• Claudio Biolchini

Da dove partono (e dove arriveranno) i nuovi Pelicans?

Ingram e Zion le certezze, con la novità Van Gundy. La preview della stagione dei New Orleans Pelicans.


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FOTO: NBA.com

Il record 30-42 ottenuto nella scorsa stagione è stato deludente per i New Orleans Pelicans, ma non è stata una tragedia. La franchigia guarda principalmente al futuro, avendo uno dei migliori young core della Lega.


L'arrivo del nuovo coach Stan Van Gundy porterà ad un rallentamento dei ritmi vertiginosi avuti con Alvin Gentry (secondi per Pace nel 2019/20) e, nella speranza della dirigenza, anche un po' di difesa (19esimi). In questa prestagione, la squadra è stata scoppiettante in attacco (prima per Offensive Rating con 121.7) ma è ancora mediocre in difesa (17esimi).


La cessione ai Milwaukee Bucks di Jrue Holiday è pesante, ma fatta pagare a peso d'oro. Si può considerare un successo del front office. Hanno salutato anche Derrick Favors, Frank Jackson, Darius Miller, E'Twaun Moore e Jahlil Okafor.


La squadra resta saldamente nelle mani di Brandon Ingram, ri-firmato con una Max Extension da $158M in 5 anni. Il suo Usage del 28.1% (96esimo percentile tra le ali di tutta la NBA) ce lo ricorda, inoltre distribuisce oltre il 19% degli assist della squadra. Deve migliorare nel limitare le palle perse, ma la scelta di legarsi a lui è corretta.



L'ex Lakers è uno scorer affidabile da qualsiasi punto del campo, ormai ha sicurezza sia da due che da tre, anche dal palleggio. Le sue lunghe leve gli permettono anche di non avere problemi nel costruirsi un tiro e nel concludere in mezzo al traffico.


La grande crescita della scorsa stagione - coronata dal premio di Most Improved Player - lo ha definitivamente consacrato e migliorato dal punto di vista della fiducia nei propri mezzi.


Un fattore decisivo sarà sicuramente la sua capacità di playmaking. Più vedremo canestri di questo tipo, con triple sugli scarichi del supporting cast, più le difese saranno diffidenti nel raddoppiarlo.



La seconda punta del team è naturalmente Zion Williamson (26.7% di usage: lui e Ingram "occupano" più della metà dei possessi della squadra), da cui ci si aspetta prima di tutto più presenza come quantità di partite, dopo le sole 24 dell'anno scorso.


E' stato il miglior realizzatore di questa Preseason, con 28.5 punti di media. Tuttavia, il prodotto di Duke non è sembrato dimagrito, e la sua postura in campo lascia ancora gli stessi dubbi su un suo impiego costante. I suoi minuti saranno ancora contingentati?



Come vediamo dal video sopra, Zion appare decisamente più efficace quando riceve in movimento, o parte lontano da canestro, anche grazie a un hand-off. La mano sinistra è dominante, dovrà lavorare tanto sulla mano debole perché è lì che lo manderanno le difese avversarie.


Con la sua potenza, Zion non ha problemi a finire a centro area, anche quando le spaziature della squadra non sono ottimali. Proprio queste ultime, comunque, saranno il principale dilemma da risolvere, soprattutto quando nel terreno di gioco insieme a lui ci sarà Steven Adams, arrivato da OKC nella maxi-trade Holiday.


Il neozelandese stando ai numeri non migliorava la difesa dei Thunder (-1.2 punti di defensive rating con lui in campo) ma servirà per porre dei rebus agli avversari con i matchup, quando giocherà in coppia con Williamson.


Adams porterà anche la sua capacità di rimbalzista offensivo (settimo nella NBA con 3.3 a partita, e già leader in queste amichevoli) in una squadra che già la scorsa stagione senza di lui era prima nella Lega in questo fondamentale, con 15.8 di media a gara (e quarti come offensive rebounding percentage con un 27.3%). Quasi sicuramente siederà in panchina nei finali di partita, ma servirà anche a trasmettere una ammirevole cultura del lavoro ai giovani del roster.


FOTO: NBA.com

Lonzo Ball ha nettamente migliorato la sua meccanica di tiro, ora più fluida e con il gomito più perpendicolare al terreno. Serve il suo contributo per dare pericolosità perimetrale, cosa che il solo JJ Redick, ormai 36enne, non può sempre garantire. Per ora il coach ha deciso di schierarlo in quintetto insieme ad Eric Bledsoe, ma l'asse Ball-Williamson sarà quello che i tifosi impareranno a ricordare nei prossimi tempi.


Bledsoe porterà altra esperienza e tanta difesa nel ruolo di guardia, formando insieme a Lonzo una coppia interscambiabile da questo punto di vista, anche se resta da capire se i due siano compatibili in attacco. Potrebbe essere scambiato in futuro, il suo contratto da oltre $54M nei prossimi tre anni, unito alla sua carta d'identità, potrebbe non essere congruente con le tempistiche di crescita (e di salario) del roster. Sentiremo il suo nome in qualsiasi rumor di mercato proveniente dalla Louisiana.


Gli altri giocatori di contorno non sono male: Josh Hart e Nickeil Alexander-Walker serviranno per aprire il campo e alzare i ritmi di gioco in attacco, così come il nostro Nicolò Melli, che avrà un ruolo da glue guy, unendo esperienza, capacità balistiche e IQ cestistico. Il suo ingresso dalla panchina insieme a Redick porterà spaziature alla second unit, sacrificando fisicità.


Jaxson Hayes è un buon prospetto grazie al suo notevole atletismo, ma deve migliorare dal punto di vista difensivo e nella gestione dei contatti fisici. In questo Adams potrà certamente guidarlo, mentre Willy Hernangòmez ha firmato un contratto annuale e dovrebbe essere ai margini delle rotazioni, salvo infortuni.


La grande domanda, in una super-competitiva Western Conference, è se i Pelicans sono pronti per centrare l'accesso ai Playoffs.


La partenza di Holiday è stata colmata solo parzialmente dall'arrivo di Bledsoe. L'ex Bucks, anche se può essere paragonabile difensivamente, non si può considerare impattante in egual modo in attacco.


Per i Pelicans, più di ogni altra cosa, i due snodi cruciali saranno la crescita (e quindi l'integrità fisica) di Zion e in generale il fit dell'intero young core il un nuovo sistema di gioco.


L'obiettivo resta in ogni caso far accumulare esperienza ai giovani e costruire un'identità vincente. Restando vigili sul mercato: prima o dopo, con i giovani a roster e le scelte al Draft (quelle ottenute in offseason e le proprie - non sono poche), si cercherà di fare il salto di qualità.