• Alessandro Di Marzo

Dalla Nigeria a Boston: il viaggio di Ime Udoka


FOTO: NBA.com

Questo articolo, scritto da Martenzie Johnson per The Undefeated e tradotto in italiano da Alessandro Di Marzo per Around the Game, è stato pubblicato in data 28 giugno 2021.



Dopo quasi un decennio trascorso a lavorare da assistente allenatore, lunedì scorso Ime Udoka è ufficialmente diventato l’head coach dei Boston Celtics. Il 43enne è il 18esimo allenatore della franchigia del Massachusetts, nonché il sesto di colore oltre a Bill Russell, K.C. Jones, Tom Sanders, M.L. Carr e Doc Rivers.


Di recente, Udoka ha lavorato come assistente di Steve Nash ai Brooklyn Nets, mentre in passato ha giocato in NBA come ala per 8 anni, dal 2003 al 2011, con 5 squadre diverse. La sua prima avventura in panchina è poi iniziata poco dopo, nel 2012, alla corte di Gregg Popovich ai San Antonio Spurs.


Il padre di Udoka, Vitalis, emigrò dalla Nigeria prima che Ime nascesse. Ora, suo figlio è il primo uomo di origini africane ad essere al comando di una panchina NBA (non considerando proprio Nash, nato a Johannesburg ma da genitori gallesi ed inglesi).


Ime giocò anche i Campionati Africani FIBA del 2005 e del 2011, oltre ai Mondiali FIBA nel 2006, dove guidò la Nigeria in punti, assist e palle rubate.


Il basket è una quesitone di famiglia: anche sua sorella Mfon, infatti, giocò ad alti livelli (3 anni in WNBA e Nazionale), e i due furono la prima coppia fratello-sorella a giocare nelle due maggiori leghe di pallacanestro americane.


Il CEO di NBA Africa, Victor Williams, si è espresso molto positivamente riguardo all’arrivo di Udoka a Boston:

“Vedere sempre più uomini con legami con l’Africa ricevere opportunità nella Lega è illuminante. Come Embiid, Siakam e Ibaka continuano a ispirare la futura generazione di giocatori, così Udoka si presenta come un pioniere per gli aspiranti allenatori nigeriani e in generale africani”.

Per Udoka tutto ebbe inizio alla Utah State University Eastern, dove registrò la prima tripla-doppia nella storia dell’Università. Dopo due stagioni si trasferì alla University of San Francisco, giocando per i Dons, prima di concludere la sua carriera collegiale a Portland State.

La fatica, tuttavia, non gli valse una chiamata al Draft del 2000, a causa di un problema al ginocchio maturato proprio verso la fine del suo anno da senior. Udoka si avventurò quindi nella Lega di sviluppo dell’NBA - l’odierna G League - prima di firmare brevi contratti prima con i Lakers, poi con i Knicks.


Il salto avvenne nel 2006/07, quando si aggregò ai Blazers partendo titolare per ben 75 partite. In seguito girovagò tra Kings e, soprattutto, Spurs, per poi ritirarsi nel 2012 dopo un’ultima, breve avventura in Spagna, a Murcia.

FOTO: NBA.com

Pochi mesi dopo l’addio alla pallacanestro giocata, proprio l’ultimo allenatore NBA per cui aveva lavorato, Coach Pop, lo chiamò per un posto da assistente, che ricoprì in Texas per ben 7 anni vincendo un titolo NBA, arrivando 2 volte alle Finals e 3 in Finale di Conference.

“Emana molta fiducia, le persone vogliono stargli attorno. È un grande maestro perché sta bene con sé stesso e le persone comprendono ciò che insegna”. (Gregg Popovich, 2015)

Nel 2019, con la speranza di acquisire ulteriore preparazione per un'eventuale chiamata da head coach, Udoka lasciò San Antonio per aggregarsi alla corte di Brett Brown, uno dei tanti “discepoli” di Popovich, direzione 76ers. Fu l’ultima tappa - amara, vista l’eliminazione al primo turno per mano dei Celtics a Disney World - prima di unirsi ai Nets a ottobre.


Ovunque sia andato, in ogni caso, Udoka è sempre stato lodato da compagni e allenatori per aver dimostrato di possedere alcune abilità fondamentali per allenare: grande etica del lavoro, capacità di insegnare, stoicismo e pazienza. Ime, in lingua Ibibio - parlata specialmente nel sud della Nigeria - significa proprio quest’ultima qualità.


I suoi punti di forza, ovviamente, sono stati notati anche da Brad Stevens, che ha recentemente sostituito Danny Ainge nel ruolo di President of Basketball Operations:

“L’abbiamo scelto per l’autenticità, per la durezza ma anche per la calma che contraddistinguono la sua figura, nonché per la sua esperienza. Ha giocato e allenato a San Antonio, ma ha anche saputo cambiare completamente aria a Philly e Brooklyn. Potremmo andare avanti, ma è bastato questo per renderlo la nostra scelta numero 1.”

Udoka, che ritroverà Popovich - e Steve Kerr - nel roster olimpico di Tokyo, conosce bene 3 dei 4 allenatori che hanno partecipato a queste Conference Finals. In passato ha infatti giocato per Nate McMillan e Monty Williams nel 2006/07 a Portland, lavorando poi assieme a Mike Budenholzer sia da giocatore che da allenatore.

“Per me è stato un grande giocatore, altruista e sempre pronto, con esperienza e molto versatile. Allenandolo si era capito che, in futuro, anche lui sarebbe stato nella mia posizione. Ha un IQ molto alto, comprende il Gioco e i bisogni della squadra, e come giocatore era in grado di contribuire nel modo giusto”. (Nate McMillan)

Un uomo apprezzato a tutto tondo, anche da coach Bud:

“Uno dei giocatori più tosti, intelligenti e solidi con cui abbia mai avuto a che fare. Nessuno poteva giocare con la sua personalità, nel suo silenzio si nascondeva una grande forza. E penso che i Celtics si aspettino questo: intelligenza, severità se necessaria e capacità di comunicare. Con lui hanno fatto centro.”