• Pietro Campagna

Darius Bazley, un predestinato?


Lo strano percorso che ha portato il rookie di OKC nella Lega potrebbe essere il motivo per cui avrà successo.

©️ Welcome to Loud City

Dopo aver saltato il College per un tirocinio, essere praticamente andato in G-League direttamente dall’High School e aver vissuto con il due volte campione NBA Mike Miller, è chiaro che l’ala dei Thunder, che si è già messa in mostra prima dell’infortunio, ha sempre avuto un obbiettivo chiaro in mente: arrivare in NBA e lavorare duro per poter stare tra i grandi del basket.

Già dal suo anno da Junior a Princeton, Darius Bazley aveva mostrato di voler stare su un palco più importante. Inizialmente si era promesso ad Ohio State, nell’agosto 2016, ma ha cambiato velocemente idea, dichiarando: "Non ho nulla contro la scuola, ma il mio obbiettivo è arrivare in NBA, e ora non sono convinto come quando ho dato la mia parola che Ohio State sia tra le scuole che possono permettermi di raggiungere il mio obbiettivo".

Per molti giocatori di High School è facile dire che hanno come obbiettivo la Lega. Ma il coach di Bazley, Steve Wright, ha visto in lui questo potenziale la prima volta che si sono incontrati.

“Intendo dire che davvero la prima volta che l’ho visto giocare, ho capito che era un professionista. Avevo capito che sarebbe arrivato in NBA. Glielo ho detto un'estate alla Peach Jam, eravamo in un albergo e abbiamo avuto questa conversazione. Gli ho detto che avevo visto in lui alcune abilità e alcune cose su cui avrebbe potuto lavorare, e poi gli ho detto - se verrai dove alleno io, ti prometto che sarai un All-American e giocherai nella NBA. Il resto è storia”.

Col passare del tempo l’obbiettivo era rimasto lo stesso, ma il percorso era cambiato di nuovo. Aveva dato la sua parola a un altro College, questa volta Syracuse, e anche questa volta si era ritirato per avvicinarsi alla Lega. Il motivo per cui ha rifiutato Syracuse era perché cercava di entrare nella G-League, e perché aveva firmato con uno degli agenti più prestigiosi della NBA, Rich Paul (agente anche di LeBron James, tra gli altri).

Il suo percorso era destinato ad essere un unicum, e non aveva ancora finito di cambiare. Dopo aver costruito un piano quasi infallibile per entrare in NBA dalla G-League, che sarebbe già stato sufficientemente affascinante, Bazley ha deciso di cambiare un’altra volta le carte in tavola. Nell’agosto 2018 ha abbandonato il piano G-League per allenarsi un anno per essere un professionista. Stando all’intervista uscita su The Athletic, Bazley ha cambiato nuovamente idea perché pensava che, a causa delle aspettative sulla G-League, non sarebbe riuscito a mettersi in mostra come avrebbe voluto.

Steve Wright ha continuato a sostenerlo, rimanendo fedele alle sue previsioni.

“Supporterò qualsiasi decisione prenderà. Che sia andare a Syracuse, in G-League o quello che ha deciso di fare. Mi sono concentrato sul fargli sapere che avrà sempre il mio sostegno. Le persone che sono con lui lo hanno aiutato a decidere che era meglio stare fuori. Questo è quello che ha fatto, e ha funzionato”.

Nonostante le parole del suo coach, però, questa decisione è stata un enorme rischio. Praticamente, aveva deciso di saltare un anno e andare direttamente in NBA. Per seguire il suo sogno doveva essere forte e deciso. Non puoi pensare di andare al campetto a giocare coi primi che passano, e aspettarti che Adam Silver chiami il tuo nome al Draft. Bazley sapeva che avrebbe dovuto mettere la marcia in più.

Un grande aiuto arrivò per caso, quando a Los Angeles ha incontrato Skal Labissiere, attualmente agli Hawks, che aveva messo su almeno 10 kg di peso, stando alla storia raccontata al New York Post da Bazley.

Bazley aveva capito che avrebbe dovuto fare lo stesso e chiese del coach di Labissiere, tale Raheem Shabazz, che lavorava a Memphis. Fece una settimana di prova con questo allenatore, che lo aiutò a capire che avrebbe dovuto rimanere a Memphis ad allenarsi. Ora che aveva trovato un allenatore per il fisico, avrebbe dovuto trovare un allenatore per il gioco e un posto dove stare. Con i suoi contatti, Rich Paul riuscì a trovargli in un colpo solo sia allenatore che casa. Dove? Con chi? Con un ex campione NBA...

“È stato grazie al suo agente, Rich Paul, con cui sia io che LeBron siamo in contatto”, ha detto Mike Miller. “La situazione era che Darius voleva lavorare e farsi trovare pronto per il Draft. Sapevo la strada che aveva preso, non era certo un segreto, quindi lavoravamo più che altro su come essere un professionista. Andavamo in palestra e lavoravamo sul tiro e su altri spetti del suo gioco. Darius è un ragazzo straordinario, lo adoro”.

Miller, che ha chiuso la carriera con il 46% da tre punti, ha detto che avrebbe dovuto migliorare il tiro e avere più esperienza di gioco.

“Penso che la cosa più importante sia l’esperienza. Quando sei un giovane che non è andato al college, devi imparare una serie di cose: quanto è lunga la stagione, cosa può andare storto, i momenti della stagione stessa... insomma, tutte le cose che i giovani imparano al grande salto, quando entrano nella NBA... Penso comunque che il suo livello e il suo modo di giocare siano adatti alla NBA di oggi. Più migliorerà nel tiro, in particolare sui piazzati, più sarà un giocatore solido. Ma ha un grande talento, e avrà un grande futuro”.

Dopo aver vissuto a casa di Miller e aver partecipato a un tirocinio da un milione di dollari per New Balance, il resto è diventato storia. Il ragazzo è stato draftato e scambiato ai Thunder, e ora fa parte di una delle più giovani squadre della NBA. E per quanto visto finora, in metà della sua prima stagione, si può dire che l’analisi di Mike Miller fosse abbastanza precisa.

Al Draft si è presentato come un giocatore molto versatile sui due lati del campo e come talentuoso rimbalzista. In 17 minuti a partita ha 4.5 punti, 0.5 assist e 3.7 rimbalzi di media, che sicuramente non saranno abbastanza per attirare grande attenzione mediatica, ma per chi lo vede giocare è evidente che ci sia del talento d sviluppare.

Per ora è stato un valido aiuto in difesa, dove è stato capace di sfruttare il suo atletismo e il suo fisico; inoltre, si è dimostrato un buon attaccante vicino al canestro. In opposizione si sono evidenziate la mancanza di esperienza e la questione del tiro sollevata da Miller.

Quando un giocatore viene scelto per il suo talento grezzo è difficile valutare quanto realmente potrà essere forte. Se Bazley riuscirà a sistemare gli aspetti del gioco che abbiamo evidenziato e metterà su ancora qualche chilo, potrebbe diventare uno dei giovani più interessanti della Lega.

Un paragone che ho sentito è con Lamar Odom, che oltre ad essere mancino come Bazley, aveva la stessa versatilità e la stessa propensione al rimbalzo, e anche la capacità di difendere su più posizioni. L'ex Laker era un giocatore di grande IQ cestistico e in campo poteva occupare praticamente ogni ruolo, non per caso ha vinto il premio di Miglior Sesto Uomo nel 2011. Se Bazley riuscirà a migliorarsi negli aspetti di cui si è parlato, potrebbe diventare un giocatore simile?

Miller ne è convinto.

“Penso che abbia davvero un grande potenziale. E la cosa migliore è che starà a lui dimostrarlo, ed è ciò che vuole, conoscendolo e sapendo quanto ha lavorato, e quanto ama la pallacanestro. Continuerà a lavorare sul tiro e prima o poi riuscirà a metterlo a posto. È un giocatore moderno e talentuoso, sarà un problema per chiunque nei matchup”.

©️ Welcome to Loud City

Questo articolo, scritto da Ryan Novozinsky per Welcome to Loud City e tradotto in italiano da Pietro Campagna per Around the Game, è stato pubblicato in data 11 febbraio 2020.

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