• Claudio Biolchini

La dannata astinenza da Playoffs

Quattro franchigie in questa offseason hanno preso dei rischi per provare a tornare competitive nell'immediato. Ci riusciranno?


Chris_Paul_Danilo_Gallinari_Nba_Around_The_Game
FOTO: Eurosport

Alcuni team in questa offseason hanno decisamente schiacciato il piede sull'acceleratore, spingendo fortemente in alto le ambizioni per la stagione 2020/21, che inizierà tra meno di un mese.


I Lakers sono stati forse la sorpresa di questa free agency, avendo migliorato tanto e inaspettatamente il proprio roster pur avendo appena vinto il titolo; i nuovi Sixers di Daryl Morey e Doc Rivers, invece, hanno cambiato diversi uomini e in un certo senso la direzione del progetto tecnico, per cercare una chimica di squadra più coerente e adatta alle proprie stelle.


I due più grandi "rilanci" (non gli unici, come vedremo), però, li troviamo in Georgia e Arizona, rispettivamente ad Atlanta e a Phoenix, dove si è davvero stravolto ogni orizzonte - forse anche contro gli stessi interessi delle franchigie sul lungo periodo - per tornare subito a essere competitivi nei Playoffs.


Come andranno a finire, nell'immediato e non solo, queste scommesse?




Atlanta Hawks


IN: B. Bogdanovic, K. Dunn, D. Gallinari, S. Hill, R. Rondo, T. Snell, O. Okongwu, S. Mays

OUT: D. Bembry, V. Carter, D. Dedmon, T. Graham, D. Jones, S. Labissiere


Gli Hawks sono arrivati 14esimi la scorsa stagione nella Eastern Conference, a ben 13 vittorie di distanza dagli Orlando Magic, ottavi. Eppure sono stati molto aggressivi sul mercato, firmando il nostro Danilo Gallinari con un contratto da oltre 60 milioni, il più oneroso mai firmato da un giocatore di 30+ anni che non ha mai partecipato all'All-Star Game. Si poteva cercare un giocatore più giovane (per esempio Jeramy Grant), ma si è voluto un veterano - anche a costo di strapagarlo - dalle spiccate capacità offensive, che possa guidare lo young core nei momenti di difficoltà. In quest'ottica è arrivato pure Rajon Rondo, con l'obiettivo di fare da mentore a Trae Young e magari regalare delle vittorie "clutch" a un team che lo scorso anno ha perso 12 partite negli ultimi minuti di gara.


Bogdan Bogdanovic è stato strappato a Sacramento con una proposta da $72M in quattro anni, non pareggiata dai californiani (alla base di questa scelta dei Kings, probabilmente, la voglia di un nuovo front office di non intasare subito il Cap, e di dare spazio al rookie appena selezionato, Tyrese Haliburton).


La pick degli Hawks al Draft, Onyeka Okongwu (alla numero 6), e la firma di Kris Dunn sono da leggersi in ottica difensiva. E non sono innesti sorprendenti, dato che negli ultimi due anni i Falchi sono stati la 27esima difesa della Lega. Il centro di origine nigeriana sarà il backup di Clint Capela e avrà i medesimi compiti di protezione del pitturato, mentre Dunn servirà per marcare la migliore guardia avversaria e liberare Trae Young da responsabilità difensive.



Ma dove possono arrivare questi Hawks?


Il talento offensivo è debordante, ma i primi 5/6 posti della Eastern Conference sembrano già ipotecati. Ragionevolmente, si lotterà per gli ultimi due posti disponibili con Magic, Pacers, Wizards e Hornets.


E quindi: valeva veramente la pena legarsi con dei contratti così impattanti, per un upgrade di questo tipo? L'astinenza dai Playoffs non è così tanta: nel 2016/17 si perse al primo turno contro Washigton (era la squadra di Schroder, Millsap e coach Budenholzer). D'altro canto, "accontentare" Trae e portare dei veterani in Georgia era necessario per accelerare il processo di crescita dello young core e mettersi nella posizione per ri-firmarne, in futuro, i giocatori con più potenziale.


Un possibile colpo di scena potrebbe arrivare da un'eventuale cessione di John Collins, all'ultimo anno del suo contratto da rookie. Il front office potrebbe scegliere di scambiarlo ora, per evitare di doverlo pagare profumatamente l'anno prossimo oppure di perderlo senza ottenere niente in cambio.


Di sicuro, coach Lloyd Pierce, da ora in poi, dovrà convivere con la pressione di dover ottenere dei risultati. E questa è una grande novità, rispetto alle ultime stagioni.



Phoenix Suns


IN: C. Paul, J. Crowder, L. Galloway, D. Jones, E. Moore, A. Nader, T. Alexander, J. Smith

OUT: A. Baynes, C. Diallo, T. Jerome, K. Oubre, T. Owens, R. Rubio, F. Kaminsky, J. Lecque, E. Okobo


Decisamente troppo lunga, invece, l'astinenza da Playoffs in Arizona. Dal 2009/10 a Phoenix non si vede una serie di post-season - in squadra c'erano ancora Steve Nash e Amar'e Stoudemire. E allo stesso tempo, tanta "adrenalina" (e fiducia) ancora in circolo dopo un'esperienza di sole vittorie nella bolla di Orlando...


Insomma, bisognava subito battere il ferro, finché era caldo - e ringraziare lo scampato pericolo di non aver perso l'uomo franchigia Devin Booker, chiacchieratissimo come possibile partente durante la pausa dell'NBA nella scorsa primavera.


E' arrivato Chris Paul, accolto con il suo pesantissimo contratto dopo un'ottima annata ad OKC. Jae Crowder è un ottimo innesto, e potrà beneficiare sul perimetro dello spazio regalatogli da CP3 e Devin Booker. Spazio che potrà essere usato anche da Langston Galloway (38% da tre), Abdel Nader (37%) ed E'Twaun Moore (37 nell'ultima stagione, 39% in carriera).


A tutto questo va aggiunta la conferma di Dario Saric e la scelta al Draft (a sorpresa) di Jalen Smith, ala-centro da Maryland in grado di essere pericoloso anche dal perimetro.


Jalen_Smith_Nba_Around_The_Game
FOTO: NBA.com

A differenza di Atlanta, le rinunce sono state tante. Kelly Oubre, Ricky Rubio ed Elie Okobo - giocatori di qualità e/o di prospettiva - hanno fatto le valigie. Così come Aaron Baynes, che aveva avuto un inizio di stagione fenomenale l'anno scorso.


La speranza è che Chris Paul possa replicare quello che ha fatto ad OKC: guidare un gruppo oltre i propri limiti, lasciando anche un'eredità "culturale" alla franchigia, nonostante il poco tempo a disposizione.


Raggiungere i Playoffs non sarà comunque facile, nella Western Conference. Ma i sacrifici sono stati giusti, nella speranza di poter creare una nuova mentalità nella franchigia, in grado di attirare altre stelle nel dopo-CP3, o quantomeno di trattenere chi è già a roster (D-Book).



Minnesota Timberwolves


IN: A. Edwards, R. Rubio, E. Davis, L. Bolmaro, J. McDaniels, A. Hagans

OUT: J. Johnson, O. Spellman, E. Turner, J. Evans


Nella loro strada verso il miglioramento, i Timberwolves hanno avuto una strada più facile. A un nucleo già competitivo con Karl-Anthony Towns e D'Angelo Russell hanno infatti potuto aggiungere la scelta numero 1 dell'ultimo Draft, Anthony Edwards.


I Wolves hanno finalmente selezionato non tanto il miglior giocatore disponibile, quanto il fit più sensato per il loro team. La guardia da Georgia ha già un atletismo da NBA ed è uno scorer multidimensionale, anche se dovrà lavorare parecchio sul decision making.


Come contorno, è stato confermato (a peso d'oro) Malik Beasley, forse tra i peggiori contratti che abbiamo visto in questa free agency, che fungerà da 3&D insieme all'altro giovane Jarrett Culver, che nel suo anno da rookie ha un po' deluso. Ed Davis, finito nel dimenticatoio ai Jazz, porterà energia dalla panchina (salvo infortuni). E come gran finale, il ritorno di Ricky Rubio, che farà giocare D-Lo più spesso off the ball (funzionerà?) e ritroverà KAT, con cui l'intesa era eccezionale.


La variabile da controllare sarà la solidità difensiva. Manca un vero rim protector, e negli ultimi anni in Minnesota si è sempre faticato da questo punto di vista:



In una Western Conference che comunque potrebbe perdere qualche protagonista (Rockets e Thunder) rispetto all'anno scorso, i Wolves possono provare a dire la loro, avendo a disposizione tanto talento.





Charlotte Hornets


IN: G. Hayward, L. Ball, V. Carey Jr, N. Richards, G. Riller, N. Darling

OUT: D. Bacon, W. Hernangòmez


In NBA la voglia di migliorare non basta. Bisogna anche avere una direzione, chiara, e fare buone scelte. Ovvero, non fare come i Charlotte Hornets.


La franchigia di Michael Jordan stava per uscire dal tunnel, liberandosi del contrattone di Bismack Biyombo (poi ri-firmato a cifre ragionveoli) e avvicinandosi allo scadere di un altro accordo molto oneroso, quello di Nicolas Batum. Flessibilità e spazio salariale, finalmente.


Ebbene, si è avuta la (pessima) idea di firmare Gordon Hayward, in uscita dai Celtics, con un quadriennale da $120 milioni. Sia chiaro, l'ex Butler è ancora una delle ali più versatili e produttive della Lega, ma perché rischiare così tanto per un atleta di 30 anni con una notevole storia di infortuni alle spalle?


Il Draft ha portato in regalo LaMelo Ball, forse il giocatore più talentuoso della class 2020, con istinti per il passaggio unici su un corpo di oltre due metri, a discapito di un tiro a dir poco ondivago. In una squadra che ha già a disposizione Terry Rozier (in partenza, a questo punto?), Devonte' Graham e ora anche Hayward, non sarà facile trovare un equilibrio dal punto di vista tecnico.


Insomma, in Carolina si continua a sentire il bisogno di giocare prematuramente tutte le fiches. Per giunta, il più delle volte su un giocatore sbagliato.


E i Playoffs non sembrano dietro l'angolo, per questi Hornets.