• Claudio Biolchini

La grave colpa dei Pistons


La trade che ha portato Andre Drummond ai Cleveland Cavaliers lascia molto perplessi...

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FOTO: Celtics Blog

Quando scambi il tuo miglior giocatore, seppur in scadenza di contratto, per una seconda scelta, è impossibile pensare che la trade sia stato un successo. Andre Drummond è stato spedito a Cleveland per John Henson, Brandon Knight e, appunto, una seconda scelta.

Lo scambio è stato fatto per evitare che AD potesse esercitare la sua player option da 28.7 milioni di dollari per la prossima stagione e occupare lo spazio salariale. Ma è legittimo chiedersi: la dirigenza Pistons quali free agent crede di attirare, considerando la figuraccia appena fatta col suo uomo franchigia e considerando anche che il Michigan non è certo il posto più desiderabile degli Stati Uniti?

Altre squadre di pari rango avranno spazio salariale (per esempio, Charlotte). Sarebbe stato così imprudente pagare la player option e avere più tempo per cercare un sign-and-trade per ottenere qualcosa di più? Abbiamo visto questa soluzione con Kevin Durant e D'Angelo Russell, e potremmo vederlo con Danilo Gallinari a fine stagione. Perché non accettare il rischio?

Drummond gioca per i Pistons da quando ha 19 anni. Per tre volte è stato il miglior rimbalzista della Lega, andando due volte all'All-Star Game. Quest'anno ha i suoi migliori numeri in carriera per punti, assist, canestri dal campo e palle rubate, ed è decisamente migliorato come passatore e bloccante (4.3 screen assist a partita, che fruttano 9.5 punti). Ha pagato amaramente l'evoluzione del gioco, non avendo tiro da fuori e non essendo neanche un saltatore d'élite, carenza che lo colloca solo al 28esimo percentile tra i migliori bloccanti dell'NBA i situazione di Pick&Roll.

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I dati che giustificano la sua veloce cessione sono il suo scarso impatto sulla squadra. In questa stagione, con lui in campo, i Detroit Pistons segnano 4.7 punti in meno ogni 100 possessi, subendo solo 0.8 punti in meno. Per farla breve, con lui la squadra peggiora di 3.9 punti. Un dato clamoroso, considerando che lo scorso anno Drummond fruttava un miglioramento del Net Rating di ben 10 punti.

Cosa è successo per giustificare un peggioramento così marcato in poco tempo? Primo fra tutti, l'assenza di Blake Griffin, che nel 2018/19 regalava oltre 24 punti a partita, mentre quest'anno ha giocato solo 18 partite. In seconda battuta, la difesa di Detroit quest'anno concede il 36.4% da tre e il 53.5% da due, contro, rispettivamente il 34.5% e il 53%. Per semplificare, le eccellenze di Drummond (i dati a rimbalzo) non sono decisive nell'andamento della squadra.

La sconfitta contro i Knicks, però, dà l'idea della pochezza tecnica ora presente a roster. Thon Maker è stato impiegato nel ruolo di centro: può allargare il campo e proporsi come un giocatore moderno, ma anche lui è in scadenza contrattuale e non rappresenta di certo il futuro della franchigia. Quindi, perché non aspettare?

In fondo, abbiamo appena visto Minnesota cedere Andrew Wiggins, uno dei contratti meno desiderabili della Lega, alla squadra che ha dominato negli ultimi anni. La lezione è sembrata abbastanza chiara: tutto in NBA, prima o poi, ha mercato. Basta aspettare. Cosa che i Pistons non hanno fatto.

E la mancanza di coraggio in un "small market" come il Michigan è una colpa gravissima.

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