• Jacopo Stefani

Dite addio ai mediocri Magic

Anni lontani dai piani alti, ma anche dalla Draft Lottery: ad Orlando hanno (finalmente) deciso di uscire dal limbo e ricominciare da capo.


FOTO: NBA.com

Questo articolo, scritto da Sean Guest per Double Clutch e tradotto in italiano da Jacopo Stefani per Around the Game, è stato pubblicato in data 29 marzo 2021.



E' stata una soddisfazione vedere, finalmente, gli Orlando Magic muoversi sul mercato settimana scorsa.


Sono passate così tante trade deadline dall'ultima superstar transitata nelle vicinanze di Disney World che, a dirla tutta, il ciclo di fallimento, frustrazione ed eclatante mediocrità sembrava non voler conoscere una fine.


Certo, alcune delle trade compiute quest'anno restano discutibili, come quella per Vucevic. E certo, gli infortuni hanno giocato un ruolo non marginale nel definire il timing del nuovo inizio. Ma ora che il primo piede è stato immerso in acqua, il futuro della squadra appare decisamente più roseo rispetto a quanto non lo fosse appena una settimana fa.


Almeno da un certo punto di vista.



LA "RUOTA DELLA MEDIOCRITA"


Probabilmente, questo non sarà il punto di vista di chiunque sia diventato fan dei Magic durante quella che dovrebbe essere ricordata come Rob Hennigan-era. I figli dell'epoca dell'ex giovanissimo GM (aveva appena 30 anni quando fu assunto dai Magic nel 2012) sviluppano spesso un forte legame con i giocatori, forti o meno che siano (qualcuno ha detto Rony Seikaly?), e questo rende loro difficile immaginare un futuro con un gruppo diverso.


Questo gruppo in particolare, però, aveva un grosso problema. Non era né una buona né una cattiva squadra - e non c'è davvero nulla di peggio in NBA.

"Gli Orlando Magic si sono posizionati, durante le ultime due stagioni e mezzo, nella temuta ruota da criceto della mediocrità. Non sono stati neanche lontanamente competitivi abbastanza da raggiungere il secondo turno di Playoffs, ma nemmeno scadenti abbastanza da poter scegliere un prospetto franchise-changing con le primissime chiamate del Draft. La franchigia si è invece costruita un solido ufficio nel limbo, complicandosi così la strada verso un futuro migliore." (Josh Robbins, The Athletic)

Se mai vi interrogaste sul punto a cui si trovavano i Magic prima di questa deadline, le due apparizioni ai Playoffs in 8 anni dovrebbero rispondervi molto meglio di me. E soprattutto, il nucleo centrale della squadra aveva definitivamente raggiunto l'apice del proprio potenziale.


Forse, se Jonathan Isaac e Markelle Fultz avessero trascorso più tempo sul parquet e meno in infermeria, Nikola Vucevic, Aaron Gordon ed Evan Fournier avrebbero aggiunto un'uscita al primo turno in più al loro curriculum cestistico. In ogni caso, il front office avrebbe dovuto muoversi in direzione rebuild prima o poi, l'unico problema a porsi era il quando.


Dopotutto, non vincerai mai nulla se il tuo giocatore migliore è un borderline All-Star.



VOOOCCCHHH


Non fraintendetemi, Vucevic è diventato una leggenda dei Magic ed è grazie a lui se le ultime 9 stagioni non sono state completamente da buttare. Dal record di franchigia per rimbalzi (29, contro Miami) durante la sua prima stagione in Florida al suo career-high nei Playoffs di 35 punti e 14 rimbalzi ai danni dei Bucks, nella vittoria in Gara 1 del primo turno della scorsa postseason.


Vooch ha dato davvero tutto ai Magic. In effetti, lascia la franchigia da terzo miglior scorer all-time con 10.423 punti, e secondo miglior rimbalzista (6.381). Niente male per un giocatore che, a 21 anni, fu considerato niente più che una pedina nella trade che portò Dwight Howard nella Los Angeles giallo-viola.


FOTO: NBA.com

Nikola, a volte pressoché da solo, ha trascinato i Magic dal fango ai Playoffs durante il suo periodo ad Orlando, e si è meritato ogni centesimo dell'estensione firmata nel 2019. Di volta in volta, il front office ha però fallito nel costruirgli attorno il giusto contesto cestistico. E alla fine, una combinazione di pessimi contratti, concrete possibilità di una top 5 pick in un draft strabordante di talento come quello di quest'anno e un trade package da Chicago "too good to turn down" hanno sancito il momento di voltare pagina.


Anche dopo l'addio, è parso quantomeno bizzarro vederlo con i colori dei Bulls sabato scorso, mentre l'intervista postata sull'account Twitter della sua nuova squadra procedeva a declamare il suo amore per Orlando e per la fanbase dei Magic. Per quanto quell'amore sia senza dubbio reciproco, quegli stessi fan da ora spereranno che il centro montenegrino conceda un ultimo regalo ai Magic, in sede di Draft Lottery.



PLAYING THE LOTTERY


Per quanto riguarda la Lottery, si tratta, indovinate un po', di una lotteria. E non è quindi garantito che ne uscirà una star, soprattutto con le nuove regole ma anche per l'incertezza di qualsiasi Draft. I Magic lo sanno bene, avendolo sperimentato sulla propria pelle in anni recenti con Mario Hezonja e Mohamed Bamba; allo stesso tempo, hanno anche draftato Victor Oladipo, Domantas Sabonis e Dario Saric, tutti riusciti a costruirsi una buona (almeno) carriera NBA - al netto di averlo fatto con altre franchigie.


La sfida sta ora al GM John Hammond e al President of Basketball Operations Jeff Weltman. Non da ultimo perché ci sarà finalmente l'opportunità di ridisegnare il futuro della franchigia di proprio pugno, dopo anni di lavoro con un roster lascito della gestione precedente.


Un roster, questo, a cui finora è mancato uno degli ingredienti fondamentali per il successo in NBA: una stella conclamata. E come ci ricorda Josh Robbins, "nessuna delle scelte al primo giro di Weltman e Hammond ad Orlando - Jonathan Isaac, Mo Bamba, Chuma Okeke e Cole Anthony - ha dimostrato di poter essere un sicuro giocatore-franchigia".


Il che non contribuirebbe esattamente a rinvigorire la fiducia dei tifosi; ad ogni modo, con una concreta possibilità di arrivare ad uno dei migliori 5 prospetti di un Draft che vede almeno altrettanti giocatori sulla buona strada per diventare delle stelle (eddai, Cade Cunningham), tutto potrebbe essere sul punto di cambiare in positivo.



UN'ALTRA NUOVA ERA


Essenzialmente, a Weltman e Hammond va riconosciuto il merito di aver finalmente ingoiato il rospo e smantellato il progetto, anche se avrebbe dovuto essere smantellato un paio di anni fa; spetta loro il merito, però, di essersi accaparrati le uniche first round picks ad aver cambiato proprietario giovedì.



Per di più, Wendell Carter Jr e RJ Hampton potrebbero rivelarsi diamanti nel fango, andandosi ad integrare con un intrigante, sebbene molto presente in infermeria, gruppo di giovani: Jonathan Isaac, Markelle Fultz, Mo Bamba, Chuma Okeke e Cole Anthony.


Considerando anche le pick future ora di proprietà Magic, il potenziale trade value di Terrence Ross e forse persino di Gary Harris, e la trade exception da 17 milioni ottenuta mandando Evan Fournier a Boston, le cose potrebbero iniziare a farsi interessanti.



Anche se il futuro è pieno di buone promesse non sarà facile, per una fanbase già in difficoltà come quella di Orlando, accettare ancor più sconfitte. La gran parte dei fan ha espresso infatti shock, frustrazione e delusione agli eventi della scorsa settimana, dopo aver visto i propri beniamini trasformati in un pugno di fagioli magici nel tempo di un battito di ciglia.


I suddetti fan avranno, con ogni probabilità, sovrastimato il trade value di un lungo sempre meno moderno nell'era della small ball; di un giocatore che non è del tutto riuscito ad abbinare consistenti miglioramenti nel suo gioco ad un atletismo sovrumano; e di un realizzatore in scadenza di contratto che porta maggior contributo come realizzatore dalla panchina che come starter.


In ogni caso, è sempre difficile separarsi ideologicamente da tutto (e tutti). Anche nella piena consapevolezza che il processo di rebuilding sia una una tappa fondamentale del ciclo della vita NBA; e che, se non sei abbastanza forte come squadra, sia il caso di ricominciare da capo.


Dunque, dite addio ai mediocri Magic, e date il benvenuto a un'altro paio d'anni di sconfitte. Sperando che, questa volta, valga la pena di sopportarle.