• Jacopo Di Francesco

Death, Taxes, Spurs.

Contro ogni pronostico, la truppa di Gregg Popovich è a una vittoria dal quarto posto ad Ovest. Un viaggio in direzione Alamo dopo un quarto di stagione.


Foto: NBA.COM

E rieccoli. Eppure non è difficile pensare che più di un executive ad Ovest non fosse troppo felice di vederli con la pick n.11 all'ultimo Draft - Vassell da Florida State, stesso college di Patrick Williams - e con ancora Popovich in panchina.


Dopo un quarto di stagione regolare, i San Antonio Spurs hanno un record di 11-9, con una sola W di ritardo dal quarto posto, occupato da quei Denver Nuggets battuti nel weekend 119-109 (terza vittoria consecutiva, dopo Wizards e Celtics, prima della sconfitta con i Grizzlies).


Ma la notizia, soprattutto per un pubblico cestisticamente colto come quello del Middle Texas, è come gli Speroni stiano nuovamente costruendo un'identità.



Dejounte e DeMar: si va al ferro!



Il quattro volte All-Star ex Toronto ha tirato nella restricted area con un insolito 54,7% nelle prime 19 partite della Regular Season. Minimo in carriera, ma nelle ultime 10 gare si registra comunque un +6,1% nella fattispecie, e non c'è motivo per non pensare che continui a crescere - anche considerando che, purtroppo, quando perdi un certo status (All-Star) gli ufficiali di gara tendono ad essere meno condiscendenti, e questo per lo stile di gioco di DeMar DeRozan è un problema.


Per quanto riguarda invece Dejounte Murray, la guardia al quarto anno viaggia con un impressionante 65,7% (e ciò nonostante un calo del 7% nelle ultime 10) al ferro; tra chi ha almeno 50 tentativi nella categoria, questo dato lo pone davanti a Luka Doncic, Ben Simmons, James Harden e Jayson Tatum. Per dire.



Il Rinascimento di Rudy


foto: NBA.COM


Father Time è imbattuto, per quanto gli Spurs abbiano dubitato a ragione di questo assioma per anni.


Eppure, Rudy Gay sul suo viale del tramonto è diventato un preferito delle analytics, risultando uno dei pezzi più d'impatto del variegato roster nero-argento. Le lineups con un net rating positivo di San Antonio sono quattro, e in tutte figura il prodotto di Connecticut, il quale detiene il primo posto per box plus-minus ed è il terzo migliore difensore primario per la percentuale dell'avversario di turno (41,9%). Tra l'altro, la second unit in questione è la seconda nella Lega per point differential (+177). Certamente bisogna contestualizzare questo tipo di numeri, ma Gay sta traendo il meglio da una situazione a priori favorevole.



L'impatto difensivo del rookie



Con Devin Vassell in campo, gli Spurs sono sopra di 57 contro gli avversari. Per lo swingman al primo anno, il quarto posto nella categoria non è per niente male.


Vassell è una delle chiavi della sopracitata second unit, i suoi istinti sono ottimi e dimostra già (you don't say) una grande disciplina: più rubate che falli, più stoppate che palle perse, e un incredibile terzo posto per defensive rating (97,9) su 471 giocatori scesi in campo ad oggi.


Finora Devin non si è dimostrato una macchina da punti - visto il sistema di Florida State, era prevedibile - ma la sua capacità dalla lunga distanza (40% circa in stagione) e di muovere la palla l'hanno tenuto a lungo sul parquet.


Tutta questa premessa fa pensare ad un ruolo che resterà ampio anche con il ritorno di Derrick White, e questo sarebbe nel migliore interesse della franchigia - togliesse anche qualche minuto anche a Gay o Mills.



Andare controcorrente


San Antonio -sorpresa- dopo 19 partite di stagione era ancora prima in NBA per tiri da due tentati (62,8 per partita). Aldilà dei volatili discorsi sulla filosofia di gioco, l'anno scorso i good guys sono stati ultimi per percentuale da dentro l'arco, mentre col 49,7% quest'anno sono saliti fino 25esimo posto, grazie ai miglioramenti al ferro di cui sopra.


Sempre non scadendo nella retorica che inevitabilmente accompagna la figura di Gregg Popovich, se lui non è perfetto di certo non lo è neanche il roster degli Spurs. E' eticamente difficile anche solo pensare che l'evoluzione del Gioco l'abbia finalmente lasciato indietro, il tre volte Coach of the Year e cinque volte campione NBA; ma, con soli tre giocatori sopra al 38% da tre, cambiare rotta è difficile a prescindere.



La lotta sotto le plance


Sotto i tabelloni, a rimbalzo, San Antonio fa molta fatica. E questo aspetto ha un impatto significativo sul rendimento della squadra: i texani hanno infatti un record di 6-1 quando hanno vinto la suddetta battaglia, e di 5-8 quando l'hanno persa.


Ciò è dovuto a una delle rotazioni più piccole di tutta la Lega, che tuttavia li pone all'ottavo posto per rimbalzi totali (46.1 RPG). Murray e Keldon Johnson danno una grande mano a riguardo, ma non è difficile immaginare come Jazz, Lakers e Pelicans abbiano avuto vita a facile nel dominare contro gli Spurs in questa categoria con i loro lunghi.


Sia come sia, sabato sera San Antonio ha messo insieme 41 rimbalzi contro i 37 di Denver - e infatti ha vinto. Con buona pace di Jokic, e qualche sopracciglio alzato di troppo nella Western Conference.




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