima squadra in NBA per turnover rate in queste situazoni.


I problemi difensivi di Boston sono altri. E Smart non può essere definito il responsabile delle colpe dei C’s, così come non poteva essere il salvatore della patria di cui si è parlato durante la sua assenza per infortunio.


In attesa che ritorni al 100%, infatti, la squadra di Brad Stevens deve concedergli di avere dei momenti dove non mostra il feroce atletismo a cui siamo abituati, soprattutto per quando riguarda la rapidità laterale.


Tutto sommato, Smart è l’ultimo dei problemi dei Boston Celtics nel 2021.