• Marco Cavalletti

Daryl Morey: trade o non trade?


FOTO: NBA.com

Questo articolo, scritto da Michael Moody per Philadelphia Sports Nation e tradotto in italiano da Marco Cavalletti per Around the Game, è stato pubblicato in data 15 febbraio 2021.



Nelle scorse settimane è emerso piuttosto chiaramente quanto la Eastern Conference sia ancora più incerta di quanto ci si attendesse. I Raptors stanno facendo fatica dall’inizio della stagione, i Celtics, in questo momento, sono una squadra da 50% di vittorie, i Bucks hanno perso quattro gare consecutive, e i Nets hanno bisogno di tempo per essere all’altezza delle (enormi) aspettative.


Le difficoltà mostrate finora da queste squadre hanno offerto ai Philadelphia 76ers tutta una nuova serie di opportunità. Nonostante la squadra stia avendo successo, però, alla compagine della City of brotherly love manca ancora qualcosa, nell’ottica di una corsa fino alla parte più calda dei Playoffs.


Dopo una partenza forte come questa, Daryl Morey dovrebbe esplorare l’ipotesi di aggiungere dei role player, o tentare il colpo grosso sul mercato delle trade?


Una strategia conservativa...

Si potrebbe tranquillamente affermare che, in generale, il roster di Philadelphia non abbia bisogno di stravolgimenti in vista della trade deadline. Al momento, la chimica di squadra è a livelli mai visti.


Una delle argomentazioni principali in favore di un approccio cauto a questo ultimo mese di trade market (senza, dunque, doversi separare dagli asset più importanti e dalle scelte future) è che il principale bisogno della squadra sembra un giocatore con tiro e capacità realizzativa dalla panchina. E questo, in linea teorica, potrebbe essere un nodo scioglibile attingendo al mercato dei buyout.


In alternativa, secondo alcuni rumors, i Sixers avrebbero messo gli occhi su Nemanja Bjelica, giocatore funzionale ai bisogni della squadra e con un prezzo non troppo elevato.


I nomi che con tutta probabilità prenderanno in ostaggio il mercato in occasione della trade deadline saranno quelli di Bradley Beal, Zach LaVine, Victor Oladipo e – forse – Kyle Lowry, ma nella maggior parte dei casi, le squadre per cui militano attualmente non sembrano troppo impazienti di separarsi dalle proprie star. Questo significa che qualunque front office voglia tentare l’assalto sarà, con tutta probabilità, costretto ad allentare ben bene i cordoni della borsa...


Morey non si è mai tirato indietro di fronte alla prospettiva di una trade importante, ma per uno qualsiasi di questi giocatori (in misura diversa) servirebbe cedere diversi asset, paralizzando una squadra che, per acquisirlo, dovrebbe dire addio a buona parte della profondità della propria panchina. Un’eventuale trade per Beal o perfino LaVine priverebbe i Sixers della quasi totalità del proprio futuro prossimo, data la quantità di scelte che sarebbe necessario cedere.


... o una strategia più aggressiva?

Come già detto in apertura, la corsa alla conquista della Eastern Conference è apertissima quest’anno. In questo momento della stagione, diffidate di chiunque vi prometta di sapere con certezza quale delle compagini dell’Est approderà alle NBA Finals.


Per i Sixers, tuttavia, l'aver perso tre partite consecutive ed essere comunque in testa alla EC potrebbe essere un segnale. Finora, nessun’altra squadra è stata capace di inanellare una serie di vittorie che potesse portarla in vetta alla Eastern Conference.


Vero, anche nei momenti in cui fanno più fatica, i ragazzi di Doc Rivers sono rimasti competitivi contro qualsiasi squadra, e già in molte occasioni, in un modo o nell’altro, sono riusciti a portare a casa nel finale partite combattute. D’altro canto, i limiti della squadra sono piuttosto evidenti ormai. Philadelphia ha bisogno di un altro trattatore di palla e di un altro scorer che possa costruirsi tiri da solo. E se fosse possibile rispondere a entrambe queste necessità con un solo giocatore?


Zach LaVine sta disputando una stagione incredibile quest’anno, e le sue statistiche dimostrano quanto le sue capacità combacino perfettamente con i bisogni dei Sixers. LaVine sta tenendo una media di 5.3 assist a partita (massimo in carriera), e sta tirando con il 43% da dietro l’arco su 8.3 tentativi ad allacciata di scarpe. Tanto per offrire un metro di paragone, Seth Curry tenta solo 4.4 triple a partita, Danny Green 5.9.


Aggiungere un tiratore abituato a questo volume, con queste percentuali e che sia in grado di trattare la palla e segnare in tanti modi diversi potrebbe permettere alla squadra di fare il salto di qualità nella metà campo offensiva, quando ce ne sarà bisogno nei Playoffs.


Kyle Lowry porterebbe gioco duro, difesa, uno skillset da point guard pura e grande leadership, ma anche un ottimo trattamento di palla condito da 7.2 tentativi da tre punti a partita. Costerebbe sicuramente meno di LaVine, data l’età e il suo contratto in scadenza.


La Eastern Conference è ancora senza padrone. I Sixers per ora detengono il primo posto, e puntano a confermarsi miglior squadra dell’Est. A questo proposito, Daryl Morey ha dichiarato:

Credo proprio che per noi le prospettive siano due: vittoria del titolo o grande delusione. Doc Rivers ne ha già vinto uno. Io ancora non ci sono arrivato. Joel e Ben ancora non ci sono arrivati. Tutti iniziano ogni stagione con la speranza di vincere il titolo, ma non sono molte le squadre che ne hanno davvero la possibilità. Noi, però, ce l’abbiamo eccome, e continueremo a lavorare duramente per rendere questa possibilità la migliore che possiamo garantirci.”

Se Morey crede che questa stagione sarà win-or-bust per la sua squadra, è probabile che farà tutto il necessario per aggiungere al roster dei pezzi importanti. E conoscendo i suoi trascorsi a Houston, dubito che si tirerà indietro di fronte alla possibilità di una trade corposa.


Se Morey riterrà che una scelta del genere possa fornire alla squadra la possibilità di vincere davvero il titolo quest'anno, l’ex GM dei Rockets non ci penserà due volte.




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