• Riccardo Fadani

Covid-19, perché metà dei contagi sono connessi allo Staples Center?



Questo articolo, scitto da Nathan Fenno per Los Angeles Times e tradotto in italiano da Riccardo Fadani per Around the Game, è stato pubblicato in data 22 marzo 2020.




La fama dell’NBA si estende in tutto il Mondo, trasmettendo in più di 200 Paesi e generando annualmente ricavi per un totaledi 9 miliardi circa di dollari. I suoi top player sono gli sportivi più potenti e influenti nel mondo dello sport, capaci di cambiare le cose con un semplice post sui social grazie a un seguito di decine di milioni di follower. Il colossale eco che la Lega ha nel mondo, risuona grazie a tutte queste parti interconnesse.


L'NBA è un gigante, sì, ma che si scopre fragile e vulnerabile in preda alle reazioni a catena generate dalla pandemia Coronavirus. Anche se ciò che l’epidemia faceva presagire già dalla prima settimana di marzo non sembrava essere un problema nella testa dei giocatori, quando l’NBA rifletteva, giocando, l’incoscienza dello sport e in generale nel resto degli States.


Le partite si sono disputate senza problemi, con il solito contatto umano: abbracci, high fives, conferenze stampa in spogliatoi angusti, voli charter, hotel... La vita andava avanti, con gli scaffali dei supermercati ancora pieni di fagioli in scatola, pacchi di pasta e carta igienica. La diffusione del Coronavirus, che già aveva raggiunto le prime pagine, sembrava, incoscientemente, un problema degli altri.


In ogni caso, dietro le quinte, la tensione aumentava. La Lega ha iniziato a emanare una serie di memorandum per aumentare l’attenzione. Interazione con i fan limitata, l’invito ai fan di lavarsi le mani, usare il “pugno” al posto del “cinque” - con l’ombra delle partite a porte chiuse che si stagliava sempre più imponente.


Lo Staples Center, casa di Lakers e Clippers e dei Kings in NHL, ha implementato nuove procedure igieniche e di pulizia come parte di un programma più ampio. Il centro del divertimento e dello sport di Los Angeles ha ospitato 39 eventi dopo la prima diagnosi di Covid-19 nello Stato, incluso il memorial per Kobe Bryant, i Grammy Awards, due serate di bull riding, 12 partite dei Kings e 19 tra Lakers e Clippers. Le ultime tre partite sono state giocate in quattro giorni, fino all’11 di marzo, quando lo sport a tutti i livelli è stato fermato per la rampante diffusione del virus, arrivato ormai anche negli spogliatoi NBA.

Almeno 8 atleti che hanno partecipato a quelle partite sono risultati positivi al test: quattro dei Nets, compresa la superstar Kevin Durant in tribuna, due Lakers che non sono stati resi noti e due membri dello staff degli Ottawa Senators, team di NHL. Identificare il focolaio dell’infezione è impossibile, ma il calendario dei Lakers durante l’ultima settimana pre-stop li pone quattro livelli oltre tutte le altre squadre della Lega. Il crossover tra due diverse leghe – solo 11 arene si prestano sia per NBA che NHL – un calendario fittissimo, la vicinaza a tribune affollatissime, combinati con l’alta capacità di diffusione del virus, ha creato un nuovo status per gli atleti: Super Diffusori.


Nel mezzo del tumulto che ha portato gli sport di ogni livello a fermarsi, seguiti poi da gran parte degli USA, lo Staples Center era il comune denominatore tra 8 dei 16 casi di Covid-19 annunciati dalle squadre NBA ed NHL (al 21 Marzo).


Questa è la storia degli ultimi quattro giorni all’interno dello Staples Center.


Già prima del match di domenica 8 marzo tra Lakers e Clippers, la Lega aveva fatto circolare un memo a tutti i responsabili dell’arena, sollecitandoli a creare una task force Covid-19 per ricordare di continuo agli spettatori di fare attenzione alla propria igiene personale, suggerendo un ventaglio di proposte e misure da applicare - come sanificare registratori di cassa e maniglie delle porte.


Lo Staples Center, che ospita circa 250 eventi ogni anno e impiega fino a 1700 persone per partita, l'1 Marzo ha installato 120 distributori di gel disinfettante in tutta l’arena, spogliatoi compresi. Le procedure di pulizia sono state rinforzate di conseguenza, aggiungendo ulteriori 85 collaboratori per il post-game. Tutte le aree comuni di visitatori o staff sono state pulite regolarmente: bancomat, maniglie delle porte, pulsanti degli ascensori, ringhiere di scale mobili e non, punti vendita, persino i telefoni delle suites di lusso. L’arena aveva installato disinfettanti per minimizzare la diffusione di germi anche nei suoi 5 spogliatoi per giocatori e arbitri, 48 per i dipendenti e anche in altre aree pubbliche e private. I Clippers hanno eliminato la tradizione per cui i giocatori danno il cinque ai tifosi durante l’ingresso in campo prima della contesa.


Nell’NBA sono inoltre circolate almeno due direttive addizionali come precauzione - inclusa quella del 7 marzo in cui si ordinava ai team di trovare un laboratorio per analizzare i test per il virus e di distribuire disinfettante per mani a giocatori e staff - ma la dirompente crisi continuava a essere oggetto di risate e battute. Durante la partita contro i Clippers, la star dei Lakers Anthony Davis si sarebbe leccato una mano prima di dare un high five a Lebron James e Avery Bradley. Subito i compagni li hanno soprannominati “ The Corona Boys”, anche se Davis insiste nel dire di non essersi mai leccato la mano. “Ho mimato il gesto e si è creato tutto questo”, afferma, “ sono più pulito di così!”



Molti giocatori dei Senators (hockey) hanno assistito alla partita, in una suite privata, nella quale i Lakers hanno sconfitto i Clippers in quella che sembrava una preview delle Western Conference Finals.


Due giorni dopo, il 10 marzo, i fan erano tutti schiacciati sulle porte d’ingresso dello Staples, aspettando Lakers-Nets. Nonostante il primo caso di Covid-19 avesse già scatenato la diffusione nella città degli angeli e fosse già stato annunciato nel primo pomeriggio, tutto nell’arena appariva normale: qualcuno si fermava a sanificarsi le mani, altri no. Sebbene fossero già 20 i casi riportai nella contea, gli spettatori hanno ignorato la questione, parlando della possibilità di giocare a porte chiuse. “È tutto gonfiato” - ha detto un tifoso a proposito del virus davanti alle telecamere.


Alcuni reporter locali hanno intervistato DeAndre Jordan (ex Clippers, ora Nets) e Jared Dudley (Lakers) prima della partita. Tutto sembrava nella normalità, ma non lo era.


Gli addetti alla pulizia continuavano a disinfettare ogni superfice, senza sosta. L’NBA - come MLB, MLS ed NHL - aveva limitato l’accesso agli spogliatoi al solo personale essenziale, permettendo interviste "a distanza" tra media e giocatori. Ciò che era qualificato come “essenziale” comprendeva una rosa ampia di persone: dirigenti, magazzinieri, media accreditati, responsabili della comunicazione...


Jacque Vaughn, coach dei Nets, si disse per nulla preoccupato della possibilità di infezione. Per la conferenza pre e post partita dei Lakers si ammassarono dozzine di reporter all’interno dello spogliatoio usato dalla squadra in trasferta durante le partite di hockey; i Senators avrebbero usato quello spogliatoio il giorno dopo. Grandi lenzuola nere coprivano lo spogliatoio, 30 sedie per i media, vicinissimi, addirittura alcuni ammassati in piedi contro il muro, ma sia il coach Franck Vogel che i giocatori hanno rispettato la distanza imposta dalla Lega.


A seguito della sconfitta per due punti subita dai Nets, il tiratore dei Lakers Danny Green è stato intervistato per sapere se fosse cambiato o meno l’approccio al virus: “Alcuni ragazzi lo hanno fatto, altri no. Non mi interessa e non l’ho cambiato, continuo a firmare autografi, stringere mani, salutare, chiedere “what’s up”... So che hanno inserito dei sanificatori, ma non sono concentrato su quello, solo sul giocare a basket. Mi adatterò rispetto a ciò che succederà!”



Il giorno dopo, l'11 Marzo, l’OMS ha dichiarato la pandemia. L’NCAA ha annunciato la March Madness a porte chiuse, così come divere organizzazioni NBA tra cui i Warriors. Il Presidente Donald Trump ha parlato alla Nazione e limitato i viaggi in Europa.


Contemporaneamente, sia Kings che Senators erano pronti a giocare allo Staples. Solamente un’ora prima che la partita di hockey avesse inizio, l’NBA ha annunciato che avrebbe sospeso la stagione a seguito della positività del centro Jazz Rudy Gobert prima della partita a Oklahoma City.


Un membro del front office dei Kings osservò la piccola folla - solo 12'030 persone, di gran lunga il record negativo della stagione - chiedendosi dove fossero tutti. I Kings, in regola con le nuove norme atte a tenere i media fuori dagli spogliatoi, tennero la conferenza post-partita nello spogliatoio usato dai Nets la sera prima. La preoccupazione maggiore riguardava se la NHL si sarebbe fermata o meno il giorno dopo, non se i giocatori fossero infetti o no. “Quella notte fu strana”, l’opinione del coach dei Kings Todd McLellan.


Gobert e Donovan Mitchell per i Jazz e Christian Wood dei Pistons sono gli unici giocatori NBA positivi prima dell’annuncio che ha sospeso la Lega. Poi, quattro membri dei Nets positivi - Kevin Durant, 10 volte All star infortunatosi lo scorso anno al tendine d’Achille, è stato l’unico giocatore a confermare.


“La sanità pubblica e i medici dei team sono preoccupati dal fatto che, essendo i giocatori NBA a diretto contatto tra di loro e con il pubblico, oltre a viaggiare spesso, potrebbero accelerare la diffusione del virus”, ha detto un portavoce della Lega riguardo il motivo per cui i giocatori avessero ricevuto i risultati del test così velocemente, quando nel Paese i tamponi erano quasi introvabili.


Lo stesso giorno, i Senators hanno annunciato che un loro giocatore è risultato positivo, il primo in NHL. Ad ogni modo, Senators e Nets non hanno usato lo stesso spogliatoio allo Staples, e anche l’accesso al campo è diverso. L’unica volta che le loro impronte si sono incontrate è durante il percorso dal pullman di squadra agli spogliatoi. “Non c’è stata alcuna cross-contaminazione tra Senators e Nets allo Staples Center”, secondo Lee Zeidman, il presidente dell’arena del Microsoft Theater e L.A. Live, perché non hanno usato lo stesso spogliatoio.


Mercoledì mattina, 14 dei Lakers sono stati testati per il Covid-19 nel loro centro di allenamento a El Segundo, seguendo le direttive dei medici della squadra e dei funzionari pubblici dopo i risultati dei test sui Nets. Una stagione che avrebbe dovuto portare all’anello è degenerata in una procedura di 10 secondi in cui un tampone viene infilato nel naso...


Il giorno dopo sono stati annunciati due positivi, i cui nomi non sono stati comunicati, ma che i Lakers hanno detto essere asintomatici e in quarantena.


Il flusso non si è fermato e pochi giorni dopo è stato trovato positivo un secondo giocatore dei Senators. Dei 52 tra giocatori e staff che hanno partecipato alla trasferta in California, incluso uno stop a San Jose e Anaheim, 8 sono stati testati e il management del team ha invitato tutti i partecipanti al viaggio ad un periodo di autoisolamento.


Nessuno tra Kings e Clippers è risultato positivo, ma gli otto positivi delle ultime partite allo Staples Center sono solo un piccolo pezzo del grande puzzle che sta generando il panico nella sanità pubblica degli USA.


Mentre gran parte del Paese resta a casa per aiutare a limitare la diffusione del Coronavirus - nonostante il rischio di perdere il lavoro, con una vita capovolta e un’incertezza totale - quelle partite sembrano ricordi offuscati. Ma la domanda, una fra molte, continua ad essere riferita a quei maledetti quattro giorni allo Staples.


Probabilmente non sapremo mai cos'è successo, il virus potrebbe esser stato trasmesso facilmente negli autobus delle squadre, o su un volo o in un’altra area o in tantissimi altri luoghi. Le persone coinvolte (e anche quelle non coinvolte) dovranno tutte cercare di rispondere alla domanda nello stesso posto.


A casa.




Seguici anche su

  • facebook-logo
  • instagram-social-network-logo-of-photo-c

Around the Game nasce con l’obiettivo di avvicinare gli appassionati italiani alla pallacanestro NBA, attraverso due tipologie di contenuti: i contributi realizzati e pubblicati dai membri interni della redazione (diffusi a titolo gratuito, senza scopo di lucro, protetti da copyright e soggetti a legislazione vigente in materia di diritti d'autore); e articoli tradotti delle testate estere in collaborazione con AtG, pubblicati e tradotti in italiano dalla nostra redazione. I contenuti del secondo tipo, i cui diritti d’autore appartengono alle testate giornalistiche da cui sono stati pubblicati originariamente, sono pubblicati all’interno della sezione “Traduzioni” e vengono selezionati, tradotti e pubblicati da AtG solo dopo la ricezione da parte delle fonti di esplicito ed esclusivo consenso relativo a questa attività.

Around the Game non rappresenta una testata giornalistica, in quanto viene aggiornato senza una periodicità prestabilita. Pertanto, ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001, non può essere considerato un prodotto editoriale. Alcune immagini sono prese dal web: se un contenuto è di tua proprietà e vuoi richiederne la rimozione, oppure per qualsiasi questione relativa ai diritti d’autore, ti preghiamo di inviare una mail a questo indirizzo: pr.aroundthegame@gmail.com
 

Fondatore: Andrea Lamperti -  Fondatore e Web Manager: Ferdinando Dagostino

© 2017 by Around the Game.  Prodotto da FerdinandoDagostino.com